Tre poesie di Edoardo Sanguineti

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SIAMO TUTTI POLITICI ( E ANIMALI)

Siamo tutti politici (e animali):
premesso questo, posso dirti che
odio i politici odiosi: (e ti risparmio anche soltanto un parco abbozzo di catalogo
esemplificativo e ragionato): (puoi sceglierti da te cognomi e nomi, e sparare
nel mucchio): (e sceglierti i perché, caso per caso)
ma, per semplificare, ti aggiungo che, se è vero che,
per me (come dico e ridico) è politica tutto,
a questo mondo, non è poi tutto, invece, la politica: (e questo mi definisce,
sempre per me, i politici odiosi, e il mio perché:
amo, così, quella grande politica
che è viva nei gesti della vita quotidiana, nelle parole quotidiane
(come ciao, pane, fica, grazie mille): (come quelle che ti trovi graffite dentro i cessi,
spraiate sopra i muri, tra uno slogan e un altro, abbasso, viva):
(e poi, lo so che non si dice, ma, alla fine, mi sono odiosi e uomini e animali)

 

OCCHIALI

Mi sono riadattato agli occhiali (che la patente, a me, rende obbligati, ormai,
in un paio solo di giorni: vedo tutto più netto: (ma niente mi è, per questo,
diventato migliore, in verità: un semaforo è sempre un semaforo, un marciapiede
è un marciapiede: e io sono sempre io, così)
(quanto al doloroso senso di capogiro,
vaticinato, con l’emicrania, da un Istituto Ottico di corso Buenos Aires, al quale
mi sono rivolto, questa volta, l’ho sperimentato e l’ho superato): (l’oculista
affermava che, con il tempo, io mi ero costruito una mia rappresentazione arbitraria
della realtà, adesso destinata, con le lenti, a sfasciarsi di colpo):
e ho potuto
sperare, per un attimo, di potermi rifare, a poco prezzo, una vita e una vista)

 

SE D’AMORE SI MUORE, SIAMO MORTI NOI

se d’amore si muore, siamo morti noi:
siamo un romanzo d’appendice in atto: (anzi,
siamo un romanzo nazional-popolare, ma calibraticamente camuffato da romanzetto rosa): (anzi,
siamo un romanzo osè): (un rosè): (anzi, una coppia di vegeti, di vegetanti vecchietti,
torchiati nel torpido torchio delle nozze d’argento): (a un passo, a un pelo, appena,
da un romanzo nero): (siamo un romanzo rosso, quasi): e noi facciamo, parliamoci chiaro,
pena piena, e pietà

comunico le coordinate necessarie; torno da Como, è il 26
settembre, sono le 21,37, ho chiesto il conto al ristorante, prenderò il rapido
delle 21,50, e ti ho capito: è tutto:

perchè, per te, per me, non è possibile
sopportarla più oltre, questa ambivalenza insolubile, nel vino della vita che viviamo:

questa vita, anzi: (la vita): (annacquata, innacquata): e se ti dico e se ti scrivo che
non sono altro che un contemporaneo, a capirmi, a capirci, se va bene, abbiamo, in tutto
e per tutto, il 25% dei nostri eredi naturali, allo stato attuale delle cose:
così, con tanti auguri, ti aggiungo, poi, che noi

se d’amore si vive, siamo vivi

 

Edoardo SanguinetiEdoardo Sanguineti, critico e narratore (Genova 1930 – 2010), tra i maggiori esponenti dell’avanguardia e del gruppo ’63. Capriccio italiano (romanzo, 1963). Saggi: Interpretazione di Malebolge (1961), Tra liberty e crepuscolarismo (1961). La sua produzione poetica è raccolta nei volumi: Laborintus (1956), Triperuno (1964), Wirrwarr (1972), Post Karten (1978), Stracciafoglio (1980), Segnalibro (1982), Bisbidis (1987), Senza titolo (1992), Corollario (1997), Cose (1999), Il gatto lupesco (2002) e Mikrokosmos – Poesie 1951-2004.

 

 

4 commenti
  1. Il “disimpegno” linguistico di Sanguineti è stato spesso scambiato per eccentricità fine a se stessa ; questo da parte dei suoi detrattori ( non pochi ) . In questi testi è evidente che la deliricizzazione operata dall’autore si sostanzia nell’uso intelligente e personale dell’oralità nella sua dimensione più significativa e recepibile .
    leopoldo attolico –

  2. Pongo velocemente tre problemi per me importanti ma scomodi alla redazione di “La presenza di Erato” e ai lettori e commentatori del blog:
    – come mai articoli come quello su Fortini da me scritto o l’intervista a Sanguineti nessuno li commenta?
    – post come i due citati, per il loro contenuto in parte almeno su un punto convergenti (la poesia non va considerata fuori dalla storia, dalla politica, dall’ideologia, dalla società), non vi paiono confliggere con buona parte dei testi finora proposti da “La presenza di Erato” e con laconcezione della poesia espressa in molti commenti?
    – pubblicandoli, la redazione suggerisce che ci debba essere un’attenzione significativa alla problematica (davvero “particolare” nel sistema letterario italiano) di questi due poeti-critici più o meno dimenticati
    o si tratta solo di due rondini che non annunciano nessun’altra primavera di riflessione critica ma al massimo un omaggio postumo ai due in questione o una prova di pluralismo, che non nega uno spazio neppure ai bastian contrari ( “ci sono anche loro, ogni tanto parliamone o almeno ricordiamoli…”)?
    Un caro saluto.

  3. Un plurilinguismo con segmenti scanditi di un diramato plurilinguismo ma sempre in un’unità poetica resa attraverso un apparente snodo disarticolato che con le incisioni delle celebri parentesi di Sanguineti opera all’interno del verso percepito come movimento di un ritmo autosufficiente.

  4. ho letto qualcosa , ma capito poco, eppure io scrivo e sono profonda. forse bisogna essere più semplici x arrivare al cuore della gente! o, forse, sono io che non capisco niente!! notare la rima semplice e spontanea. valeria arnò

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