Rocco Paternostro (a cura di), “Ti presento Maffia”, Ariccia (RM), Aracne Editrice – 2015, letto da Luciano Luisi

9788854876477Nella mia lunga esistenza ho incontrato quasi tutti gli uomini importanti dell’ultimo secolo, capi di stato, regnanti, attori e attrici importanti, premi Nobel come Neruda, Montale, Quasimodo, personalità straordinarie come Ungaretti, Borges e i maggiori pittori del mondo. Con quasi tutti ho colloquiato a lungo avvertendo la forza della loro cultura, il fascino e la forbitezza del loro parlare, forza e fascino che adesso risento, con una passione tutta meridionale popolata di infinte letture, in Dante Maffia. I miei incontri con lui non sono occasionali e così ho potuto rendermi conto che non si tratta di una impressione, ma di una realtà: egli vive la poesia come un bene sommo, con la fede di un antico sacerdote che con la parola si esalta, si emoziona, fa l’amore, ne ricava illuminazioni e  squarci di luce, “acconti d’eternità”, come gli piace dire.

Questi Atti che l’Editrice Aracne pubblica, a due anni dal Convegno tenutosi nel luogo di nascita del poeta, Roseto Capo Spulico, in provincia di Cosenza, danno finalmente l’idea della assiduità con cui Maffia ha lavorato e danno soprattutto la misura di un valore che egli ha esplicitato nei versi, nei romanzi, nei racconti e nella saggistica. Quarantasei relazioni, scritte da professori delle università di Salerno, della Calabria, di Macerata, della Sapienza, di Tor Vergata e della Tre di Roma, della Federico II di Napoli, di Firenze, di Genova, di Pisa, di Torino, di Lugano, che analizzano il mondo di Maffia a cui riconoscono grandi meriti per avere saputo affrontare, tra l’altro, temi scottanti e attualissimi come lo sbarco dei clandestini, già alla fine del Duemila, quello della follia, quello della solitudine, quello della crisi della parola in un mondo di mercificazione e di illecite e ambigue fibrillazioni sociali.

La poesia di Maffia va dritta nel cuore delle cose e ne apre le ferite e il dissanguamento e i relatori di Ti presento Maffia  sono riusciti a far emergere tutto ciò con analisi documentate e pertinenti, con saggi esemplari. Del resto nomi come Givone, Chiodo, Bodei, Trebisacce, Contorbia, Reina, Granese, Pierangeli, Gareffi e Ghidetti, Cristiana Lardo, Nicola, Merola, Francesco Adornato, Marco Onofrio, per citarne soltanto alcuni, sono una garanzia.

Il Convegno dedicato al poeta calabrese e la relativa pubblicazione degli interventi sono un atto di giustizia dovuto a uno dei poeti italiani che non ha mai preso le vie traverse e mai tradito la sua natura per mettersi in mostra con trovate o affiliazioni ai falsi miti e alle finte innovazioni.  Per Maffia la poesia è dettato nitido e chiaro, carico di emozioni e di fremiti occulti e poiché “I poeti sono api dell’invisibile” come scrive Remo Bodei citando Rilke, egli ha cercato e continua a cercare dietro i muri, negli anfratti, nell’odore del basilico, nel bianco dei mandorli i segreti della vita e della morte, pur sapendo che ormai, per la gran parte della gente, “La poesia è una baraccopoli / nella quale cadono le stelle / e nessuno ci fa caso”.

Luciano Luisi  

 

 

 

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