Sette prose poetiche di Leonardo Sinisgalli da “L’ETA’ DELLA LUNA”, Mondadori – 1962 –

sinisgallifotofedericopatellani
L’ARTEFICE

Ieri sera il ragno ha abbandonato il suo trabocchetto, così poco redditizio. Si sarà accorto di noi ed è scomparso, nottetempo, lasciando armi e bagagli. Ma bastano poche ore per costruire una nuova trappola. L’artefice industrioso si porta il materiale nello stomaco. Fabbrica i suoi tranelli cominciando sempre daccapo e sputando angoli sempre eguali e segmenti paralleli.

MIA MADRE

Mia madre aveva un modo strano di carezzarmi la faccia,
mi premeva il palmo contro il muso, quasi mi schiacciava
le labbra, mi tirava indietro di colpo per baciarmi sulla nuca.
Io chiudevo gli occhi credendo di potermi addormentare
in quel deliquio. Ma si pentiva, mi voleva forte,
mi respingeva coi piedi per terra dove giacevano sparsi
i semi neri delle carrube.

I MITI

Chi cerca i miti non li trova. La poesia li ha rifiutati.

LA POESIA

Non chiedete la fede alla Poesia. Non è acqua, non è vino.
Non disseta nè addormenta. Neppure nutre.

LA NON POESIA

La non-poesia è il territorio segreto della Poesia.
La geometria s’ingrandì con la croce di Cartesio positiva e negativa.
L’algebra toccò il cielo con gli immaginari.
Trovò una scrittura per le forze, oltre che per le forme, scoprì la metrica dell’invisibile.
Diede all’occhio la possibilità di guardare oltre il reale,
oltre lo zero, e oltre il nulla.

L’ESATTEZZA

L’esattezza. Eccita lo sguardo, non penetra dentro.
Sta al di fuori e vi resta perchè manca di appigli.
Non si può godere a sorsi, a bocconi. Si può ingoiare,
inghiottire. E’ il passo del serpente, è l’alimento del bruco.

I CRITICI

I critici chiedono alla poesia concetti e sistemi.
Leggo alcune analisi, m’informo di tutte le operazioni chirurgiche,
alcune assai delicate ch’essi conducono con la benda davanti
alla bocca per arrivare al midollo spinale del povero poeta smidollato.
Gli attribuiscono capacità nervose, capacità intellettuali, capacità dialettiche.
Cercano la logica nei poeti. E pensare che la filosofia dei poeti
è una così povera cosa al confronto della loro poesia!
La loro scienza non giova alla poesia quanto giova la loro innocenza.
Il mio sforzo per scrivere versi è stato appunto il disprezzo della mia saggezza.
Sono cresciuto negli anni senza guadagnare nessuna certezza che potesse
servire da struttura alla mia poesia. Credo di non sapere ancora quale sia
precisamente il mestiere del poeta. Non conosco una sola regola
valida in ogni caso. I risultati buoni o cattivi non saranno mai prevedibili.
Non ho mai chiesto alla poesia di aiutarmi a risolvere i problemi.
La poesia, l’ispirazione, non ho avuto la possibilità e la pazienza
di conformare il mio disordine ai loro capricci. Ho aspettato a ore fisse.
Il poeta non predispone ma raccoglie. Le sue predilezioni possono
sembrare sconcertanti, egli fabbrica le gerarchie sul momento.
Non cerca la lepre, ma cerca l’unità. I versi hanno una concatenazione
che non si rivela in superficie. Convergono verso un punto che le
stratificazioni possono nascondere a qualunque scandaglio, un cuore introvabile.
Spesso il critico è quel piccolo animale che strisciando sulla sfera
non saprà mai giungere al centro perchè non ne conosce la formula, la forma.

12 commenti
    • Mi scuso per la mancanza di illuminazione, è dovuta alla mia imperizia nell’uso del pc e certamente non a scortesia verso i gestori e fruitori del sito.
      Ne approfitto per augurare una buona serata,
      Cataldo Antonio Amoruso.

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