Decimo Magno Ausonio, La Mosella (vv. 1-67) – (vv. 414-483), a cura di Roberto Taioli

La Mosella è un poemetto di impronta e tonalità elegiaca scritta da Ausonio nella fase calante dell’impero romano, con l’intento, direi programmatico, di  celebrare e onorare questo fiume che ha segnato la sua vita, al punto di invocarlo con il “tu”, come parte essenziale e costitutiva della sua esistenza. Scritto in esametri, al pari dei… Continue Reading


Furio Durando traduce “A Mecenate” (Odi, I, 1) di Quinto Orazio Flacco

ODE I Maecenas atavis edite regibus, o et praesidium et dulce decus meum, sunt quos curriculo pulverem Olympicum collegisse iuvat metaque fervidis evitata rotis palmaque nobilis terrarum dominos evehit ad deos; hunc, si mobilium turba Quiritium certat tergeminis tollere honoribus; illum, si proprio condidit horreo quicquid de Libycis verritur areis. Gaudentem patrios findere sarculo agros… Continue Reading


Contro l’ipocrisia nelle pratiche di fede. La II satira di Aulo Persio Flacco, traduzione e nota di Furio Durando

SATIRA II Ségnatelo, Macrino, questo giorno fortunato, che splendido t’aggiunge vita agli anni fuggitivi: tu vèrsati del vino e brinda al genio tuo custode. No, tu non sei di quelli che domandano pregando e promettendo ricompense per ciò che non s’avrebbe mai dai numi, se non infinocchiandoli. In silenzio, dei primi della classe buona parte… Continue Reading


Fulmini ed eruzioni vulcaniche non ira divina, ma fenomeni naturali: De rerum natura di Tito Lucrezio Caro

Il primo poeta latino che cantò la filosofia di Epicuro è Tito Lucrezio Caro. Della sua vita e della sua personalità artistica possediamo pochissime fonti. La biografia più antica è quella di San Girolamo: in essa l’autore cristiano ci informa che Lucrezio visse 44 anni, che impazzì a causa di un amatorium poculum (un filtro… Continue Reading


Due carmi di Catullo liberamente tradotti da Roberto Taioli

XXXI Paene insularum, Sirmio, insularumque ocelle, quascumque in liquentibus stagnis chiasmo marique vasto fert uterque Neptunus, quam te libenter quamque laetus inviso, vix mi ipse credens Thuniam atque Bithunos liquisse campos et videre te in tuto. o quid solutis est beatius curis, cum mens onus reponit, ac peregrino labore fessi venimus larem ad nostrum, desideratoque… Continue Reading