Wolfgang Amadeus Mozart: massoniche armonie, di Augusto Benemeglio

250px-Croce-Mozart-Detail1.Chi era veramente Mozart?

Quello che abbiamo visto nel film di Milos Forman,“Amadeus”, ossia quello scimmiotto dai capelli rossi , capriccioso e impudente , che si diverte nei turpiloqui e nei giochi erotici infantili con la cugina Maria Anna Thekla, (ti contemplerò nell’avanti e nel didietro – ti porterò in giro ovunque e, se necessario, ti farò un clistere….. ti farò i miei complimenti, ti frusterò il culo, ti bacerò le mani, ti sparerò con lo schioppo nelle terga, ti abbraccerò, a te io pagherò i miei debiti per filo e per segno, e farò echeggiare una gagliarda scorreggia, e forse farò persino colare qualcosa), o il genio inarrivabile e sublime della musica , il creatore di  sinfonie grandiose , solenni e festose come la “Jupiter”, degne appunto di Giove, re degli dèi , colui che fa ancora vibrare le orchestre di tutto il mondo , con le note che colorano la vita, danno vivezza, gioia, bellezza all’aria, ai cieli, ai prati e ci avvolgono , o  scorrono nei più riposti interstizi della parola , e  nutrono come linfa vitale ogni più piccolo germe della caratterizzazione, melodie che corrono a tutta vela negli oceani della musica; quel Mozart che è , – secondo Salieri-  ,   “colpevole di aver portato nel mondo lo scandalo della pura bellezza, il modello di una salvezza e di una libertà impossibili all’uomo”. Chi era veramente Mozart?  Quel  ragazzaccio che si divertiva  a beffare la gente, i preti (Quel cacadubbi del  parroco di Rodemplum, che ha leccato nel culo la sua cuoca ) e anche i potenti principi-vescovi come Colloredo (“vorrei torcere il naso a quel tanghero dell’arcivescovo di Salisburgo”, Sua Merdosità, Hieronymus Colloredo )  che lo farà scacciare a pedate nel sedere dal  gran maestro di cucina, il conte Arco, quel geniale equilibrista della fantasia e dell’istinto poetico su cui non si poteva fare nessun affidamento, che sposa la prima ragazza che gli capita, la mediocre e  insignificante Costanze Weber, mandando  all’aria tutti i piani e i programmi di papà Leopold, o il prodigioso, inarrivabile, sublime, instancabile musicista capace di comporre contemporaneamente, nell’arco di pochi mesi, un grandioso Singspiel come “Il flauto magico”,  un “Requiem” commissionatogli da un misterioso conte austriaco, e un’opera, in italiano, come La clemenza di Tito, (gli bastarono diciassette giorni) per la cerimonia di incoronazione del nuovo Imperatore  Leopoldo II, quando ad altri non sarebbe bastata un’intera vita (il pur grande Puccini per comporre una sola opera impiegava dai tre ai cinque anni), un artista capace di  raccogliere e sintetizzare , come nessun altro prima e dopo di lui, nell’arco di una breve vita (morì a trentacinque anni) tutta l’eredità del passato e  di trasformarla all’interno, portando a maturo sviluppo tutti i generi musicali, in un compiuto intreccio di sensibilità nordica  e latina, un musicista che avrebbe  condizionato profondamente le generazioni successive con la forza imponente dei propri lavori, quasi un anello di congiunzione tra l’illuminismo e il romanticismo?. Ovviamente è una domanda puramente retorica, Mozart era l’una e l’altra cosa, un dissipatore di sé stesso e del proprio genio, ma anche un vero “Cristo della Musica”, come disse Ciajkowskij, – “ che pagò con la solitudine, il silenzio, l’abbandono , la dimenticanza , quell’anelito di bellezza, quell’immensa tensione individuale al servizio di una maggiore fratellanza umana “.

220px-Mozart_Sheet_Music2. Nulla è meglio della musica di Mozart

Con Mozart l’equilibrio razionale e spirituale dell’illuminismo perviene alla sua espressione più alta, l’intera civiltà di un’epoca raggiunge il massimo grado di perfezione e si conclude, ma il suo genio coglie anche le inquietudini che percorrono l’ultimo illuminismo (il suo Don Giovanni, dopo aver vissuto da impenitente libertino, muore come un eroe romantico). Nulla è fatto meglio della musica di Mozart – disse Bizet -, dell’Ave verum, o del terzetto delle maschere del Don Giovanni, del Quartetto con pianoforte in sol minore, della Sinfonia Jupiter o del Flauto magico”. In realtà quel genio della musica, ex bambino prodigio che il padre Leopold aveva portato a esibirsi  in tutte le maggiori corti d’Europa , cresciuto in un’età felice in cui era ancora possibile intendere la musica come divertimento e gioia di vivere, aveva dovuto faticare molto per imporre la sua musica ai contemporanei , in particolare a Vienna , dove non ebbe mai un grande feeling con l’aristocrazia , e a quel tempo un musicista senza la protezione di un mecenate viveva male. Né le sue grandi opere ebbero quel successo che meritavano, e tuttavia a Mozart non mancò mai il lavoro, sia come cembalista e insegnante di musica , ove si accollava “un qualsiasi baffo ungherese del genio militare che Satana tormenta , o la contessina petulante che mi accoglie come il maestro parrucchiere”.

