Una “facile” poesia esemplare: “Ginocchi” di Giorgio Orelli, di Maria Grazia Ferraris

g-orelli

Giorgio Orelli, Airolo, 25 maggio 1921 – Bellinzona, 10 novembre 2013

Giorgio Orelli è nato nel 1921 ad Airolo nel Canton Ticino, laureato a Friburgo con Gianfranco Contini, risiedeva a Bellinzona. È un importante traduttore e critico letterario, di formazione filologica, apprezzato da G. Contini che gli dedicò un’epistola in versi, oltre che un poeta, espressamente citato da Luciano Anceschi, legato alla cosiddetta . Sono già evidenti nelle sue prime liriche le premesse di un percorso poetico che sarà autonomo, e che ha saputo mantenere negli anni in un originale equilibrio tra fedeltà alla tradizione e motivato sperimentalismo. Dopo l’esordio, nel 1944, con Né bianco né viola, la poesia di Orelli si è sviluppata in numerose raccolte, fra le quali L’ora del tempo (1972), Sinopie (1977) e Spiracoli (1989) e Il collo dell’anatra (2001). Ha collaborato a varie riviste letterarie. E’ anche autore di racconti (Un giorno nella vita, 1962) oltre che traduttore raffinato e critico letterario.

È una delle voci più interessanti e complesse della poesia contemporanea, usa un’ampia varietà di registri senza mai venir meno al proprio timbro personale.

Si fa strada nel tempo una sua straordinaria aderenza agli “oggetti” e alla realtà, alla vita e alle “occasioni” come privilegiate fonti di poesia, e il tempo dirà che immediatamente alle spalle di Orelli c’era Montale e c’era Eliot, ma anche una cultura letteraria che transitando da Pascoli, si originava dal grande invaso di Dante. Il suo “realismo lombardo”, pur nutrito di straordinarie attitudini affabulatorie , narrative, è perciò ingannevole, quasi dispettoso: più che la consistenza concreta di oggetti e persone, del paesaggio ticinese di pascoli e montagne , si direbbe che rimanga nella pagina di Giorgio Orelli la loro orma, o, con il termine chiave del titolo della raccolta, “sinopie”.

Ecco la poesia scelta:

GINOCCHI

Ma tu che sol per cancellare scrivi
Dante, Par. XVIII 130

Io sono uno studente e studio su una terrazza contro prati in pendio
dove errano galline su cui possono piombare falchetti detti sciss.
Il fucile è qui, accanto a me.
Da un pezzo una ragazza bruna di fuorivia va in altalena, ogni poco
mi vengono incontro i suoi ginocchi lucenti.
Fingo di scrivere qualcosa e ad un tratto, nell’attimo che giunge alla mia altezza,
le chiedo una gomma per cancellare.
Lei subito salta giù, corre in casa, torna fuori e mi dà sorridendo una gomma biancicante.
Cancello il bianco e poi col lapis scrivo sulla gomma, in stampatello: T’AMO.
La dichiarazione è così netta che arrossisco, l’attenuo fregandovi il pollice.
Adesso forse va bene, posso restituire la gomma.
La ragazza scappa in casa, non si fa più vedere.
(da Sinopie, Mondadori, 1977)

La citazione dantesca in esergo, così estranea al contesto è ironica e perfino straniante, perciò resta estranea al testo, ma è nondimeno coinvolgente nel suo significato letterale: citazione di citazione. Invece nel testo ci sono altre componenti letterarie: il genere idillico e la tematica psicologica del turbamento adolescenziale, ben giocata dalle “s” sibilanti dei primi versi-il pericolo- ( i falchetti o la ragazza bruna di fuorivia dai ginocchi lucenti?) tenuto a bada dal fucile, accanto. L’indecisione reticente è verso chi e che cosa usarlo.(Fingo di scrivere qualcosa…) Ah quei ginocchi lucenti! La lirica nasce da una lunga serie di evocazioni storiche di poesie d’amore, corteggiamenti e innamoramenti. Pier Vincenzo Mengaldo, a proposito di questa poesia dice che “fa proprio pensare a uno squisito raccontino di Cechov, del genere di Uno scherzetto, ridotto in miniatura”. In effetti la descrittività è quella, impressione probabilmente dettata dall’uso del verso lungo, dalla metrica informale che sconfina nella prosa: si legge tutto d’un fiato per arrivare a vedere come finirà questa storia tra due ragazzi, e intanto immaginiamo un giardino d’estate, quella terrazza, quell’altalena, entriamo nella favola, parteggiamo per l’uno o per l’altra, magari per l’amore. Ma non è che uno spezzone cinematografico, un momento fermo nel tempo, una poesia…”

Maria Grazia Ferraris

 

Tre epigrammi

LA SCOLOPENDRA

Dove una sola volta sei passata
e a me distratto lampeggiò brunetta
la luce dei tuoi occhi,
una specie di gioia anticipata
esplode, si sparpaglia.
O soltanto si tratta della luce
e niente c’è di nuovo,
se non l’erba che fumiga strepita,
la scolopendra dal rosso ventre
che agita folle i piedi nell’azzurro.

 

D’AUTUNNO

Felinamente in giallo
viscido di salamandra
tra siepe e asfalto: neanche la faccia
gli ho visto al ragazzo che in bici
quasi m’investe allo svolto.
Tanto fitto pioveva e di traverso
che alle vacche vicino al liceo
l’anima s’annegrava:
in gruppo, stralunate,
disprezzavano l’erba,
mute muggivano al cielo.

 

ACONITO PER MIA MOGLIE

Il blu che dopo il rosso dei lamponi
tanto acquistava dal grigio del giorno
era d’un fiore che si ricordava
di liberarsi nella sua palude

Adesso che resiste nella nostra penombra
sappiamo che non solo non è tonico
ma tossico. E a te piace moltissimo.

Giorgio Orelli

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2 commenti
  1. Nota aggiuntiva. È saltato ..il riferimento a “Linea Lombarda”: L. Anceschi , nel 1952, ne parla in un’antologia intitolata appunto Linea Lombarda : nacque a Varese per opera di un piccolo editore, Bruno Conti, editrice Magenta, (dalla via in cui era posta la sua cartolibreria) .. “Suppongo che una certa indole moralistica dello scrittore settentrionale- e la particolare forza della Scapigliatura- vien su fino ai crepuscolari e agli impressionisti -dispieghi abbastanza le ragioni storiche che son sottese alla nozione di oggettività..” Erano compresi 6 autori: Luciano Erba, Nelo Risi, Giorgio Orelli ( svizzero di lingua italiana), Renzo Modesti, Roberto Rebora, Vittorio Sereni.
    Anceschi individuò una peculiare linea poetica legata all’esperienza della civiltà borghese e industriale del triangolo Milano-Varese-Luino. L’ascendente era indicato in una componente realistica volta in direzione ironico-fantastica.Mai però si costituì un gruppo vero e proprio, una scuola, bensì un’atmosfera comune, un orizzonte che unisce vari poeti legati a Milano.

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