Alberto Bevilacqua, La camera segreta, Einaudi – 2011 –

bevil
 
–       sarebbe bastato il viaggio della rosa
dal giardino al vaso: nati
recisi, quel poco nel sole
solamente decisi a sopravvivere
 
*
–       è l’ora della penombra
che affila la lama, l’abbaglio
nell’occhio
della cosa che mai vide, ma che lui sa, che sbarra
 
–       gli anni non trascorsero per noi
fummo noi i loro inverni e primavere
noi stratagemmi del loro terrore
di raggiungere infine l’infinito
 
*
 
–       e ti porto nel mio andare
come si condensa il fiato
a chi cammina per le strade nel freddo
dei crudi inverni
 
*
 
–       col vedere che è come il sottovoce della vista
fra il nulla
sovrimpresso e la tenebra nutrita
dal pulviscolo delle vite,
le ciglia alzando la minuscola illusione
della farfalla dall’ala inchiodata
 
nella burrasca
va al suo altrove di sera
la nuvoletta solare
..come da bambino mi prendevo per mano
fuori dalla litigate domestiche
–       fuori tema
che è piatto dei poveri e si fa
con avanzi intatti di quiete
 
*
 
–       ci piace conservare gli oggetti, i luoghi

implicati in qualche nostro momento

in alcune sottili varianti
del tradimento che la legge sull’adulterio

non contempla
con la menzogna della parola

… viviamo nella parola
camminiamo, navighiamo, voliamo
portati dalla parola
abbiamo dimesso il gesto
che parla del nostro nascere e del nostro morire
che non serve
alle sottigliezze e alla menzogna
 
–       un giorno
le nostre stesse parole dimetteranno
il loro essere gestite,
si vivrà così come siamo
dentro una nube di parole informulate,

silenti
superflui
 
*
 
le piccole cose
 
–       come il primo giorno di primavera
sfuggito
alla disattenta prima pianta fiorita
..succede nelle piccole cose
che il mondo si svaghi attonito di sé
o di sé smemorato per un attimo
 
allora è quel me
nel mio né ora né mai
–       un fondo di riso o di piangere
rimasto nel cuore,
d’altri: chissà di quale
persa felicità o disgrazia
 
*
– assolata piazza del mio nulla
che attende consanguinee ombre:
profondità nera della luce
..arranca
con un’ansia vecchia di giovane futuro
la carrucola dal fondo del pozzo,
riflessa una luna che non esiste,
un attimo di retina felice
nella calda geometria
della guancia di un bambino che lassù s’affaccia
 
*
 
bellezza di tradurre
la sola parola che sei, e di te conosco,
e commetterti
come uno sbaglio di sillaba ogni volta
 
*
Henri Matisse
(dettagli di un dipinto)
 
–       la mia ombra si fa lunga
dietro il tuo passo snello
che con leggerezza ti porta
perché non ha ombre sue
…si incidono in mie forme misteriose sulla tela
i tuoi gesti da nulla, è
la tua distanza che sfiora con  mano:
un vocativo d’avventura
che insiste
a rendere l’avventura possibile
 
–       tratti della tua figura
disposti in lineamenti con sassolini policromi
di come fu da bambina la terra
 
(Einaudi, 2011)
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