Due poesie di Cesare Vivaldi, nota di Giuseppe Cassinelli

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Partito da una matrice ermetica subito sconfessata, Cesare Vivaldi cercò per tempo un suo modo di aderire alle tendenze neorealistiche del secondo dopoguerra, fino a inserire la sua recherche nelle forme chiuse della tradizione: sonetto, cabaletta, ode (quest’ultima con tanto di clausola firmata: “…storia/ di sé e di te, di questi giorni caldi/ d’amore e luce e gelidi d’affanni,/ quest’ode scrisse Cesare Vivaldi/ nei suoi trent’anni”.). A ripercorrere l’arco della poesia vivaldiana, si ha l’impressione che le sue scelte stilistiche siano, volta per volta, un modo tangenziale, eppure utile, per far levitare le proprie possibilità linguistiche e saggiarne il punto di resistenza. Nella Premessa al primo mannello di poesie dialettali (1951), Vivaldi lo definisce “un tentativo di ricerca di un linguaggio nuovo, più spontaneo, immediato e popolare”. E che di effettiva ricerca si tratti, lo dimostra la sua indifferenza nei riguardi della correttezza morfologica e lessicale della parlata prescelta e la trasposizione, dalla lingua al dialetto, di alcuni motivi-chiave: l’esempio più vistoso è, in Dettagli (1964), la poesia Via Galli (” L’ho descuvèrtu ina strada zenèse/ che a se ciàmma via Galli e a nu so cosa:7 doe fie de bassi pin e la cumpagna/ fin vers u lidu d’Arbà, a campagna/ d’ina gran villa la serra…”). Ma non è soltanto una ricerca stilistica, la sua; sottende tutto un impegno, anche civile: basti pensare all’ampia ode che conclude le Poesie liguri. Tra il 1960 e il 1962 si ha lo scarto, in apparenza, più rilevante di Vivaldi, con quegli Esercizi di scrittura che formano la sezione conclusiva di Dettagli, e sono, per dirla con Giuliano Gramigna, ” una sorta di sequenza a scatole cinesi verbali (…), dove un certo numero di parole, fissate all’inizio, si permutano, infinitamente alla ricerca avventurosa dell’urto necessario, insomma dell’apparizione poetica”. Tuttavia si deve anche tener conto che, in tutto questo tempo, Vivaldi si è mantenuto fedele al filone dialettale e che la sezione più recente dell’ultima sua raccolta è “scritta”, per usare sue parole, “tradizionalmente”.

Giuseppe Cassinelli

 

MATTINO A ONEGLIA

Al mattino a buonora mi risvegliano
le grida dei ragazzi entusiasmati
dai tuffi lungo il molo. Tutta Oneglia
sventola una marina di bucati

stesa avanti ai miei piedi, ed è ben sveglia
nel sole ogni finestra: insaponati
visi specchia; qualcuno unge una teglia
e vi dispone pesci infarinati.

Felicità d’esser vivi, e allegri
nel vento cogliere tutti gli odori
della città e del porto: la frittura,

il catrame che bolle. L’occhio ai negri
scafi dei lontanissimi vapori
si fissa come a una nuova avventura.

 

LUGLIO

Questo mese è una data nella storia
dell’Italia: quattordici di luglio
del millenovecentoquarantotto.
Un’immagine sola alla memoria
ritorna: il Policlinico, nel mùglio
del popolo crescente, ininterrotto.

Cesare Vivaldi

 

DSCN1785Cesare Vivaldi (Imperia 1925 – Roma 1999) è stato un poeta, giornalista, traduttore e docente di Storia dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli.  Dei suoi volumi di versi ricordiamo: I porti, Guanda, 1943; Otto poesie nel dialetto ligure di Imperia, Il Canzoniere, Roma 1951; Ode all’Europa, La sfera, 1952; Il cuore d’una volta, Sciascia, 1956; Dialogo con l’ombra, Grafica, 1960; Poesie liguri, Scheiwiller, 1960; Dettagli, Rizzoli, 1964; A caldi occhi, Scheiwiller, 1973; Una mano di bianco, Guanda, 1979; Poesie scelte: 1952 – 1992, Newton Compton, 1993; Poesie 1995 – 1998, San Marco, 2002.

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