Tre poesie di Alfredo Giuliani da ” Il cuore zoppo”, nota di Giovanni Pacchiano

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Alfredo Giuliani, Mombaroccio, 23 novembre 1924 – Roma, 20 agosto 2007

Sin dagli inizi della sua attività poetica (Il cuore zoppo, 1955), Alfredo Giuliani tenta di staccarsi con decisione dalla tradizione della lirica italiana, scegliendo altri maestri. Il suo bersaglio polemico è, da subito, il crepuscolarismo, l’atteggiamento di fondo del Novecento italiano, il pianto sull’infelicità storica; a cui oppone una versione energetica della poesia perseguita attraverso l’inquietudine metrica e l’efficacia linguistica. Più agevole, movendo da tali premesse, è spiegare la presenza di Dylan Thomas, più ancora che Pound o Eliot, alla radice della sua esperienza, come testimoniano anche le sette esemplari versioni dal lirico gallese poste alla fine del Cuore zoppo: la figura di un poeta apparentemente anti-intellettuale, legato a una fantasia sfrenatamente liberatrice e al culto visivo dell’immagine da cui germina immagine, o ai giochi metaforici ai confini del surrealismo, è ripresa e riadattata all’interno di una prospettiva personalissima che, mentre combatte il crepuscolarismo, si sente tuttavia minacciata da altri fantasmi. I richiami ossessivi all’infanzia o all’adolescenza come momenti di esuberanza dei sensi e della mente sono, infatti, controbilanciati dalla comparsa di figurazioni simboliche emblematiche di un evento luttuoso; o possibili sintomi dell’attrazione per una stasi che annulli ogni nozione di tempo: la buia torre, la vuota fornace, le erbe canute del campo, le ombre di consumati autunni, i lumi rossi che vegliano ai cantoni del castello; segni di una storia, tutto sommato troppo privata e profonda per essere ascritti con certezza anche alla suggestione di un’altra tradizione, quella dell’espressionismo tedesco.

Giovanni Pacchiano

 

 

Città d’estate

O città, città, i tuoi mattini
Dileguanti cavalli in un brumo di paglie d’oro,
Il vino viola versato dalle cupole ardenti!

Stille di sete fumano via
Nei fiati allegri folti di voli,
Struggente grembo dell’aria,
La guglia s’arrende al solco della rondine.

 

Quando vidi il salice

Quando vidi il salice scuotere le sue tristi piume
Nel giardino dell’ospedale,mi ferì una scheggia
Dell’ora mormorante per la cascata dei colli
Dalla casa lontana; la composta luce
Giacque senza palpebre sul confine dell’erba.

E vidi nel ricordo la torre al vento della scogliera,
La sua toppa verde e la scacchiera spallidita.
E vidi che tutto è bello e uguale:
Ala di pietra spuma di mare inverno…

 

I cacciatori di grilli

Nel campo avanzano a cavallo sulle scope i cacciatori di grilli.
Soffia nel corno di latta il battitore al salto dei cespugli.
Ah, trattieni un poco i pensieri
Come questi trucioli leggeri
Che al filo dei recinti il vento padrone attorcigliò;
A palmo a palmo indietreggia, le spalle mature all’occidente,
Fino al disarmato fortino dentro il petto.
Il dolore ch’ho perso
E che m’ha fatto qual sono, il bimbo vecchio nomade d’amore,
È un idolo di pietra che mai alcun voto interrogò.

Varcano i cacciatori l’ora buona del tempo
Nel crepuscolo dei grilli e degli aromi.
Chiaro come un brivido d’ossa nell’oscurità,
Scende meco per sempre il bimbo, la mente piena di mani,
E salta la cespugliosa età.

Alfredo Giuliani

 

Alfredo_Giuliani (1)Alfredo Giuliani (Mombaroccio, 23 novembre 1924 – 20 agosto 2007) è stato uno scrittore, poeta e critico letterario italiano, appartenente al Gruppo ’63. Si laureò in filosofia nel 1949 e fu docente di storia della letteratura italiana moderna e contemporanea presso la Facoltà di Lettere dell’ Università di Chieti. Negli anni ’50 iniziò ad occuparsi, come critico militante, della rubrica di poesia sulla rivista “Il Verri” e continuò con impegno questa attività fino al 1961. Tutte le recensioni che sono apparse sulla rivista sono state pubblicate nel 1965 dalla casa editrice Feltrinelli con il titolo “Immagini e maniere“. Nel 1955 venne pubblicata la sua prima raccolta poetica dal titolo “Il cuore zoppo“. Fece parte del Gruppo ’63 e nel 1961 curò la pubblicazione dell’antologia “I novissimi“, uno dei testi fondamentali della neoavanguardia, nella quale sono raccolte molte delle sue poesie accanto a quelle di  Sanguineti, Pagliarani, Porta e Balestrini. Fu direttore responsabile della rivista del Gruppo ’63 “Quindici” fondata a Roma nel 1967 e collaborò al quotidiano “La Repubblica” e alle riviste “Il cavallo di Troia”, “Testuale” e “Gradiva”.

Opere

Il cuore zoppo. Con sette versioni da D. Thomas, Magenta, Varese, 1955
I Novissimi. Poesie per gli anni Sessanta, Rusconi e Paolazzi, Milano, 1961, poi nuova edizione Einaudi, Torino, 1965, e terza edizione Einaudi, Torino, 2003
Povera Juliet e altre poesie, Feltrinelli, Milano 1965
Il tautofono, Scheiwiller, Milano 1969
Chi l’avrebbe detto, Einaudi, Torino 1973
Nostro padre Ubu, Cooperativa Scrittori, Roma, 1977
Versi e non versi, Feltrinelli, Milano 1986
Ebbrezza di placamenti, con una introduzione di R. Luperini, Manni, Lecce, 1993
Poetrix Bazaar, Pironti, Napoli, 2003
Furia serena. Opere scelte, con un saggio di U. Perolino, Anterem, Verona, 2004
Dal diario di Max. Pensieri e ridevoli patacchi, Marini, Bari, 2006

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