Tre poesie di Roberto Minardi da “Concerto per l’inizio del secolo”, Arcipelago Itaca Edizioni – 2019

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L’unione dei merli

(femmina)

È già trascorso il tempo di cercare
in mezzo al fango e issare ramoscelli,
portarli fino alla grondaia in rame,
formare un covo che somigli al grembo.
Saltella ai bordi di un contenitore
dove un groviglio di bottiglie in vetro
diventa una tastiera di colori
contro la quale viene di beccare.
Caccia il lombrico sopra il corrimano.
Si ritrae buffamente alla vista
di un passante che scruta la scena;
batte con frenesia i remiganti,
dal suono è come se tagliasse l’aria.

(nati da poco)

Ci sono solo cerchi che si aprono
e fanno un poco male, si conficcano.
Poi un ammasso caldo ridiscende
e struscia, preme, lascia scivolare
piccoli corpi molli nella gola.

(maschio)

Un raggio incide e cambia il nero in bianco.
Se ne sta in alto e all’occasione imita,
così facendo attira le mire
dei malintenzionati su di sé.
Basta udire il trillo e accovacciarsi,
confondere il marrone col marrone.

 

Il romanticismo del commercialista

Pare un’area boschiva: una bambina strizza
il manto di un molosso, sorride all’obiettivo.
La cornice laccata è ingiallita, è solcata
dai vuoti di vernice. In un angolo, a terra,
una torre di carte e schedari accenna
a una spirale in moto.
A forgiare è l’impiego: il cordoncino in cuoio
che trattiene gli occhiali, le lenti che si adagiano
sullo stomaco gonfio. Da sotto la camicia
emerge un orlo bianco. Dei gemelli rilucono
appuntati ai polsini. La bocca è aperta,
è fermo lo sguardo.
Crea una sequenza rossa. Il profitto per scopo,
come prova le somme, di mezzo gli interessi.
Gli occhi piccoli, oliva, quando ride emanano
dei puntini acquosi. Il dito medio salta
sui tasti e prende nota senza guardare il foglio;
non accavalla i numeri.
Allunga un facsimile… Ci fosse una finestra,
entrerebbe l’umore della luce del giorno,
però il fumo inalato che espelle, discreto,
soffiandolo alle spalle, va in circolo e pervade.
Si alza, stringe la mano, essendo che è dicembre,
augura buon Natale.

 

L’architettura e l’adolescente

una festa color terracotta
blocchi uniformi, balconi posticci
al di sopra il cielo
una nuvola striata di nero
e un aereo che passa, sicuro
la vastità celeste
lontana dalle strade del terrore
menato per la felpa che portava
prima di tutto spalma sui capelli il gel rubato
il giorno è una palestra per gli insulti
le parolacce vanno in fila e ritmate
prima del mondo una nenia elettronica
annichilisce i timpani
a ogni battito la vita è sua
è una rotella di carne irrorata di ketchup
sono dei lineamenti che fluttuano davanti agli occhi
la sera è prevedibile, olio che frigge
le patate, la madre rompe
la plastica che avvolge ali di pollo
la sorella piange
della consolle non funziona un bottone
il padre l’ha tirata contro il muro, e nessuno
immagina dove si è rintanato
i giorni che non è tornato a casa
quanti calci, quanta marijuana
le fantasie imbevute di ammoniaca

Roberto Minardi

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