Francesca Lo Bue, “I canti del pilota”, Società editrice Dante Alighieri – 2019, nota di Giorgio Linguaglossa

download (1)Francesca Lo Bue è una poetessa di lingua spagnola e, in particolare, dell’America latina, tutta la sua imagery ce lo rivela, e anche la contestura fono simbolica del suo lessico. Ad esempio, se osserviamo la catena delle parole metafore, le parole femminili: (fiamma, acqua, alba, sera, carne, parola) etc., di contro alle parole maschili (ferro, orizzonte, vento), ci accorgiamo che ne deriva una commistione maschile-femminile, la poesia diventa lo strumento idoneo a scandagliare le radici (raíces) dell’essenza misteriosa della vita (vida): l’acqua (el agua). Tutta la metafisica di questa poesia poggia sull’elemento mobile, equoreo: sull’acqua; si tratta di una metafisica rigorosamente duale, binomiale, di una dialettica immobile: la via della «trasfigurazione» verso l’«Assoluto» è un sendero (sentiero) irto di passioni. I personaggi che albergano nella sua poesia, come Ifigenia, Ulisse, sono trattati non tanto come esemplificazioni del pathos civile di contro alla tirannia di Creonte o le avverse forze del mondo, quanto come esempi di trasfigurazione verso l’Assoluto, esemplificazioni, quasi vie verso la santificazione dell’anima che anela l’infinito, lungo un sentiero (sendero) minato da desgarros (sgarri) e passioni. Molto spesso il lessico vive su un piano alto: «Ti chiamavo con la blasfemia delle mie labbra», per poi scendere in picchiata verso un lessico spoglio e scabro. Una poesia di intensa, febbricitante passionalità dunque che si riverbera in fraseologie astratte.

Giorgio Linguaglossa

 

El agua

Serpentea la tibia llama
peso de maravilla y llamada de esperanza.
No se detiene el agua, el poeta la hace fluir en la vida.
Es el alba,
en la batalla del horizonte es siempre el alba.
El silencio perenne del ojo
no se mueve en el viento que ataca turbulento.
No morirás,
la bondad es solo Tuya.
En los jardines la luna escarlata,
en mi pecho un cuño de hierro.
Lejos, hacia el horizonte de la tarde,
entre senderos de santuarios
se esparcen las raíces doradas de la justicia.
Grisáceos olivos musitan
entre piedras ancestrales.

L’acqua

Guizzare di tiepida fiamma,
peso di meraviglia e chiamata di speranza.
Non si ferma l’Acqua, il poeta la fa fluire nella vita.
È l’alba,
nella battaglia dell’orizzonte è sempre l’alba.
Il silenzio perenne dell’occhio
non smuove il vento che investe possente.
Non morrai mai,
la bontà è solo Tua.
Sui giardini la luna scarlatta,
nel mio petto un cuneo di ferro.
Lontano, verso il lieto orizzonte della sera,
tra sentieri di santuari,
si diramano le radici indorate della giustizia.
Grigiastri ulivi bisbigliano
fra le pietre ancestrali.

 

Escalera de carne

Fuerza de la palabra,
solamente puedo llamar tu imagen.
No conozco tu inicial,
silenciosa verdad de ecos infantiles,
y de avenidas de agua,
de vislumbres que se expanden en la tierra bruna.
Quiero la vía perfecta,
la transfiguración,
revivir los capítulos del libro Absoluto.
Con las palabras áridas de desierto
quiero llegar a la casa
a la casa que es una,
que es tuya,
que es de fe, de pan y de súplica.
Pueda subir con mi escalera de carne y aflicción.
Se despierta el escriba,
se sienta en las líneas del corazón.

Scala di carne

Potenza di parola,
soltanto la tua immagine posso richiamare.
Non conosco le tue iniziali,
silenziosa verità di gemme infantili
e percorsi d’acqua,
di barlumi che si spandono nella terra bruna.
Voglio la strada migliore,
la trasfigurazione,
rivivere i capitoli del Libro Assoluto.
Con le parole aride di deserto
voglio giungere alla casa.
Alla casa che è una,
che è tua,
che è di fede, di pane e di supplica.
Possa io salire con la mia scala di carne e afflizione.
Si sveglia lo scriba,
si siede nella linea del cuore.

 

Ifigenia

Víctima de un instante fatal,
en el país extraño de la vida
entre triunfadores sin gloria ni peligros.
Nacer para desaparecer,
como sonámbula en el vapor turbio de los estanques.
Entrampada hacia el vórtice,
sorprendida viste aguas que traían zumo doliente.
Entre los bordados del hierro solemne
hay tabernáculos de sol
y en los ojos soledad de tinieblas.
Helada sopla la desilución del día
y ruge callado el desdén oscuro
La tristeza aguarda,
tiembla el misterio,
y en agria melancolía,
entre viles miradas ateridas que huyen
descuentas el catálogo indistinto de la culpa.
Tu vida fantasma llama
en la obstinación olvidada del abismo.
Una innoble ilusión se burla astuta,
te llama al sarcasmo para odiar, herir.
Brote verdadero, único
esperas la suerte que te estafa.

Ifigenia

Vittima di un istante fatale,
nel paese strano e prodigioso della vita,
fra trionfatori senza gloria né pericoli.
Nascere per sparire,
come sonnambula nel vapore torbido degli stagni.
Intrappolata verso il turbine,
sorpresa, vedesti acque che portavano succo dolente.
Nei ricami del ferro solenne
ci sono i tabernacoli del sole
e negli occhi solitudine di ombra.
Gelida soffia la delusione dell’oggidì
e ruggisce silenzioso il disdegno.
La tristezza aspetta,
trema il mistero,
e in agra melanconia,
tra sguardi che fuggono intirizziti e vili,
sconti il catalogo indistinto della colpa.
La tua vita fantasma chiama
nell’ostinazione dimenticata dell’abisso.
Un’ignobile illusione, che si beffa astuta,
ti chiama al riso per odiare e ferire.
Bocciolo vero e unico
attendi la sorte che ti truffa.

