Cinque poesie di Patrizia Sardisco

Immagine4Patrizia Sardisco è nata a Monreale, dove vive attualmente. Laureata in Psicologia, si è specializzata nel campo della didattica speciale. Lavora in un Liceo di Palermo. Scrive in lingua italiana e in dialetto siciliano. Dal 2012 ha cominciato a proporre i suoi lavori poetici e letterari alle giurie di vari concorsi riscuotendo esiti incoraggianti: diverse opere hanno ottenuto primi e secondi posti , menzioni e inserimenti in antologia in premi a carattere nazionale. Sue recensioni di opere poetiche e di narrativa sono apparse nella rivista Arenaria (cartaceo) e su L’indice dei Libri (on line). Ha curato l’introduzione di opere di narrativa e poesia. Suoi racconti brevi sono apparsi sul blog Tutta colpa della maestra, vincitore del Macchianera Blog Awards 2012 come miglior sito di letteratura. Le poesie che proponiamo sono tratte dalla silloge inedita Lo spettro del visibile.

 

*

Plurale
me ne sto raccolta
differenziata
di pensieri e cose
di quotidiano uso e consumo
la plastica, il vetro, l’umido, la carta
la politica va nella plastica
il vuoto a perdere nel vetro
l’immigrazione è umido
[ sì è umida
  biliosa, la digestione dei ghetti ingoiati dai non luoghi]
nella carta finiscono parole
finiscono di significare
accartocciate, gettate
al mondo:
l’apposito cestino. Svuota tutto

*

Pingue
discontinua e plurale
assorbo voci e croci
di brute epifanie occasionali
e sono
multiplo di io
sottomultiplo a Dio
potenza ennesima di sfalci e potature
la radice di un rovo senza more
                                    [o senza amore]
decimale aperiodico infinito:
arrotondata per eccesso

*

Scrivo, mi liquido
in parole povere
in polvere di parole esauste
come olio
sfritto e sconfitto
infitto chiodo nella lingua
vipera che non dice il vero
bifronte Giano con la porta aperta:
passa parola, passa corrente. E
solo il brivido testimonia la vita

*

Il passo altero elastico
ieratico animale di savana
serrato  
              [è indotto stretto]
costretto a un gioco d’anche
ed anche a un giogo: una sfilata. 
Ti fermi, stai, ti volti, torni indietro.
Riduci a icona
il volto il corpo il gesto:
nell’immortale niente resta vivo.
Riduci a icona, e già
la posa è defilata
nell’angolo giù in basso

*

Segui la messa
a fuoco
osserva è un astro mobile
l’intenzione tramonta
dietro un monolite immenso:
la parola – scabro dolmen           
                            [o volevi dire sacro?]
È nella sua penombra
che si consuma ruvida
l’infedeltà di ogni traduzione
la violazione, eretico contatto
erotico violento, eclissamento
del senso in seno ai sensi.
Scaltra serpe policroma
la mimesi sfuggente
nel buio di una crepa
nella pietra

 

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16 commenti
  1. Scrittura molto interessante, complimenti all’autrice, in particolare per l’ironia nella quale avvolge il suoi versi e per la stratificazione di significati: ad esempio la “riduzione a icona” dal computer al bizantino e agli echi di Deleuze.
    Giovanni

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