Quattro haiku e la ” Ballata delle donne ” di Edoardo Sanguineti

Bologna - Edoardo Sanguineti

sessanta lune:
i petali di un haiku
nella tua bocca

 

l’acquario acceso
distribuisce le rane
tra le cisterne

 

è il primo vino:
calda schiuma che assaggio
sulla tua lingua

 

pagina bianca
come i tuoi minipiedi
di neve nuova

 

BALLATA DELLE DONNE

quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace
pensarci il  maschio, pensare non piace.

quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno riaggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

perché la donna non è cielo, è terra,
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente:

femmina penso, se penso l’umano:
la mia compagna, ti prendo per mano.

 

 

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3 commenti
  1. Automatismo procurato, registrazione per referti onirici di una dissoluzione, vale a dire quella del soggetto che nel linguaggio identifica se stesso, ridotto a lacerto, tautologia, ecolalismo per decifrare l’universo femminile nella sua complessità e difficoltà.

  2. Confesso di non amare tanto l’haiku occidentale, tantomeno riesco a capire come si possa accettare di trasferire da un linguaggio all’altro la struttura dei tre versi in 5, 7, 5 sillabe, come niente fosse. Non siamo più bravi, la nostra quiete mentale è sempre e soltanto dichiarata. Tant’è che anche il povero Sanguineti ne scrive che sono astratti e immaginifici. Mi è piaciuta invece la ballata: molto abile nella ritmica scrittura, un po’ tanto canterina nella chiusura, ma versi come “perché la donna non è cielo, è terra,/ carne di terra che non vuole guerra” arrivano a dire cose per me condivisibili. Sembra scritta di domenica pomeriggio, tenendo il nipotino sulle ginocchia. Insomma, una ballata.

  3. Ogni volta che rileggo questa ballata non posso fare a meno di pensare che non è semplicemente un inno alla donna fine a se stesso, ma un riconoscimento della potenza creatrice e pacificatrice del femminile che è in ogni essere umano e nella Terra.

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