Quattro poesie di Leonardo Sinisgalli

Apostolo del progresso di fronte alla dimenticata religione delle cose

visioni-simultanee-191211.jpg

(Umberto Boccioni, Visioni Simultanee)

Grattacielo

 

Quando rincasavo a sera

c’erano due lumi rossi

agli angoli dello sterrato,

in quel fossato è nato

il grattacielo di Milano,

un piccolo segno di vittoria

per noi apostoli di canoni nuovi

del nuovo vangelo,

me lo trovo impagliato

di fronte all’Albergo Doria

come se io l’avessi innaffiato.

Mi fa ombra sul viso

all’angolo del marciapiede,

dove la fioraia contadina

portava un tempo edelweiss

e narcisi.

 

*

 

San Babila

 

Trascina il vento della sera

attaccate agli ombrelli a colore

le piccole fioraie

che strillano gaie nelle maglie.

Come rondini alle grondaie

resteranno sospese nell’aria

le venditrici di dalie

ora che il vento della sera

gonfia gli ombrelli a mongolfiera.

 

*

 

La civetta della neve

 

Vengono anch’essi a scaldarsi

accanto al camino vecchi Dei.

Viene intirizzita a chiederci asilo

la civetta della neve.

 

*

La vigna vecchia

 

Mi sono seduto per terra

accanto al pagliaio della vigna vecchia.

I fanciulli strappano le noci

dai rami, e le schiacciano tra due pietre.

Io mi concio le mani di acido verde.

Mi godo l’aria dal fondo degli alberi.

 

Il poeta- ingegnere, come fu emblematicamente apostrofato, percepiva il contrasto. Quella Civiltà delle Macchine, che diede persino il nome alla rivista da lui fondata nel 1953, avanzava, e lui stesso collaborò, in quegli anni dorati in cui l’Italia veniva baciata dal progresso, con Pirelli, Finmeccanica, Olivetti, ENI, di cui fu Direttore Generale.  Quella nuova civiltà avanzava, e Leonardo Sinisgalli percepiva di contribuirvi in qualche modo (noi apostoli di canoni nuovi/del nuovo vangelo).  Ogni grande cambiamento non è repentino, ma ne è repentina la percezione, trovandosi al cospetto di ciò che di  quel cambiamento è simbolo: il grattacielo Pirelli, vittoria e sconfitta,  soddisfazione e rimpianto, sorpresa e consapevolezza di aver contribuito alla stratificazione di quel cambiamento (come se io l’avessi innaffiato).

Ecco allora affiorare nella scienza dell’ingegnere la coscienza del poeta, nell’orgoglio cittadino del milanese l’animo del lucano. Per spiegarsi la crescita sovrumana di un grattacielo non si può che pensare ai processi naturali: innaffiare.  Ancora, semanticamente, i fiori, le fioraie, descritte con una voce che pare venire dal diciannovesimo secolo per ritmi pascoliani, ma già si avverte il turbinio futurista di colori.

L’immagine si dissolve all’ombra di un grattacielo. Quell’immagine, già essa dissolta, è ponte per un mondo parallelo, in cui si vedono spiragli di Lucania. Mi godo l’aria dal fondo degli alberi è un manifesto, è immedesimazione nel pantheon di divinità naturali (Vengono anch’essi a scaldarsi / accanto al camino vecchi Dei./Viene intirizzita a chiederci asilo/la civetta della neve), in un rapporto con la natura ora panteista, ora dialogico.

In sottofondo, nel fluire di quel respiro, c’è il ritorno all’infanzia, alla brutale semplicità delle cose, ci sono i bambini, che questa volta non battono monete rosse, ma strappano e aprono noci, e si sente il rumore della pietra, così come del loro non dichiarato vociare.

Regna in tutto l’armonia del suono, la rima, il ritmo, futurista anch’esso, e le allitterazioni, onomatopea della urla delle fioraie.

Delle liriche proposte è possibile dare una doppia lettura: dall’alto verso il basso, per i nostalgici, per chi dinnanzi al grattacielo impagliato preferisca rifugiarsi nel pagliaio della vigna vecchia; dal basso verso l’alto, per chi accetti fieramente la vittoria del tempo, e preferisca che  narcisi, edelweiss, verde di mani, alberi e noci restino solo apparizione fugace nelle pieghe delle cose presenti.

Maria Grazia Trivigno

Annunci
1 commento
  1. Sembra di vederle le fioraie , in assoluto -forse- tra le elaborazioni più nitide dell'”ingegneria” sinisgalliana . La mummia santa Carlo Bo ai suoi tempi definì riduttivamente e con sufficienza soltanto”bozzettista” il talento del Nostro . Relegandolo tra i minori del ‘900 prese una delle più clamorose cantonate della critica letteraria di quegli anni .

    leopoldo attolico –

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...