“La cordialità” di Mariella De Santis, Nomos Edizioni – 2014, letta da Dante Maffia

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Sette e quaranta

Un paio di volte l’anno, non di più, davvero,
càpita che io non creda a quel che vedo. Ma ogni giorno spero
di essere partecipe al miracolo di quello sfrontato arancio
in cielo porpora e viola alle sette e quaranta del mattino.
Due volte all’anno, non di più, davvero, si levano
da piazza Udine a Milano il dolore e la gioia dell’inatteso.

L’utile e il necessario

Siccome da nessuna finestra della mia casa
Io vedo alberi, cespugli o vette
Debbo innaffiare con cura ogni mattina
La piantina sul balcone. Fermarmi ogni due
O tre giorni a carezzarla un poco, osservare
Il germoglio spuntare, sperare cresca sano.
Nel fusto immaginare la valle, la foresta, il prato
Nel frattempo s’è fatta ora d’uscire, sistemare
Il collant sulla gamba, la sciarpa intorno al collo
Sopportare la folla, la metropolitana, tenendo tra
Le mani il sogno del giardino senza più distinguere
Nelle ore quello che sia utile e quanto necessario.

“Lo stile è al servizio dell’argomento, non viceversa” afferma Anthony Robbins nella nota critica che precede alcune traduzioni di testi di Mariella De Santis, ed è da qui che voglio partire per cercare di entrare nella pienezza espressiva della poetessa e comprenderne le ragioni intime, le intenzioni che l’hanno spinta a trattare gli argomenti con le sue percezioni a volte appena accennate, diluite in spaccati lievi, in contrapposizioni capaci di fermare un particolare e renderlo in pienezza con connotazioni semantiche personalissime. Il dettato di Mariella non è mai affastellato o confuso, ciò che ella vuole dire lo dice fermamente, con particolari che rendono perfettamente lo stato d’animo e la realtà poetica. Biagio Cepollaro, nella sua lettera-prefazione, ha sintetizzato con estrema chiarezza le ragioni della poesia di Mariella e se il libro non fosse così ricco di sfumature, di eventi grandi e minimi, di accensioni che fanno penetrare all’interno delle situazioni umane, non ci sarebbe molto da aggiungere. Invece (ed è lo stesso Cepollaro a dirlo in chiusura del suo scritto. “ Nel libro poi ci sono molte altre occasioni di riflessioni”). La cordialità presenta molte sfaccettature non solo liriche, ma perfino antropologiche, a cominciare da Roma in cui presente e passato fanno tutt’uno per dare il ritratto di una condizione fortemente umana, passando da Le cose che vanno (“Le cose che vanno / non sempre hanno il tempo/ di tiepidi addii, / a volte poi sembra vadano / invece restano per sempre / a morire con noi”) in cui la malinconia della constatazione si effonde e crea un alone drammaticamente chiuso nell’ineluttabilità, fino ad arrivare a Bari, a “L’azzurro che mai se non nel ricordo si ricompone”.  Soltanto tocco lirico? O c’è qualcosa di più ne “Lo slabbro tra cielo e mare”? Io credo che la poesia di Mariella De Santis sia un’alchimia ben riuscita le cui formule sono comunque leggibili e usufruibili se si ha la pazienza di soffermarsi a lungo sulle espressioni che sono appunto distillazione. Non c’è infatti sovrabbondanza né di termini né, soprattutto, di aggettivi e non perché nel mondo della poetessa manchi il paesaggio o manchino i colori, ma perché a lei preme dare il segno di un viaggio interiore che si è intersecato sottilmente per dare le coordinate umane e linguistiche. Ecco dunque che ritorna utile l’affermazione di Anthony Robbins, ecco che lo stile si fa ancella del mondo di Mariella, ovunque e comunque, altrimenti, per esempio, non potrebbero trovare accordi sincopati i testi scambiati con Rossano Onano. E’ vero, nel volume “vi sono molte direzioni di ricerca” ma a parere mio questo è dovuto alla inquietudine della poetessa che ha cercato di trovare occasioni favorevoli perfino nei “contrasti” che la sua anima ha subito ad ogni sradicamento. Si avverte che ogni tanto l’amarezza ricopre di un manto grigio i sensi del vivere e allora arrivano le domande come in Che sia tutto qui. Ma non c’è disperazione, soltanto constatazione, ed è per questo che la poetessa può ricavare dai momenti anche più semplici delle indicazioni che permettono di leggere all’interno le azioni e le reazioni. Credo che il volume non sia stato intitolato La cordialità senza un motivo. E credo che questo motivo sia l’invito, innanzi tutto, a entrare nelle pagine con passo felpato, con grazia, per poter godere dei doni di una poesia che spesso si fa anche tenerezza, momento dolcissimo e abbandono all’amicizia e all’amore. Un libro che si fa leggere bene, che evita le grinfie della post avanguardia e pretende un rapporto con il lettore e non una qualsiasi irritazione o un qualsiasi gesto. Un rapporto improntato alla leggerezza e che abbia, come in Io a te dico, movenze lievi e delicate. Sì, c’è una vaghezza appena percettibile di sano crepuscolarismo nel desiderio di Mariella e questo dà a tutti i suoi versi quella piccola magia umana che sa di quotidianità vissuta. Non è poco.

Dante Maffia

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2 commenti
  1. Mi è più facile amare il poeta, come ogni altra persona, quando non si nasconde; quando sa cogliere, pure nella vaghezza degli istanti, quel che ci rende unici. E’ diversità che ci unisce. A questo proposito, cercando in internet perché non conoscevo Mariella De Santis, ho letto quest’altra poesia:
    GRAMMATICA
    Se io ti scrivo: oggi resto a casa e tu mi rispondi: noi andiamo a fare spese arriva sbiadito quel noi in cui non ci sono io. Sarà che non si studia a scuola la grammatica dei cuori clandestini, ma imparare da questa pratica è ars amandi acrobatica.
    Grazie.

  2. La “cordialità” di Mariella De Santis si traduce nella misura defatigante della naturalezza del verso e dell’immagine : proscrizione di tutto l’armamentario retorico e massima fiducia nella parola che – da sola – porta all’incontro tra lettore e oggetto del ricordo ; operazione ostica che – da sempre – le è congeniale , con bei risultati come in questo caso .
    Grazie
    leopoldo attolico –

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