*

La vida te acecha en un desgarro,
en la maravilla de una pasión
exaltada y oscura.
Estás sola
para la soledad de una idea desconocida,
de un pensamiento insondable,
para estar secreta a ti misma
en la mueca implacable de una arrugada afabilidad.
Y tus nombres de espada se acercan
como duro sendero a mis ojos anhelantes.

*

La vita ti adocchia in uno strappo,
nella meraviglia di una passione
esaltata e oscura.
Sei sola,
per la solitudine di un’idea sconosciuta,
di un pensiero insondabile,
per essere segreta a te stessa
nel ghigno implacabile di sgualcite affabilità.
I tuoi nomi di spada vengono avanti,
come duro sentiero ai miei occhi anelanti.

 

Éxodo

En éxodo huí,
hacia paredes bruñidas de gotas celestes,
lumbre remota de lágrimas.
Habitarás en las alturas etéreas de la tibieza antigua,
donde los arcos del sol se entrecruzan con la asamblea
[de los corazones.
Las manos temblorosas se hicieron tenues e inútiles.
No podía ir hacia atrás,
habían ríos imperecederos y valles ennegrecidos,
más allá el mar de los muertos y de los relictos.
Miré adelante
hacia paredes que goteaban aguas límpidas,
allí donde huyen las palomas a buscar nidos de
[misericordia
y corderos fulvos apacientan tierras boreales.
Allí donde los prisioneros de la tierra escriben las líneas
[del destino,
nombres elegidos para el canto
de los instantes de la eternidad.
Se aquietaron las manos difidentes.
¿para cuándo el desgarro de las espadas?

Esodo

In esodo partii,
verso pareti gemmate di gocce celesti,
lucore remoto di lagrime.
Abiterai in altezze eteree, nel tepore antico,
dove gli archi del sole incrociano l’assemblea dei cuori.
Le mani tremanti divennero tenui e inutili.
Non potei andare indietro,
c’erano fiumi imperituri e valli anneriti,
più in là il mare dei morti e dei relitti.
Guardai avanti,
verso pareti che stillavano acque limpide.
Lì, dove partono le colombe a cercare nidi di
[misericordia
e agnelli fulvi pascono terre boreali.
Lì, dove i prigionieri della terra scrivono le righe del destino,
nomi scelti per il canto
degli attimi.
S’acquietarono le mani diffidenti,
a quando lo squarcio delle spade?

*

¿para cuándo el hogar para los días del ensueño?
¿Cuándo el despertar del sueño de la muerte?
Por Ti pensamientos e inspiraciones,
para llegar al árbol vivo.

*

A quando la dimora per i giorni del sogno?
A quando il risveglio dal sogno della morte?
Da te traggo pensieri e ispirazioni
per arrivare all’albero vivo.

 

La lluvia de la vida

Te llamé con la blasfemia en mis labios.
Me has donado el Libro de preces y cantos.
para la maravilla del misterio,
para encontrar lo esencial.
Hermano Jesús está a tu lado y espera.
Me has susurrado un Libro silencioso,
me ha narrado que estás en los rizos del aire,
en los rayos del sol,
en las raíces de los bosques y en las pozas escondidas.
En la gravedad del existir traes la luvia de la vida.
Una centella chisporrotea entre los sueños,
es el paraíso que se adelanta entre los lemas.

 

La pioggia della vita

Ti chiamavo con la blasfemia delle mie labbra.
Mi hai donato il Libro delle preghiere e dei canti.
Per la meraviglia del mistero,
per ritrovare l’essenziale,
fratello Gesù che siedi accanto e aspetti.
Mi hai sussurrato il Libro silenzioso,
mi hai riferito che sei nei riccioli dell’aria,
nei raggi del sole,
nelle radici dei boschi e negli stagni paludosi.
Nella gravezza dell’esistere porti la pioggia della vita.
Una vampa guizza fra le pieghe dei sogni,
è il paradiso che s’inoltra nelle foreste dei lemmi.

Francesca Lo Bue ( traduzione dell’autrice)

 

downloadFrancesca Lo Bue nasce a Lercara Friddi (PA). In Argentina compie tutti i suoi studi fino alla laurea in Lettere e Filosofia presso l’Università Nazionale di Cuyo di Mendoza. Vince una borsa di studio del Ministero degli Affari Esteri italiano, con il saggio Lirismo y Metafisica en Giacomo Leopardi. Sotto la guida del Professor Aurelio Roncaglia si specializza in Filologia Romanza presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”. Ha curato diversi studi letterari sia in italiano che in lingua spagnola. Ha pubblicato la raccolta di poesie in lingua spagnola Por la Palabra, la Emoción, Edizione Belgeuse Grupo Editorial, Madrid 2009; in Argentina il romanzo di viaggio Pedro Marciano, Ex Libris Editorial, Mendoza; in Italia la raccolta bilingue italiano – spagnolo Non te ne sei mai andato (Nada se ha ido), Edizioni Progetto Cultura 2003 s.r.l., Roma 2009; L’Emozione nella Parola (Por la palabra, la emoción), Edizioni Progetto Cultura 2003 s.r.l., Roma 2010; Moiras, Edizione Scienze e Lettere, Bardi editore, Roma 2012; El libro errante, (Il Libro Errante) Edizioni Progetto Cultura, Roma 2013; Itinerari (Itinerarios), Società Editrice Dante Alighieri, Roma 2017; I canti del pilota, Società editrice Dante Alighieri, 2019].

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