3. Un Pierrot lunare

Tutto sommato le “entrate”  non erano poi tanto misere, ma era di una prodigalità sconsiderata, folle. Aveva le mani bucate ,era capace di portare a casa tutte le persone che aveva appena conosciuto lungo la strada , musicisti da strapazzo , poeti, pittori, cantanti , improvvisatori, guitti , acrobati, scrocconi di spirito allegro che sapevano raccontare barzellette e fare scherzi , magari di pessimo genere. Non rifiutava a nessuno un prestito , o una sua garanzia, trovandosi spesso a mal partito. E poi le notti brave a fare  il clown (suonava il pianoforte bendato, gonfio di birra, o addirittura capovolto, con la testa all’ingiù e i  piedi per aria, oppure al biliardo, caffè, osteria, danze mascherate, feste popolari come la sagra campestre di Santa Brigida, a cui non avrebbe mai mancato, mascherato da Pierrot lunare. Inoltre amava giocare a carte e perdeva regolarmente anche grosse somme, che non aveva e che si faceva prestare dai compagni di loggia massonica ( alla sua morte venne riscontrato un debito di oltre tremila fiorini, a fronte del suo intero patrimonio valutato non più di quattrocento fiorini). Non conosceva moderazione o limite, coglieva l’istante  di felicità e vi attingeva fino in fondo, dando un calcio alla saggezza, al dovere, al più elementare buon senso del padre di famiglia, precipitando sempre più nella confusione e nel baratro dell’incontinenza. Ma quando si metteva a comporre, allora volava,  correva su  piedi lievi, era una sorta di divinità che squarciava i veli dell’universale armonia che fanno i pianeti e le stelle, s’immergeva nella profondità della purissima bellezza, a cui possono accedere solo i grandi geni. Dalla sua musica  uscivano misteriose energie cosmiche, legioni di angeli che lo mandavano in estasi, ma allo stesso tempo lo squassavano, lo devastavano e lo lasciavano privo di forze ,prosciugato. Tutto era dentro quella pagina musicale che aveva appena finito  ed era qualcosa di grandioso, di incomparabile, di unico. Certo è che tutta la sua vita fu un contrasto di luci intensissime e tenebre , un’esistenza divisa fra uno splendido esordio e altri momenti di successo, e una tragica conclusione , dominata dal freddo,dalla solitudine, dalla miseria, tale non permettere  neppure una dignitosa sepoltura della sua salma, che non fu mai ritrovata.

4. La vera storia di Mozart

Ma forse la vera storia di Mozart non la conosce nessuno, quella che conosciamo è solo una visione per così dire romantica della sua vita ,  la visione dei Puskin, degli Stendhal,  grandissimi poeti e scrittori, ma che non avevano affatto conosciuto Mozart e ci avevano ricamato,  fantasticato su.  A detta di una grande musicologa , una  ricercatrice storica, ma anche una scrittrice elegante e finissima come Lidia Bramante, il vero Mozart era completamente diverso. Non era affatto uno svampito, uno svagato, un disimpegnato, ingenuo e burlone .Al contrario, era rispettoso delle convenzioni e tradizioni religiose, riguardoso delle regole e dei canoni musicali, nonché ligio a quelle  galanti e aristocratiche, ma nello stesso tempo c’era in lui un altissimo senso di visionarietà, un dinamismo interiore, una ribellione che gli facevano dire “basta con le cabalette e gli zum-pepè, la musica deve evolvere, deve adeguarsi ai tempi e i tempi sono rivoluzionari e non comportano una  musica in cui alcune note la facciano da padrone rispetto alle altre “, e lo  fecero consapevole anticipatore dei fermenti preromantici, pur rimanendo l’ineguagliabile e insuperato modello di un secolo raffinato e intelligente qual è stato il Settecento. “Io son  colui che da bambino  suonava con un dito Mimosa mimosa/ quanta malinconia nel tuo sorriso”. In Mozart c’erano  – insieme – a quella serena, tenerissima, infrangibile  bellezza, l’ironia, il senso del gioco e del divertimento, ma anche, in modo enigmatico e  febbrile, quelle vibrazioni dell’anima definite  ossessive, monomaniache, talora  demoniache . Lo scarto altero della fronte luminosa che gli schiara gli occhi ardenti e i duri sopraccigli, da un suo biocco infantile , finiscono col confondersi e con l’alterarsi attraverso la somma, a volte caotica , della allusioni e delle ambiguità. Agiva con la rapidità e il controllo di un uomo dei tempi nuovi, eppure si comportava come eterno  fanciullo, astratto da ogni implicazione culturale che non fosse la voce di un suono, totalmente estroverso, e allo stesso tempo capace di stupefacenti esplorazioni  nei diversi strati della psicologia e del pensiero.

