Paolo Volponi e la Roma prostituta, di Dante Maffia

Paolo_volponi

 

STANZE ROMANE

Come le donne
in vicolo del Lupo
si chiamano con nomi di città
hanno piazze
e sguardi di fontane.
Portano bende
d’aceto sulla fronte,
questi antichi guerrieri
amputati sui banchi d’osteria.

A Mario dei Fiori,
capellute,
cingono collane d’oro;
il seno e la cintura
dolci come ginestre.
L’uomo è un fante di giuoco
con la coppa sulla spalla,
il volto nascosto.

Un cavaliere bussa
alla Fontanella Borghese
ma la sua muta di cani
disperde le giovani
tutte di vene celesti.

Le meretrici di via Fontanella
giacciono come sponde
e sulla loro sabbia
s’accovaccia
l’anatra colorata.

Tristi canzoni
a Capo le Case
hanno le spose dei marinai
con le terrazze del Sud
e gli spari dei finanzieri.

A via del Pellegrino
materne
allattano i figli dietro le porte
e chiedono ai carrettieri
notizie dei paesi.

Quante gli storni
a Torre Argentina,
in via dei Giubbonari
e via de’ Coronari
ricche di denti,
portano l’uomo in barca
ma con le mani
toccano la sponda fresca del fiume
e con gli occhi
seguono gli alberi
vestiti da soldati.

Agli Avignonesi
Hanno viso di tabacco
e ventre di marengo;
cantano canzoni,
mai udite per le strade
scendendo dalla scala
col tacco d’oro.

 

prostituzioneCome sempre, Volponi narra, fotografa, e con abilità consumata ci accompagna per le case chiuse della città cogliendo di ognuna il particolare che possa diventare segno tangibile di un qualcosa di insolito. E’ evidente, siamo a prima della legge Merlini che mise le prostitute sulla strada e non c’è ragione di occultare gli indirizzi dei luoghi a cui si può accedere per trovare una fanciulla con cui fare l’amore a pagamento. Così vicolo del Lupo, via Mario dei Fiori, piazza Fontanella Borghese, via Fontanella, via Capo le Case, via del Pellegrino, Torre Argentina, via dei Giubbonari, via dei Coronari, via degli Avignonesi, diventano una gita molto diversa da quella proposta dalle guide ufficiali della Capitale, un itinerario che segue, si può dire? Le tracce della libidine, dell’avventura scamiciata e indecorosa. Ma è questo che spinge lo scrittore a girovagare privo di interesse storico, artistico e archeologico? O una interiore spinta sociologica? Una qualche intenzione politica? Una pietà che lo coinvolge e gli dà insieme incanto e amarezza? Come si può non amare ragazze con gli “sguardi di fontane?”, o che hanno “il seno e la cintura / dolci come ginestre?” o che camminano col “tacco d’oro?”. In queste Stanze non ci sono commenti, ma soltanto scatti fotografici colti sull’onda di sensazioni che hanno qualcosa di dolce e funesto. Volponi sembra volerci dire che si tratta di un mondo che vive con proprie regole al di sopra delle regole comuni, ma non dà giudizi, non sperpera nessuna nota che posa dare una indicazione lontana dalla poesia. E la poesia è quella libertà catalogata nei nomi delle vie e delle piazze, nelle visioni romantiche di un qualcosa che le donne promettono al di là delle loro intenzioni. Proprio come accade ad alcuni ora che i viali di Roma, nonostante gli strombazzati divieti moralistici, pullulano di ragazze arrivate da tutte le parti del mondo. Rumene, polacche, bulgare, ucraine, russe, ganesi, cinesi, marocchine. Il campionario è fantastico, occhi d’ogni foggia, cosce ben tornite o a prosciutto di Parma e di San Daniele, seni cocomerosi o a pera, sorrisi finti che mostrano rossetti vermigli e moine imparate come se dovessero esibirsi in teatro. Ed è questo teatro che affascina, che acquieta l’inquietudine di molti, anche di persone per bene che magari la domenica mattina sono andate a messa e al pomeriggio hanno detto il Rosario. Il caso di George Simenon ha fatto sempre scalpore, scandalo. Mi pare di avere letto che quando veniva in Italia pregava un addetto della sua casa editrice di accompagnarlo per le strade di Milano dove si danno convegno le donnine. Scendeva sempre a sceglierne qualcuna, non resisteva a quegli slanci (che importa se finti), a quelle offerte che promettevano il paradiso. Ecco, la poesia di Volponi è un viaggio così, ma senza la fermata e senza la consumazione dell’amplesso. Egli resta alla visione delle “cattive signorine”, come diceva Guido Gozzano, ma non si tratta di paura, di precauzione, di rigetto, piuttosto di qualcosa di misterioso che vede nel “catalogo” la possibilità di svelare enigmi sempre rimasti chiusi in sospettose teche del cuore. La fantasia è un dono che ci è stato dato per percepire i connubi più straordinari, per assistere ai miracoli del pensiero e dell’anima e se si esercita su argomenti così proibiti agli occhi degli ipocriti, vorrà pure dire che ha bisogno di stemperarsi dentro suggestioni che fanno fibrillare la profondità della nostra libido. Dove, non si dimentichi, è depositata la gran parte dell’energia vitale che ci guida al senso e al nonsenso. Guardare e sognare di fare l’amore con le prostitute ha qualcosa di sensato o di insensato o è invece unicamente un esercizio di esaltazione e di trasgressione? Volponi si esalta e trasgredisce, dipinge le strade e le piazze del suo umore, ci pone dentro una realtà che ha suoni inconsueti, ombre e luci in combattimento, e comunque una musica dolce che rasserena e dà a quelle creature del bene il bene supremo della comprensione umana, addirittura la complicità, quella però disinteressata, cioè quella dei poeti.

Dante Maffia

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