“Strano virus il pensiero” di Lidia Sella, La Vita Felice – 2016. La peregrinazione vertiginosa nel “pensiero poetante” di Lidia Sella, di Gabriella Cinti

Ultima-copertina.jpgViaggio di senso dentro un medium di parole, appassionato quanto lucido e diamantino, interrogazione pulsante sull’onda di una peregrinazione interiore quanto galattica, così ci appare questo singolare volume poetico di Lidia Sella.

Oltre alla prodigiosa cultura, anche scientifica, che non solo sottende i suoi versi ma li anima facendone cosa viva e calda – parola d’arte – compare, in piena evidenza, la sua straordinaria personalità, una vis magmatica di pensiero e d’amore, che sono doti rare a tale altissimo livello.

Ciò che colpisce, in primis, è l’aporia di fondo della Poetessa, che emerge struggente dai suoi versi ma credo appartenga alla sua visione del mondo, cioè il nodo irrisolto di una concezione ontologica e cosmologica necessariamente entropica che convive con uno slancio, di opposta naura, animico, di permanenza e di calore (il termine “carezza”, usato con sapienza metaforica ne è una spia, a mio avviso).

La consapevolezza del precipitare del tempo, della natura transeuntica non solo dell’uomo, ma della materia in senso più espanso, anche a livello cosmico, da un lato ha il potere di porre la scrittura di Lidia Sella in una dimensione universale e metapersonale, dall’altro ne riconosciamo il polo conflittuale di una dialettica sofferta e dicotomica.

Difatti, nella spaurente “officina dell’evoluzione” la solitudine del soggetto pensante – e senziente – gioca la sua bekettiana partita, senza che l’esito tragico ne possa smorzare l’impulso vitale, l’irrinunciabile sfida ad Ananke.

Perché vita non è fuori di questo pro-iettarsi in furiosa nostalgia fuori dalla determinazione, cosmica o biologica che rende risibile l’avventura umana, su cui pure Lidia Sella getta una luce di divina agnizione, anche alle soglie dell’oltre, anche in “certi giorni/ quando l’ombra del nulla sovrasta il pensiero”: “ Ma fino all’ultimo quanta nostalgia/ dei folli momenti d’intensità / gli unici in cui l’essenza parla”.

Ecco che su questo siderale deserto, sorge il Fiore del pensiero, la volizione della parola in grado di generare “ali di coraggio” e danze salvifiche di sintagmi e sprigionare un “latteo arco di luce” avanti alle porte di Ade, il tutto intensificato dalla forma aforismatica, che condensa il pensiero in ammassi stellari di poesia di luminosa potenza.

Eraclitea e vulcanica, Sella riesce a cortocircuitare prodigi antinomici con la facilità della vera poesia e con lo scudo di cicatrici d’anima tatuate nel profondo: “Tunnel di dolore sbucano su gioie accecanti”.

Una scrittura la sua, multiforme come gli universi, che si scioglie e si libra in tante forme, a volte guizzante e aforismatica, a volte carica della gravità di una sentenza filosofica inappellabile, a volte lirica e spiegata come il canto di un mitico aedo.

Così che da questo inusitato crogiuolo alchemico si distilla l’oro dell’Illusione che salva, intatta, nel segreto della “pelle dei […] sogni ancora freschi di luna”, preservata per un destino che le riserva la possibilità di “vibrare di piacere e bellezza”, “un’isola di luce”, “un cunicolo segreto” nella “palude quotidiana”, oltre la più fosca delle minacce.

Così Lidia Sella esprime il Desiderio con un afflato mitico e ontologico al contempo, con la forza degli antichi lirici greci, calati nella contemporaneità, perché esso è un Nume, un archetipo che ci tocca in destino, ad alcuni più che ad altri.

E lei lo veste di parole dalla bellezza accecante. Amare e soffrire, esplosi nello spazio e tempo della meteora supersonica della vita umana.

Specie nella sezione a questo tema dedicata, ci si sente avviluppare da una solidarietà cosmica, il riconoscimento dell’Assoluto della Verità amorosa.

Poi la sirena della seduzione lambisce il lettore portandolo alla commozione per l’“intensità” prodigiosa di un sentire vissuto ma soprattutto creaturalizzato in altissimi versi che sprigionano vertigini mistiche: “gli altri non sanno / respirare l’infinito”.

Si conclude la lettura della raccolta, abbacinati dalle sue schegge di luce, dal fuoco segreto ed alchemico della sua capacità – da eletta- di volo, concettuale, scientifico animico, erotico, oltre ogni “gorgo” paralizzante, oltre il “vuoto immenso” fra “le brume dell’essere”.

E nella Grande Notte io contemplo le stupende “piccole stelle della coscienza” accese dalla poesia di Lidia Sella, perle donateci dal “cuore degli astri”.

Gabriella Cinti

 

Sillogismo
Gli atomi contengono immensi spazi vuoti.
L’essere umano è formato da atomi.
Un grande vuoto dentro di noi.

***

Nemmeno la materia si rassegna all’oblio
lancia acute grida elettromagnetiche
una disperata richiesta di aiuto
mentre cade in un buco nero.

***

Logica e oggettività in frantumi
per una folata di vento quantico.

***

Strappata ogni illusione
subito spuntano nuove radici
cosi la Natura lavora per tenerci attaccati alla Terra

***

Noi danziamo perché la morte è immobile.

***

Oggi non sei nemmeno uscito di casa
eppure hai percorso tre milioni di chilometri
attorno al Sole.

***

Dal cuore degli astri
una bufera di atomi
per formare mani nasi occhi
e – strana coincidenza –
tante galassie vagabonde
quanti i neuroni nel cervello umano.

***

Fiore,
se dal tuo stelo colasse sangue
e lacrime dai petali,
rinunceremmo a coglierti?

***

Doloroso partorire se stessi.

***

Un’avida occhiata allo specchio per controllare se ancora esisti.

***

Muore due volte chi appartiene a una civiltà in declino.

***

Nulla mi rende felice quanto un abbraccio di parole.

***

Solo un velo sulla potenza delle tenebre, l’ingenua ragione.

***

Il libro
Incontro alchemico di anime
inchiostro e sangue.

***

Particella instabile
Decade in due milionesimi di secondo, il muone.
Non lamentarti, Uomo, della tua breve vita.

***

È scritto lì, sul papiro
che cela il segreto dei cromosomi:
abbiamo indossato pinne
creste zanne scaglie
tentacoli e carapaci,
ma anche ali di sparviero
occhi felini
mani scimmiesche
orecchie da lupi –
e ogni volta che
annusiamo il pericolo
puntiamo la preda
ci accoppiamo con foga
strisciamo come vermi
o voliamo fino alle cime più alte
per guardare lontano
dietro la Luna
oltre il buio del tempo
a caccia di risposte all’Enigma,
una memoria ancestrale si accende
– misterioso fremito nel cervello rettile –
e l’onda lunga di questo passato animale
ci toglie il respiro.

Lidia Sella

 

Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...