Alessandro Assiri, “Lettere a D.”, LietoColle, letto da Narda Fattori

copIl nuovo libro di poesie di Alessandro Assiri si snoda come una testimonianza che deve a se stesso e a qualcun altro; ecco dunque l’unità testuale e le epistole  si prendono il nome, i nodi, le impellenze , i pieni e i vuoti del poeta ; non solo , mi pare che egli sciorini su un tappetino come quello di un venditore le cianfrusaglie i frammenti dell’esistenza che ingombrano non solo le tasche ma anche la gola, la mente, il ventre e il cuore. E’ una poesia piegata alla quiete, almeno a quella apparente; si gusta il verso lungo senza renderlo narrativo, si rappacifica rigo dopo rigo alla vita nei suoi vari accidenti, miti e/o rabbiosi. In realtà il libro è una partitura sincopata , che non vuole farsi melodramma o sinfonia; gli bastano gli assoli di jazz , con la predominanza del sassofono, voce che pone domande e non aspetta risposte , che afferma e non illude. La poesia è , ad un tempo, obolo alle bellezze  e obolo alle mani vuote e ai nefasti dolori lungo i quali ha bordeggiato Alessandro , di sé dando e perdendo la miglior parte e abbandonando subitaneamente la quiete raggiunta.

“  ti ritraggo meglio in aprile / in uno dei nostri inferni moderatamente soleggiati / coi piccoli fallimenti delle passioni raccontati come vita leggendaria.// …

Questi tre versi che aprono una poesia si contrappongono ai tanti versi di poeti che hanno visto infausto aprile, coi suoi canti, con i richiami, con  tutta la natura che urge apparire al sole a differenza degli animi degli uomini che ancora vorrebbero la protezione del nido ( la casa, le consuetudini alla sicurezza , ….) .

“Gli infermi moderatamente soleggiati” , frammento splendido di un verso piega il fuoco dell’infermo al tepore primaverile e i fallimenti delle passioni si proiettano come capitoli un una vita leggendaria. Ma quali significati veicolano dalle profondità dell’autore? La vita corre, scorre, non sorride,  borbotta o ridacchia, la felicità è un palese inganno di una qualche strega e i giorni portano un rimestare negli stessi eventi. Non grida più, Alessandro Assiri, ma non si chiama fuori dai giochi anzi, ne è tutto impregnato e impegnato; la poesia ha la funzione di un caffè : tira un po’ su per affrontare il nuovo giorno che sarà comunque pieno di refusi, piccoli errori di battuta che minano la perfezione . Per correggerli occorre vederli, per vederli occorre essere consapevoli che si compiono. Assiri è un ottimo affabulatore, oltre che un buon poeta, e D. quasi certamente non corrisponde ad una figura amata o a cui è stato sentimentalmente legato; sospetto che D. sia un interlocutore immaginario ( potrebbe essere perfino Dio) o se stesso scisso e portato alla luce che si fa con i reperti archeologici, con attenzione, con cura, ma con la competenza di chi conosce da quali monumenti provengano. Sono frammenti della sua identità che non langue e non piange, che non è in cerca di plausi o pietismi: vuole solo essere ascoltata. Dopotutto la lettura di questo libro non annoia.

Narda Fattori

A D. In fuga dal rifugio

interrompi sempre tutto in maniera molto netta
l’esperienza quasi mai ti corrisponde
alla parola inventi sempre differenze che ritieni decisive
non ricordi quasi mai che è il silenzio che ci permette di parlare
che è solo questo vuoto che va lasciato vuoto per potere rimanere
perché se lo dovessimo riempire non saremmo in grado di metterci
[più nulla
che non sia il sudore con cui abbiamo spremuto le nostre idee mai nate.
Se avessimo soltanto saputo trasformare la prepotenza con cui
[affermavamo i
nostri tagli in atto poetico
avremmo avuto almeno una stupenda storia di intervalli
di pause d’aria sospesa.

 

A D. Senza padroni

a volte penso di aver resistito più di te
o perlomeno di averlo fatto in maniera più austera fingendo
che a togliermi il sonno non fosse l’amore per la tua schiena
ma per la letteratura in una specie di esilio sedentario.
Poco alla volta siamo scivolati nell’errore più cupo
quello di trasformare l’uomo in lupo
ce ne siamo accorti tardi
troppi giorni di unghie e ferocia di morsi e di pelo perduto
al posto dei vizi.

 

A D. Che non butta via niente

facevi una vetrina coi tuoi sogni
soggiornavi nelle tue regioni senza orizzonte
chiamavi ogni cosa come da dietro una parete.
Mi facevano sorridere le tue inutili manovre per rimediare ai disastri
sembravi un bambino che per pulire allargava la macchia
un dito che stuzzicando allarga il buco.
Restavamo sempre lì come fossimo la prima parte di qualcosa da
[completare
restavamo insieme ad aspettare gli anni
così come si aspettano le idee per sempre inconcludenti
per timore di concluderci. Avevamo ancora un nome per ogni
[rivoluzione
stavamo a margine di tutto con quel modo inconsueto che hanno solo
i vecchi di rimanere in disparte
le battaglie perdute in un mazzo di carte.

Alessandro Assiri

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