Esiste un’improvvisa, vertiginosa liberazione nel comprendere che non possediamo davvero ciò che siamo. Non è pessimismo, ma la lucida consapevolezza di una irriducibile libertà.
Pubblicare Nulla è regalato oggi non significa solo proporre una riflessione sulla mortalità, ma svelare l’equivoco economico su cui poggia la nostra esistenza. Wislawa Szymborska non ci parla del dono della vita, ma di un contratto di affitto che non abbiamo mai firmato e di cui siamo chiamati a pagare le rate ogni giorno. La poetessa usa il linguaggio della contabilità (debito, conto, inventario) per spogliarci di ogni pretesa di possesso. Il fegato, le dita, persino le ali sono solo frammenti di mondo in custodia temporanea. Siamo ospiti di noi stessi: la morte non è un furto, è semplicemente la riconsegna di ciò che non ci è mai appartenuto.
Ma nel finale la poesia compie un atto di ribellione assoluto. Se tutto il corpo è catalogato e destinato alla resa, esiste un elemento che sfugge alla conta: l’anima.
L’anima qui non è un’entità astratta o religiosa, ma è definita come puro atto di protesta. È l’unico elemento “fuori bilancio”, la parte di noi che non ha un’etichetta di prezzo. Mentre l’universo reclama i suoi tessuti, l’anima è il nostro “No”, il rifiuto di essere ridotti a un semplice elenco di organi.
In un’epoca in cui siamo profilati, misurati e trasformati in una sequenza infinita di dati, la Szymborska ci invita a riscoprire la nostra parte inestimabile. Oggi tutto ciò che siamo viene tradotto in un valore di mercato o in una metrica sociale, ma la poetessa polacca ci ricorda che esiste una zona d’ombra, un’eccedenza spirituale che sfugge a qualsiasi tracciamento. Restare con niente non è una sconfitta né una tragedia, ma la libertà ultima. È la condizione di chi ha saputo abitare il proprio corpo con la consapevolezza dell’ospite e non del padrone, consumando con passione tutto il consumabile senza l’illusione di poterlo trattenere. Mentre il mondo ci spinge ad accumulare beni e identità digitali per sentirci “eterni”, questa poesia ci suggerisce che la vera nobiltà risiede nella leggerezza della restituzione. Quando l’universo verrà a riscuotere il suo debito, non troverà un sottomesso proprietario in lutto per i propri averi, ma un debitore insolvente che ha trasformato la propria vita in un’opera d’arte non catalogabile. Lasceremo indietro solo i conti in sospeso di una splendida, irriducibile protesta: l’anima, infatti, è la forza capace di dichiarare bancarotta davanti alla morte, perché non ha mai accettato di essere messa in vendita.
Luciano Nota
NULLA È IN REGALO
Nulla è in regalo, tutto è in prestito.
Sono indebitata fino al collo.
Sarò costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.
È cosi che stanno le cose,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.
È troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
mi sarà tolto con la pelle.
Me ne vado per il mondo
tra una folla di altri debitori.
Su alcuni grava l’obbligo
di pagare le ali,
altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie.
Nella colonna dare
ogni tessuto che è in noi.
Non un ciglio, non un peduncolo
da conservare per sempre.
L’inventario è preciso,
e a quanto pare
ci toccherà restare con niente.
Non riesco a ricordare
dove, quando e perché
ho permesso di aprirmi
quel conto.
Chiamiamo anima
la protesta contro di esso.
E questa è l’unica cosa
che non c’è nell’inventario.
Wislawa Szymborska
(Traduzione di Pietro Marchesani)