170px-thumbnail5. Baciami nel culo

Conoscitore impareggiabile dell’animo umano, e specialmente dell’anima femminile, beffardo indagatore dei vizi, facile a passare  dal più intenso dolore alla maggiore gioia , devoto cantore degli affetti e dei simboli religiosi, Mozart compì un innesto senza precedenti  fra opera italiana e dramma toccando risultati teatrali  e musicali di una portata incalcolabile. Non è vero che non avesse dei principi e una sua morale, ma odiava tutto ciò che era ipocrisia e moralismo e ne incontrava dappertutto. Era sinceramente religioso, ma assolutamente anticlericale; preso , sì, moltissimo  dalla sua arte , ma tutt’altro che assente  dal mondo. Conosceva  la letteratura, la filosofia , e le scienze del tempo, siamo in pieno illuminismo. Era figlio del suo tempo e anche  “il libertinismo verbale e alcuni  comportamenti concreti ( intitolò il canone a 6 voci in si be molle maggiore “baciami nel culo”) vanno prospettati anzitutto nel quadro specifico dei costumi settecenteschi, in generale , e in quello particolare dell’ambiente in cui egli nacque e si andò formando”, come annota Andrea Lonardo. Mozart era un massone, come il padre Leopold,  e l’ultima opera che completò, prima di morire, non a caso , fu proprio la Musica funebre massonica . Si era scritto alla Massoneria nel 1784, nel momento in cui i suoi successi viennesi di pianista e compositore erano al colmo . Fu quindi una libera scelta, la sua, dettata da motivi interiori e disinteressati. Egli vedeva nella Massoneria soprattutto l’anelito alla purificazione morale, quella che guida  i due giovani  amanti del “Flauto magico”, Tamino e Pamina , verso il bene e il bello contro le forze oscure della Regina della Notte. Una purificazione  che può essere raggiunta con l’amore e la virtù, cioè con la collaborazione di tutti e con il retto operare, senza pregiudizi e ipocrisie , concetti questi, che attraversano tutto l’epistolario mozartiano e che ritroveremo poi sublimati nella musica del “Flauto”. E’ da porre in evidenza che allora si diventava massoni solo per virtù intellettuali . Mozart era tutt’altro che sprovveduto, conosceva gli Illuminati di Baviera , gli  influssi rosacrociani ,la Grande Opera Alchemica , condivideva l’entusiasmo per l’antico Egitto  e per il pensiero ermetico ellenistico; s’interessava alla filosofia ebraica  che allora era una sorta di mediazione interculturale .

6. Non conosco nessun morto di nome Mozart

Ma cosa significava essere massone a quel tempo?. Significava non contribuire al riscatto dell’umanità: non sacrificarsi per portare la luce della ragione nella storia  che è irrazionale; significava vivere il proprio tempo,  sentendosi gioiosamente partecipe del percorso condiviso .  E in tutte le opere di Mozart, a partire dal Flauto magico , ci sono richiami  della poetica e della filosofia massonica, richiami a Mesmer a Rosencrantz , all’allegoria alchemica, al panismo, all’Inno della gioia, che poi scriverà Schiller, per trovare compimento nella Nona sinfonia di Beethoven “Mozart –scrive Balthasar – fa udire il canto del trionfo che accompagna la creazione prima della caduta e dopo la risurrezione, dove sofferenza e colpa non sono memoria lontana e passato, bensì presente rischiarato e superato La sua musica è figura della grazia stessa, della grazia creatrice di Dio e della grazia che risolleva il creato dalla caduta e lo eleva, nell’uomo, alla partecipazione della natura divina”. Scomparso lui – dirà il Salieri di Puskin – l’arte cadrà  di nuovo in basso. Non esistono gli eredi di  quell’artista  a cui il buon Dio aveva concesso tale vastità di doni da assomigliarlo ad un angelo, tale era la sua musica, così sfolgorante e luminosa . “Era come un cherubino dell’Eden  che recava con sé  quel divino canto per risvegliare in noi, privi d’ali,  il desiderio assurdo di volare”. Un genio che  morì povero, solo, abbandonato da tutti, con un funerale d’infima classe, a cui non partecipò la moglie, colta da crisi isterica, e anche quei pochi amici  che inizialmente avevano accompagnato il feretro non lo seguirono fino in fondo, a causa del maltempo. Mozart fece così il suo ingresso nel cimitero di San Marco di Vienna da solo, in compagnia del  becchino, che gettò la salma in una fossa comune. Qualche  giorno dopo  , la moglie Costanze, Schikaneder  e gli altri amici del “Flauto magico” si recarono al cimitero per poter pregare sulla sua tomba, e chiesero al becchino quale fosse l’urna di Mozart, uno dei  più grandi geni dell’umanità . L’uomo li guardò per un attimo, poi disse:  “Non conosco nessun morto di nome Mozart.”

Augusto Benemeglio

Cliccare sul link per ascoltare Mozart, Symphony No. 40 in G  Minor, K. 550

 

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