Prime prose italiane (1954), Amelia Rosselli

amelia-rosselli1Non so quale nuovo rigore m’abbia portato a voi, case del
terreno nero. La stesura dei campi vi spinge sul limite dei viali
appena inalberati. Tra i cespugli torti le case s’innalzano violente.
Rompe il muro un fuoco d’erbe accese.
Ha le dita prese dal fastidio la luna, piena la notte, incomoda
giù per i balconi nuovi. E’ tremante il quartiere d’ingiuria.
La collina sciupa il nodo del sole.

*

Il ponte è perfettamente bianco e si stende perfetto sul fiume
appena mosso. Le costruzioni pallide si rincorrono fino alla sponda.
In là varca un ponte grigio. Oltre lo squarcio della strada
non andare, se questo è l’ultimo paesaggio.

*

Che strana trattoria possibile che anche qui sanno tutto?
Mi accoglie l’oste grasso pericoloso con occhio sapiente.
Era molto tempo sapeva. Mia esistenza dove mi hai buttata.

*

Bellissimo cameriere tu sei il re d’Italia tu che pazientisci
e corri per le camomille.

*

Tu pioggia amica leggera tu cammini dolente e lenta
e scendi i tetti per soccorrere.
Le acque scorrono per appena un suono.

*

Barocco bello tutt’impigliato bianca ginestra con la solita
Maria blu sul liquido cero nudo scandalosamente il Cristo
attraente alle bambine. Cristo Jesù che non marcisci con
lo cuore spinoso.

*

Erba nera che cresci segno nero tu vivi.

*

Il fiume delicatamente si torce. Bello che sei fiumicino
cadaverino. Ti pescano. Siedi come un cane.

Da “Il Corriere della Sera” 12 febbraio 1996, Dino Martirano

Amelia, tragedia di una poetessa

La Rosselli suicida: un primo tentativo, l’ appello a un’ amica e poi il salto nel vuoto

