Le undici poesie selezionate per “Canti d’Amore”. Buon San Valentino!

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ALTRO AMORE

Perché ancora parlarne
di quel tonfo nella piena dei marosi
delle grida scorciate a silenzio?
Fuori c’è altro
il parco spazia nel parco e il frusciare del tempo
sorregge il tempo all’indietro-
Guarda, è nitida la sera
proviamo a ospitarla
a fluttuarle nel chiaro delle braccia
che verrà presto il dunque, il caso, l’avvenire
in devota abbreviazione
in controcanto sconsiderato-
Nuova usanza è invitarti per la cena
tacere avanti al fuoco e agli specchi
nell’assoluto attorno della vita che bussa
avanza oltre la porta e ci propone la luna
più matura del dito che la sovviene-

Silvana Baroni

SOPRA LA COLLINA DOLCEMENTE

Appassionanti storie di delitti
affiorano nel cielo dell’insonnia
all’alba per nome conosciuti
nella notte confusi come sabbia

Io so che ti appartiene
l’equivoco tracciato della fuga
la reticenza estrema dell’esistere
puoi solo accedere al passo
incorruttibile dell’acqua
confondere le immagini del sogno
concepire un lato del triangolo
dove affonda la luce

Domani mentirai al tuo specchio
sfiorandoti i capelli
siederai sul precipizio
che paralizza la morte

Voci essiccate al monogramma
accerchiano le porte che abitiamo
annegano nel letto

Allora tu mi dirai che t’amo
e piegheremo insieme
il labbro e le ginestre

Salvatore Martino

TRA POCHISSIMO UN ABBRACCIO

Tra pochissimo un abbraccio
voglio darlo via così
intero, prendere o lasciare
dissipare tutto se non
quanto ho voluto,
pioggia e non il freddo
che porta,
il colore unanime
dell’amore che mi trovi
a non dovere affrontare tutto
armato fino ai denti,
rivedere ombrellini
tondi e colorati uscire
da scuola
non sopra un bicchiere,
sorprendermi a dire
che ancora non ho detto.

Flavio Almerighi

AMORE ALTERNATIVO

(Ti odio non ti so dire quanto
dalla testa ai piedi
in lungo e in largo, ti odio.
Odio che mi dai sempre ragione
che mi trovi bella senza trucco
e morbida come una girella
i capelli sottosopra quando scrivo.
Odio che dici bello, bello da morire
a qualsiasi scarabocchio
che quello che cucino è sempre buono
il vestito sempre quello giusto
che ti sorprendo sempre in positivo
che hai deciso che sarei stata l’ultima
e per sempre, almeno fino a domani).
Mi passi il sale, per favore, caro?

Maria Grazia Di Biagio

PER FARTI CAPIRE ACCENDO IL VENTILATORE

Per farti capire accendo il ventilatore
distesa, ti strucco con le labbra, ti preparo (ieri sera).
Mi tolgo e tu stringi, apro la finestra
cominci tu a rivestirti, io non saprei perché
prepararsi per gli altri e il loro misurare.
Chiudi la lingua nella bocca
e il rossetto che incornicia un’altra volta
ti allacci con cura l’orologio da uomo
risarcimento lasciato lì sul comodino.
Sei così, il corpo che si raffredda
si pulisce e già dimentica le ore
le ultime, arrotolate dentro l’aria sudata.
Te la senti, indossi il cappotto
ore otto, sei degli altri.

Marco Bellini

ESITAZIONE

Eri di fronte a me; eri vicino
tanto da inebriarmi
con l’ardore improvviso del tuo sguardo.

Ho tremato. Ho temuto
che le tue braccia mi stringessero
come l’edera verde
s’avvolge al tirso, come il molle acanto
recinge d’armonia
un’erma solitaria in un giardino.
Perché ho temuto ciò che anch’io volevo?

Quell’istante è fuggito
rapido come un battito di ciglia.
Un timido saluto
e il caro volto ormai s’è allontanato
dal mio che lo adorava,
che sprofondava gli occhi nei suoi occhi
in un ardente dialogo d’amore.

Nella penombra del viale deserto
ti allontani in silenzio,
forse tremando ancora come io tremo.

