Dieci poesie degli autori e collaboratori di Èrato. La Musa vi augura buone vacanze! Torneremo il 26 agosto.

DIFFIDARE-DALLE-IMITAZIONI-DANTE-MAFFIA1

 

La via del ritorno
è sempre chiusa o si distrae
per un qualsiasi motivo.
Così devo ogni volta
tornare indietro e rifare
la stessa strada
con gli stessi occhi aridi del salumiere
e del barbiere.
Tranquillamente respiro
l’odore di bicarbonato che arriva
dal vicolo stretto
dove ha appena spalancata la porta
la trattoria dei nostri primi incontri.

Dante Maffia

 

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Di silenzio non si vive.
Ti parlo per sentirmi cavallo.
Se ti vedo corro.
Se ti tocco un poco sudo.
Ho iniziato a suonare il piano.
Spargo note nelle notti purosangue.
Non parlarmi, accoglierò il silenzio,
purché ti faccia testamento.

Luciano Nota

 

ruffilli

 

Neppure nel mio stato
più felice
si cancella il desiderio
che ho di te,
della tua parte
più segreta
dell’essenza evaporata
della tua vita
che ho raccolta
e catturata
avvolta nel suo odore
di scoperta
mai esaurita.

Paolo Ruffilli

 

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L’oro azzurro empie il grande vuoto
scoppia dall’interno in ogni luogo
scorre come un fiume di mercurio
mangia la carena delle cose
spiana sulla curva le colline
gialle contro il cielo di fulgore
oltre le visioni e i panorami, su…
verso gli ardenti culmini del tempo.

Marco Onofrio

 

narda

 

Non so a che serva raccontare
che mi crescono le unghie e i capelli
e che il dolore è un bottone che devo
passare nell’asola per pudicizia
perché qualcuno non ama i rampicanti
sul tronco teso
quell’altro dolore che si sparpaglia
nero arraffa a destra e a manca
lui non ha pudori neppure freni
inibitori- scorazza con l’innocenza
di un bambino su un campetto
dietro ad un pallone e invece morde
sfrigola strizza e non si pente
non si pente mai e non sa
che cosa sia quel peso sul petto
che toglie il respiro e non vede
l’azzurro del cielo il bianco della neve.
Non serve a raccontare le cuciture
i malfatti rammendi su pensieri
arruffati piume di pettirosso
a gennaio sugli spini delle rose
che sono sfiorite e tutto si sono date
a poche bacche rosse con i semini neri
e agli spini cavalli di Frisia sul gambo
che graffiano gli uomini mentre
il pettirosso vi si appoggia e scruta
attorno per saziare la sua fame.
Nel freddo io resto spaventapasseri
sui seminati di giugno
che già la nebbia cancella in ingrigito
strame .

Narda Fattori

 

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Il tormento, questo iceberg omerico arpeggia
e froda la voce contralto delle sirene, l’Ovest
sperona la prua greca e vara
il cargo, il confine aggrega
l’ammutinato canto delle ciurme
e i marinai cedono alla bonaccia
caparbia delle maree, orientano
funi di trinchetto e io, sorcio di bordo,
spicco alle sartie del ritroso scalare
i canapi sopra un segnalibro, botola a spirale
in sdrucita corda di rilegatura
che risalgo a dito lento.
Sullo scaffale della memoria, a vuoto, l’equipaggio
antico fanciullo getta àncora al mio
petto e marca in quella altura il porto ove affondavano
le froge, di peso, mandrie parentali.
Bufale assodano nel rumine pasture di leggenda
e l’inerme solco di cartacei velieri a Pozzuoli.
Docili consonano la melodia di quest’oboe flegreo
al muggire nel mio respiro, ai ruderi, ai millenni.

Michele Rossitti

 

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In questa epoca di emotività a entropia crescente
il valore che do alle parole
mi ha insegnato
che hanno un profondo senso della vergogna
e soffrono se usate male

Quindi niente strip tease intellettuale
o cuccia calda di sentimentalismo mondadoriano;
solo un silenzioso sfiorarsi di gomiti
nel comune destino di riconoscerci inadeguati

Leopoldo Attolico

 

 

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Ad occidente delle mie certezze
ritrovo i dubbi che lasciai cadere
dove si arrese il cercatore d’oro
per seguire una vena di pirite.
Brillano, i dubbi, fulgidi più di facili ragioni
e quello che cercavi lo avevi sotto gli occhi.
I dubbi sono l’oro che non hai raccolto.

Maria Grazia Di Biagio

 

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Della pioggia a dirotto e della cura
che tutto abbraccia e mitiga e separa
e molce e scinde imbeve e poi asciuga.

Ha una cuffia piccarda o un berretto;
mette a sghimbescio un cappello consunto
se armeggia con cesoie, giardiniere.

Sul fuoco, a sobbollire prende tempo.
Cronomisuratori stanno in guardia
ma lei, la cura, alza le spalle e cuoce.

Anna Maria Curci

 

Abele-Longo

 

Una striscia di case sul mare
un branco di cani
l’inverno dei tossici randagi.

La tenga bene signora è morta
qui mia madre sola di crepacuore.

Fu un rumore in cucina a svegliarla,
i cani che guaivano.

Una delle due consolò l’altra.

Conosce la rotta del vento
la polvere che sfida
le cose di una vita.

Abele Longo

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