//  Alcuni vicini l’ avevano vista aggirarsi sul ballatoio del vecchio palazzo di via del Corallo: qualcuno le aveva gridato di stare calma e di tornarsene nel suo appartamento. E lei, raccontano altri condomini, si era ritirata docilmente. Era rientrata e si era attaccata al telefono per parlare con Giacinta Del Gallo di Roccagiovine, l’ amica che ha tentato invano di dissuaderla. Ma e’ mancato il tempo necessario perche’ quando la Del Gallo e’ salita al quinto piano non c’ era piu’ niente da fare. La porta di casa era spalancata e in cucina c’ era una sedia appoggiata al davanzale della finestra. Il corpo della poetessa Amelia Rosselli era gia’ in fondo alla chiostrina interna: era finito li’ dopo aver sfiorato la cima di un albero. Amelia Rosselli, 66 anni, figlia di Carlo Rosselli . il fondatore di “Giustizia e liberta’ ” assassinato nel ‘ 37 in Francia insieme al fratello Nello . Abitava in questa piccola mansarda alle spalle di piazza Navona fin dal 1980, anno in cui aveva lasciato definitivamente l’ Inghilterra. La sua casa era il rifugio dal quale non usciva piu’ . Amelia Rosselli soffriva, era fragile e gli abitanti del rione che la conoscevano la descrivono ora come una persona soggetta a forti sbalzi di umore con seri problemi psichici. Ascoltata dalla polizia, la signora Giacinta Del Gallo di Roccagiovine ha detto che gia’ in passato Amelia aveva manifestato la volonta’ di togliersi la vita. Lei era sempre riuscita a convincerla a desistere e anche ieri pomeriggio l’ aveva implorata: “Aspetta, stai calma”. Ma, purtroppo, e’ stato tutto inutile. Ieri sera in via del Corallo e’ arrivato quasi subito il cugino della scrittrice: Aldo Rosselli, figlio di Nello, ha ricordato che Amelia ebbe i primi disturbi mentali giovanissima quando resto’ traumatizzata dal barbaro assassinio di suo padre e dello zio Nello. “In particolare . ha spiegato lo scrittore e critico Aldo Rosselli ., mia cugina soffriva di ossessioni persecutorie poiche’ pensava che i servizi segreti la seguissero per ucciderla. Non si e’ mai piu’ ripresa e, proprio tre giorni fa, era uscita dalla casa di cura Villa Giuseppina in cui lei stessa si era fatta ricoverare per alcuni giorni. Sabato le ho parlato e, assicurandomi che stava molto meglio, mi aveva promesso che nei prossimi giorni sarebbe venuta da me a cena”. Aldo era fiducioso: perche’ quando si riprendeva dalle sue crisi, Amelia era una donna molto attiva e spesso viaggiava in Italia e all’ estero. Amelia Rosselli, ha confermato un vicino di casa, era spesso ospite anche di un giro di amici che “le stavano vicino per cercare di farle vincere la sua estrema solitudine”. E anche nel quartiere . via del Corallo e’ una stradina frequentata, passaggio obbligato per molti locali della zona di piazza Navona . la poetessa era molto conosciuta. Dopo aver appreso la notizia del suicidio, all’ enoteca “L’ Orologio”, in via del Governo Vecchio, si e’ radunato un piccolo gruppo di persone che parlavano di lei. Il proprietario ha raccontato di averla vista l’ ultima volta circa quattro mesi fa e che prima era sua abitudine, quasi tutti i pomeriggi intorno alle 17, andare nel suo locale e consumare una fetta di torta con il te’ . Un giovane cliente ha ricordato che i problemi mentali di Amelia Rosselli erano noti, cosi’ come il fatto che la poetessa spesso manifestasse l’ intenzione di volersi suicidare. “Ma ogni volta . ha detto il giovane . per fortuna non accadeva. Anch’ io da tempo non la vedevo piu’ . Ero preoccupato perche’ ho pensato che Amelia stesse molto male”.  Il carattere traumatico della scomparsa di Amelia Rosselli in qualche modo suggella un giudizio che, negli ultimi anni, aveva preso sempre piu’ stabilita’ e sodezza: la Rosselli e’ uno dei poeti maggiori di questo secolo. Pasolini e Zanzotto, tanto per fare due nomi, ne avevano capito per tempo l’ importanza e l’ autenticita’ , andando a cogliere i caratteri fondamentali di questa poesia: si pensi al giudizio zanzottiano su una “oracolarita’ repressa, strappata via subito, vietata nelle sue possibili presunzioni…”. Rientrava anche questo nel doppio cerchio di violenza esterna e interna, propria dei testi della Rosselli: dove la sopraffazione citata dal linguaggio sullo scrivente veniva contrastata da una spinta selvaggia della psiche a dirsi, dunque a essere. Una tensione dubbia e sghemba ha sempre sorretto, anzi eccitato, non solo le singole poesie della Rosselli, ma la macchina globale dei suoi libri da “Variazioni belliche” (1964), a “Serie ospedaliera” (1969), a “Documento 67 73”, che e’ del 1976. Qualche particolare della biografia della Rosselli puo’ rendere ragione di certi aspetti della sua poesia. Nasce nel 1930 a Parigi, da Carlo Rosselli, esule antifascista, assassinato nel ‘ 37 come suo fratello Nello, e da madre inglese: dunque infanzia e adolescenza trascorse in Francia, Inghilterra e Stati Uniti. Non e’ un mero rilievo di cosmopolitismo forzoso, ma la constatazione di un fatto che si rispecchia nella lingua, nella scelta della lingua poetica: Amelia Rosselli puo’ scrivere indifferentemente in italiano, in francese e in inglese (Sleep, poesie in inglese e’ il documento di questa capacita’ ). Trovarsi a questo crocicchio linguistico in qualche modo ha liberato la Rosselli dall’ obbligo (quando non sia un impaccio o un incubo) di riconoscersi per forza una lingua madre: difatti non e’ semplicemente l’ italiano che la Rosselli impiega nelle sue raccolte, ma un linguaggio particolare, insieme libero e coatto, che piu’ che appartenerle appartiene soprattutto a se stesso. Forse la definizione della Rosselli piu’ calzante in profondita’ l’ ha data Pier Vincenzo Mengaldo: nella sua poesia si realizza una spinta alla riduzione assoluta della lingua della poesia a lingua del privato. Se si volesse condensare brutalmente, si potrebbe dire che la poesia della Rosselli e’ continuamente una poesia d’ amore, ossia un amore che si presenta come il terribile, giacche’ non ha luogo in cui apparire od annientarsi. Anche se forse e’ un abuso, non resisto alla tentazione di trascrivere una sua poesia in cui sembra potersi leggere qualche anticipo del suo destino: “Era potentissima la sua gioia. Era davvero un peccato non avvenisse diversamente l’ illuminamento con  la pasticca del peccato. Era potentissima la sua liberta’ ma non sapeva farne uso. Era necessario alla sua altezza morale che fosse registrato su dell’ inchiostro  nero la sua fallimenta. Non era necessario alla sua bassezza morale morire”.

4 commenti
  1. “Tu pioggia amica leggera tu cammini dolente e lenta
    e scendi i tetti per soccorrere.
    Le acque scorrono per appena un suono.”

    “amica… scendi… per soccorrere”.
    Anche nella lieve pioggia Amelia Rosselli cercava e, forse, trovava una consolazione per la sua sofferenza, per la penosa solitudine interiore.
    Certi orribili traumi subiti nell’infanzie e, forse peggio, “anzi il d^ natale” non si possono cancellare. Il richiamo della morte è imperioso e prima o poi costringe definitivamente.
    Convince il giudizio di Pier Vincenzo Mengaldo.
    Grazie a Luciano Nota per questo raffinato dono di poesia e per la sua esaustiva presentazione.
    Giorgina

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