Giorgina Busca Gernetti

E SIAMO QUI, ATTRAVERSATI

E siamo qui, attraversati
da questo borgo antico
in questo tempo agitato
da un vento di incertezze.
I fiori aprono petali
sfioriti come il mio nome.
Seduta accanto a te di cui conosco
i filamenti della pelle
i fili della rabbia intessuti
col sangue e poi ancora fiori
petali spampanati
colorati d’attenzione
rossi come il sangue
rossi come il cuore,
il centro del corpo da cui tutto dipende
fino a quando cede il passo
al riposo che ci aspetta dopo
tanto movimento.
Il profilo delle unghie si sfilaccia
in strati di ricordi buoni
per chi ne ha fame.

Monica Martinelli

LE PAROLE CHE SCRIVO PER TE

Le parole che scrivo per te
sono gocce di condensa in discesa
sul vetro nuvoloso dell’inverno .
Non danno tregua ad un destino che prevede
fisse su un diaframma tra la tua luce e la mia
le righe di un piccolo discorso
in sintonia con l’umore del momento

Nulla è cambiato dopo tanti anni .
Solo le gocce aumentano di peso
si fanno più veloci .
Le occasioni sono gli stessi umori
bizzarri , incontinenti
che premono dall’esterno sopra i vetri
la mia febbre di nuvole e di assenza ;
che il tuo tepore di stanza riconduce
a spessore di traccia – reale – sulla terra ,
senza più favola , tersa come l’aria .
Fuori , di me e di te
rimane la tempesta , tutta interiore
di un breve sole , china su questo esito ;
confidenziale nel colore
senza fatica né nuvola , né distanza

Leopoldo Attolico

EQUAZIONI D’AMORE NON RIUSCITE

stando davvero così le cose ho deciso che oggi penserò al peggio
come sono abituata a fare, applicando una matematica semplice
e dividendo tra noi le angosce, moltiplicandole all’infinito:
(il coraggio di partire di nuovo) più (niente paura di farti del male)
più (niente biglietto acquistato per raggiungerti ancora) più (convincerti)
più (niente orde di baci regalati a vuoto) più (ore spese a dormire finalmente)
tutto questo sommato ad altro e nulla più sottratto,

ora ti aggiungerai a me solo se ne avrò voglia, dopo la spesa fatta e il letto rifatto,
dopo il tg delle venti e la lettura dei libri usati sul comodino,
dopo le chiacchiere al telefono e le ore di lavoro sempre al quadrato,
dopo la palestra con gli amici e solo dopo che mi avrai chiamata,
allora forse l’equazione tornerà e dimenticherò (io) più (te).

Ambra Simeone

PICCOLI MORSI DELL’AMORE CANNIBALE

Vieni, diceva con la voce intinta
nel più profondo miele, vieni che ti
sbrino il cuore, ti sciolgo
questi ghiacci eterni, ti lancio
l’autostima in orbita, in eccesso
di erezione l’ego, ti titillo
la vanità. E intanto pregustava
il sangue come un trofeo di caccia,
uno stendardo, e affilava la lama.
Perché l’amore non è faccenda
per gente sana, t’insinua l’illusione
della felicità da bere a sorsi
ma poi ti atterra, ti divora a morsi.

Paolo Polvani

PAROLE D’AMORE PER BARBARA

Ti sai trasformare
da cuoca in padrona disinvolta
da madre ansiosa in sapiente maestra,
il tempo di cambiarti d’abito
e ritoccare appena il tuo sorriso.

Per chi come te veste di grazia
le occasioni che incontra
non dovrebbe essere difficile
inventarsi un marito quasi santo.

Qualcosa d’incompiuto,
d’irregolare ti fa unica,
come se l’artefice
si fosse fermato all’improvviso
convinto di averti già tanto tanto.

Franco Fresi

19 commenti
  1. Il grande Valerio Catullo ha scritto tanti secoli fa, ma sempre vivo ed attuale:

    “Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris.
    Nescio, sed fieri sentio et excrucior.”

    Complimenti a Maria Grazia di Biagio per quel “Mi passi il sale, per favore, caro?”, veramente unico!
    Giorgina Busca Gernetti

  2. Felice di esserci e di aver festeggiato insieme San Valentino! Grazie per l’ospitalità e complimenti ai poeti.
    Buon lavoro per il blog!
    Monica Martinelli

  3. Sono imbarazzatissima… grazie a Patrizia Sardisco, a Luca Cenisi, a Luciano Nota (in particolare), a Giorgina Busca Gernetti che mi ha toccato con il Suo “perché ho temuto ciò che anch’io volevo?”. Giorgina, hai colto nel segno: Odi e amo di Catullo…un imprinting dall’adolescenza!

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