Hermann Hesse sul Monte Verità, di Maria Grazia Ferraris

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Hermann Hesse, Calw, 2 luglio 1877 – Montagnola, 9 agosto 1962

Hermann Hesse, il noto autore di Siddharta, ci riporta al tema del viaggio. Esemplificativa- tra le tante- è questa sua considerazione: “Sulla questione circa il modo in cui l’uomo moderno dovrebbe viaggiare esistono tanti libri e opuscoli, ma a mio avviso nessuno di buono. Chi intraprende un viaggio di piacere dovrebbe in verità sapere che cosa fa e perché lo fa. Il cittadino di oggi che si mette in viaggio non lo sa”. Il suo viaggio è un richiamo intenso all’interiorità cui ci vuol riportare.

Spesso ho tentato la strada per la tremenda “realtà”
dove hanno valore mode,
assessori, leggi, e denaro,
ma solitario mi sono involato,
deluso e liberato,
verso là dove sogno e beata follia zampilla.
Afoso vento notturno negli alberi,
scura zigana,
mondo ricolmo di nostalgia pazza e profumo di poesia,
mondo splendente,
di cui sono schiavo eternamente..

Pensieri legati a un luogo preciso. Siamo in Svizzera e precisamente ad Ascona, sulla sponda occidentale del lago Maggiore, un territorio che combina in un clima mediterraneo, come un’oasi, lago, pianura, montagna e numerose valli. Ascona è posta là dove il fiume Maggia, che ha costruito un delta, si addentra ampiamente nel blu intenso del lago. Lo spazio libero si dilata orizzontalmente e riflette a specchio la luce. Un paese incantato con un retroterra verde di valli e montagne, un paese di pace, frequentato nel tempo da artisti e studiosi, da Klee ad Arp, dalla Duncan a Jung e allo scrittore H. Remarque e H. Hesse. Nel diciannovesimo secolo e nei primi anni del ventesimo secolo il Ticino, repubblica e cantone dal 1803, diventò un passaggio obbligato verso sud e destinazione privilegiata di un gruppo di solitari anticonvenzionali, i quali trovarono nella regione, con la sua calma atmosfera meridionale, in antitesi con l’industrializzazione del nord Europa, terreno fertile in cui piantare quei semi dell’utopia che non erano riusciti a coltivare a nord. Il monte Monescia sopra Ascona diventò un polo di attrazione per chi cercava una vita “alternativa” e fuggiva dal disagio della civiltà europea alla svolta tra Ottocento e Novecento. L’evasione e la ricerca di mondi alternativi accumunava molti intellettuali ed artisti…: cercavano un Eden e parve loro di averlo trovato nel ribattezzato e impegnativo Monte Verità. I fondatori giunsero da ogni dove: Henry Oedenkoven da Anversa, la pianista Ida Hofmann dal Montenegro, l’artista Gusto e l’ex ufficiale Karl Gräser dalla Transilvania. Uniti da un ideale comune, quello teosofico, che intendeva promuovere la fratellanza e condividere la misteriosa sapienza che è comune alle grandi religioni antiche, si insediarono sul “Monte Verità”, il monte Monescia. Vestiti con gli indumenti “della riforma” e con i capelli lunghi, lavorarono giardini e campi, costruirono spartane capanne in legno rilassandosi con l’euritmia , le danze all’aperto e bagni di sole integrali, -la balneoterapia- esponendo i loro corpi a luce, aria, sole e acqua. La loro dieta escludeva cibi animali e si basava interamente su piante, verdura e frutta-vegetariani integrali ante-litteram. Adoravano la natura, il sole, predicandone la purezza interpretandola simbolicamente come l’opera d’arte ultima. “Il prato di Parsifal”, “La rocca di Valchiria” e “Il salto di Harras” erano nomi simbolici che con il tempo furono adottati addirittura dalla popolazione di Ascona, la quale inizialmente aveva considerato la comunità con sospetto moralistico. La loro organizzazione sociale, basata su un sistema cooperativo attraverso il quale si impegnavano ad ottenere l’emancipazione della donna, l’autocritica, nuovi modi di coltivare la mente e lo spirito e l’unità di corpo e anima, può essere definita come una comunità utopica cristiano-comunista. L’intensità di ogni singolo ideale vissuto in questa comunità era tale che la voce si sparse in tutta l’Europa e persino oltremare. Passarono gli anni e la comunità dovette fare i conti con le tragiche vicende della storia mondiale e delle guerre. Negli anni diventò progressivamente un sanatorio frequentato da teosofi, riformatori, anarchici, comunisti, socialdemocratici, psicoanalisti, seguiti da personalità letterarie, scrittori, poeti, artisti e alla fine emigrati di entrambe le guerre mondiali :Otto Gross progettò una “Scuola per la liberazione dell’umanità”, v i passarono August Bebel, Karl Kautsky, Otto Braun, forse anche Lenin e Trotzki, Hermann Hesse, la contessa Franziska zu Reventlow, Else Lasker-Schüler, D.H. Lawrence, Rudolf von Laban, Mary Wigman, Isadora Duncan, Hugo Ball, Hans Arp, Hans Richter, Marianne von Werefkin, Alexej von Jawlensky, Arthur Segal, El Lissitzky e molti altri. Nel 1920, dopo che i fondatori se ne andarono in Brasile, al Monte Verità seguì un breve periodo bohémien che durò finché il complesso venne acquistato come residenza dal barone von der Heydt, banchiere dell’ex imperatore Guglielmo II e uno dei maggiore collezionisti di arte contemporanea ed extraeuropea. La vita bohémien si propagò da allora in poi nel borgo e nelle valli del Locarnese. Il Monte, oggi adibito a parco e alla gestione di un albergo, conserva il suo magico potere di attrazione. Il Monte Verità è comunque anche una testimonianza ben conservata della storia dell’architettura in un parco naturale: dalla capanna di Adamo al Bauhaus. L’ideologia dei primi insediatori richiedeva delle spartane abitazioni in legno tipo chalet con molta luce, aria e scarse comodità. Poco dopo il 1900 cominciarono a spuntare: Casa Selma, Casa Aida , Casa Andrea con la sua facciata geometrica, l’edificio più luminoso, Casa Elena, la Casa del tè e la casa dei Russi, rifugio di alcuni studenti russi dopo la rivoluzione del 1905. La Casa Centrale fu costruita per la comunità e lasciava entrare moltissima luce naturale, con finestre e balconi decorati con i simboli “yin-yang”. Henry Oedenkoven costruì Casa Anatta, nome che significa “non-anima individuale o anche anima aperta alla divina natura”, come residenza e luogo di rappresentanza in stile teosofico con angoli arrotondati ovunque, doppi muri in legno, porte scorrevoli, soffitti a volta e enormi finestre con vista sul paesaggio come suprema opera d’arte, un ampio tetto piatto e una terrazza per bagni di sole. Nel 1926 il Barone von der Heydt trasformò Casa Anatta in una residenza privata e la decorò con la sua collezione di arte africana, indiana e cinese, e con una collezione di maschere di carnevale svizzere. Dopo la morte del Barone, avvenuta nel 1964, Casa Anatta, descritta dal teorico dell’architettura Siegfried Giedion nel 1929 come un perfetto esempio di “abitazione liberata”, cadde in disuso. L’arrivo del Barone sulla collina segnò l’avvento dell’architettura moderna in Ticino. Il mandato originario per la costruzione di un albergo nel caratteristico stile razionale e funzionale del Bauhaus fu attribuito a Mies van der Rohe e fu poi eseguito da Emil Fahrenkamp. Grazie alla costruzione dell’albergo, maestri del Bauhaus come Gropius, Albers, Bayer, Breuer, …visitarono Ascona e il Monte Verità “Il luogo dove la nostra fronte sfiora il cielo…”. Nella comunità naturista del Monte Verità vissero Bakunin e più tardi anche Carl Gustav Jung, Erich Maria Remarque, Hermann Hesse… per citare nomi molto noti . Nel 1901 Hesse aveva 24 anni scarsi ( nacque nel 1877 a Cawl in Germania e morì nel 1962 a Montagnola in Svizzera ) e nutriva un amore viscerale per il nostro paese: la lettura dei suoi diari di quegli anni è un ripercorrere con gli occhi affamati di luce e sensibili di un grande scrittore gli itinerari, le tele, gli affreschi, il paesaggio e la natura italiana come solo i tedeschi sanno apprezzare … Vi arrivò la prima volta nel 1906 e si sottopose a una cura psicofisica disintossicante dall’alcool.

