Marco Onofrio e il narratore Dante Maffìa, di Sebastiano Martelli

dentro_un_sogno MARCO ONOFRIO

Quando nel 1990 l’Editore Guida di Napoli ebbe l’idea di realizzare la collana di narrativa “La Clessidra” che prevedeva la scelta da parte di un narratore già affermato di cooptarne uno esordiente, Giampaolo Rugarli, che era in testa alla classifica dei libri più venduti con “La Troga”, edita da Adelphi, pensò d’invitare Dante Maffìa che come poeta era già conosciuto e stimato ma che in narrativa aveva dato alle stampe su alcune riviste pochi racconti. Rugarli andava comunque sul sicuro, perché Maffìa aveva dimostrato di possedere una scrittura fluida e piacevole, ricca di sfumature, di ammiccamenti, di sottintesi. Infatti “Corradino” fu salutato su «Il Tempo» di Roma con un articolo molto positivo di Giuliano Manacorda e uno ancora più circostanziato di Giacinto Spagnoletti su «Il Messaggero». Il battesimo del narratore Maffìa così avveniva avallato da tre firme importantissime, due delle quali nella funzione di storici della letteratura italiana del Novecento.

Marco Onofrio non trascura neppure questo esordio occupandosi della narrativa di Maffìa nel suo prezioso e documentato libro dal titolo suggestivo e programmatico: Come dentro un sogno. La narrativa di Dante Maffìa tra realtà e surrealismo mediterraneo (Città del Sole Edizioni, 2014, pp. 240, Euro 15). E poi si apre a considerazioni sempre pertinenti che portano all’interno dei meccanismi adottati dal poeta calabrese per realizzare i suoi racconti. Viene evidenziato quindi come Maffìa si serva costantemente della realtà del quotidiano però riplasmandola e ricavandone momenti surreali e perfino esoterici, spaccati di situazioni che nascondono enigmi. Onofrio ci spiega come Maffìa sviluppa le narrazioni facendo intravedere ciò che dovrebbe accadere e che spesso non accade. Ciò però è preparato con un’alchimia sottile che rende tutto, passatemi la parola, appetibile. Dico appetibile perché nelle parole di Maffìa (anche in quelle poetiche) c’è sempre qualcosa di imprendibile e di segreto che rende la lettura profumata come una pietanza. Credo che l’esperienza sudamericana di Maffìa abbia contribuito enormemente alla sua formazione di narratore e se ci si sofferma su alcuni suoi scritti critici che affrontano le opere di Manuel Scorza, di Vargas Llosa, di Quiroga, di Juan Rulfo, di Marquez, di Borges, di Amado, di Ernesto Sabato, di Bioy Casares possiamo renderci conto di quanto amore egli abbia avuto per libri come “Rulli di tamburi per Rancas”, per “Pedro Paramo”, per “I racconti della pianura”. Onofrio giustamente accenna a questa esperienza e ne traccia, come dire, le coordinate per cercare di cogliere se il fascino sia stato soltanto in direzione delle atmosfere o anche degli stilemi e delle caratterizzazioni psicologiche e sociali. Lavoro sottile, ma Onofrio ha saputo calibrare le sue analisi e farci intendere quel che realmente ha verificato e quel che invece può essere soltanto la coincidenza dovuta al carattere “caliende” di Maffìa. 

Quel che più piace del saggio di Onofrio è il suo lasciarsi andare alla narrazione delle narrazioni maffiane: egli trasalisce ad ogni scopertura e ce la ridà con quella gioia che rende piacevolissime le pagine di “Come dentro un sogno”. Il critico Onofrio non si disgiunge mai dallo scrittore Onofrio, dal poeta e così il discorso diventa un itinerario che guida a entrare nella bellezza del dettato di Maffìa, nei risvolti che presentano improvvisi momenti di incanto, direi scoperte di situazioni che hanno qualcosa di imponderabile e di misterioso. La forza narrativa di Maffìa è riposta nella polpa densa della sua scrittura e anche in questa direzione Marco Onofrio ci accompagna con esempi costanti che spianano la strada per riconoscere nelle opere di Maffìa quella humus umana che rende tutto meravigliosamente attraente. Questo incontro tra due poeti critici è una prova seria di come si dovrebbe procedere nel mondo delle lettere per proseguire il cammino della poesia senza intrusioni estranee. Un tempo queste affiliazioni erano usuali e quasi d’obbligo, uno scrittore trainava l’altro e nella somiglianza nasceva la via nuova, la discrepanza, il rifiuto, dopo l’adesione. Adesso pare che bisogna sempre e solo uccidere i padri ma prima ancora che abbiano generato. Stupida contraddizione che non porterà da nessuna parte. Ecco perché “Come dentro un sogno” può portare a un nuovo modo di fare e di essere. Almeno questo è il mio augurio e lo faccio soprattutto dopo avere letto questo libro di Marco Onofrio che non ha peli sulla lingua nel riconoscere e nel proporre; un atto di fede che lo rende forte e deciso, che lo fa entrare nel Parnaso dei critici.

Sebastiano Martelli

 

 

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1 commento
  1. ‘Quel che più piace del saggio di Onofrio è il suo lasciarsi andare alla narrazione delle narrazioni maffiane: egli trasalisce ad ogni scopertura e ce la ridà con quella gioia che rende piacevolissime le pagine di “Come dentro un sogno”. Il critico Onofrio non si disgiunge mai dallo scrittore Onofrio, dal poeta e così il discorso diventa un itinerario che guida a entrare nella bellezza del dettato di Maffìa, nei risvolti che presentano improvvisi momenti di incanto, direi scoperte di situazioni che hanno qualcosa di imponderabile e di misterioso.’
    .
    Condivido senza esitazione questo passo del critico Martelli poiché ho sperimentato personalmente nelle mie letture tali indubbie qualità di Marco Onofrio scrittore-poeta-critico.

    Giorgina Busca Gernetti

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