“Prose poetiche” (2), Leonardo Sinisgalli, L’ETA’ DELLA LUNA, Mondadori – 1962 –

Leonardo_Sinisgalli POSTILLA
Ci siamo abituati a considerare la poesia come un frutto o un fiore raro, un osso o un cristallo, un uovo o una perla, senza tenere in gran conto la catena di choc, di raptus, miracoli, accidenti che sono i naturali antefatti dell’ispirazione. Ho raccolto in questo libretto alcuni episodi lontani e vicinissimi per suggerire la figura di un poeta che non si è mai illuso di appartenere alla specie dei figli del sole. Per la prima volta mi sono reso conto esattamente del mio stato, ho preso coscienza del mio debito. Ho creduto così di restituire qualcosa alla mia vita. Perchè soltanto ora, finalmente adulto, io riesco a riconoscere ed allineare le circostanze che mi hanno portato a scrivere versi. So bene che gli indizi hanno poco peso e le prove non sono determinanti. Qui, proprio in questo dominio, noi ci muoviamo alla cieca.

COMMIATO

O musa, vecchia musa decrepita, il poeta è ogni anno più cieco.
Il tuo riso è una smorfia Calliope nel losco mattino.
Su una striscia di sole il gattino va a caccia di mosche.
Anche il poeta reumatico stenta a cogliere a volo un pensiero,
sempre meno matematico, sull’essenza dello Zero.

*

Speriamo ancora di ritrovare la felicità sotto un arbusto
di biancospini o in una serata di plenilunio e in tanti altri
mitici momenti. Ma la gioia e il dolore non camminano
col vento o con la luna, non conoscono scorciatoie
e passaggi obbligati, non cadono dal cielo. La poesia e l’amore
sono forze cieche, nemiche della nostra sorte, della nostra pace.
*

Tra un granello di polvere e tutto l’universo c’è un’attrazione reciproca un’eguale ripugnanza. Il mondo non può muovere un grano di polvere che nella stessa misura con cui un grano di polvere muove il mondo. Un sistema di galassie non riesce a sconvolgere l’itinerario di una formica che di quel poco, quella spinta infinitesima, che la formica imprime al sistema stellare. A geometrizzare il mondo ha provveduto il logos, vale a dire la mente ascosa di Dio e la ragione dell’uomo. Lo sforzo della nostra generazione sembra quello di liquidare l’esprit de geometrie. L’arte si sgeometrizza, si sgeometrizza la poesia. La fatalità cede il posto alla probabilità. Cartesio e Pascal che erano riusciti a prendere in trappola la natura e a trovare un solco profondissimo da cui sembrava che il pensiero non dovesse mai straripare, sono stati messi in scacco dall’informe che è scoppiato come un’epidemia senza dar tempo alla coltivazione di un vaccino. Si può rovesciare il dogma di Valéry, si può dire che non possono esistere meraviglie se non fabbricate a caso.

*

Non si toccano più i cieli ingenui, i simulacri dei fanciulli, interroghi le ceneri dei vecchi ebeti, cerchi la formula dei decotti, fai provviste di pillole e di ipotesi.

°

Fa più coraggio un enigma che un teorema o un proverbio.

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4 commenti
  1. bellissima questa poesia di Sinisgalli, bellissima la sua proposta poetica: “Lo sforzo della nostra generazione sembra quello di liquidare l’esprit de geometrie. L’arte si sgeometrizza, si sgeometrizza la poesia. La fatalità cede il posto alla probabilità”. Il dubbio è lecito: “l’informe che è scoppiato
    come un’epidemia senza dar tempo alla coltivazione di un vaccino”. Comunque la poesia era un tempo metro (geometrica razionale) e io aggiungo meno male che non lo è più, e non perché ci sia un giusto motivo che lo giustifichi, ma semplicemente perché nel 2014 risulterebbe ridicola!

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