Mi piace a volte, silenzioso e solo,
bere tranquillo in un fresco locale,
con il mio vecchio vino prediletto
scambiare due parole d’amicizia e d ‘affetto.
Vagheggio allora che, sia anche nel dolore,
io e il mio pellegrinaggio sulla terra
ancora una volta conosciamo i giorni
della pienezza pura.
Mi sia concesso allora anche un amico
che il calice ricolmo della mia vita
onori con grato piacere indulgente,
del vino maturo degno bevitore.

All’annuncio della seconda guerra mondiale fu la volta della presenza degli artisti, specialmente pittori dei movimenti avanguardistici dell’Europa centrale di fama internazionale. Vi svolsero una funzione importante J. Arp, H. Ball e Emmy Hennings, A. Jawlensky e Maria von Werefklin e da ultimo P. Klee. Cercarono invano di realizzare la grande comunità dell’amore.

Verso la pianura inizio il mio cammino,
sole mi fiammeggi, acqua mi rinfreschi;
per sentire la vita della nostra terra
apro tutti i sensi in festa.

Mi mostrerà ogni giorno nuovo,
fratelli nuovi e nuovi amici,
finché senza dolore ogni forza loderò,
e di ogni stella sarò ospite e amico.

L’eden in terra svizzera! O meglio il suo curioso sogno utopico e impossibile da vivere a lungo nel tempo.

Maria Grazia Ferraris

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