Cinque poesie di Giovanni Asmundo dalla silloge inedita “Stanze d’isola”

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I

Mimiche di un venditore di fichi
e di un vecchio suo compagno
in braccio agli anni
ampi gesti da maschere tragiche.
Lontano, un tranciatore di tonnina
ripete mesti i confini dell’uomo.
Sul vaso, scivolate le figure
profonda e buia scena, nera argilla.

 

II

Venuti dal mare
sul mare siamo fuggiti
con l’arida schiuma.
Ma alla terra torneremo.
Stabilità
lontana dal flutto
che insiste le sponde.
Se fuori è un erratico incedere
induce in peripli
(ritorni obliati, sospinte burrasche)
palpando mollezze di casualità,
dentro ti conduce
(anneriti i sensi)
per vie precise, per ventri certi.

 

III

Se di cenere sigillerà gli occhi
sfocati già da nera caligine
quest’orrida fertilità non scelta
scarna, pestata, materna, agognata
se per braccia non daremo nuovi getti
di sanguinelle che suggono lava
dolci vampando di zagara i clivi
se inerti giaceremo senza terra
lacerti di coro noi saremo
di sagome disarticolate
danzanti su crinali impietosi.

 

IV

Monocolo, non ascoltai le stelle.
Ignorando quel liquido di rovere
non compresi le sue astute favelle.
Tolsi così luce alle albe effimere.
Altrettanto consce bestie misere
ingravidate asine prive di selle
sgobbano neve e un velo di cenere
da grotta che scorre sotto la pelle.
Vitali pulvini tra sterpi cotti
sgocciolando gli anni in miele di sulla
cantano acerbi, nati a scomparire.
Al vitreo scricchiolio di sassi rotti
si assottigliano le ossa di betulla
e il senso delle cose e del fluire.

 

V

Fichi neri, succosi e spaccati
stillano e cascano al suolo
con tonfi sordi, non colti.
Resti di muri rosi da lumache
si ricongiungono ai cumuli di pietra
e sparsi ossi di pecora.
Ombrose cave di rivi serpigni
lussureggianti ventri per il sonno eterno
profonde fenditure dell’intera terra
crepata dall’arsura.
Non la disseta
la sterile, vasta distesa del mare, salata.

Giovanni Asmundo

g asmundoGiovanni Luca Asmundo è nato a Palermo nel 1987. Dopo il Diploma di Maturità Classica si trasferisce a Venezia. Nel 2013 consegue la Laurea Magistrale in Architettura presso l’Università IUAV di Venezia, presso la quale attualmente lavora, collabora alla didattica e svolge ricerca nei campi della storia e della rappresentazione dell’architettura. Partecipa inoltre a un progetto di editoria integrata cartaceo-digitale in collaborazione con la Peggy Guggenheim Collection. Tra il 2003 e il 2008 partecipa e vince alcuni concorsi letterari nella propria città e uno nazionale (Premio Pedro Poveda 2005). Dal 2013 partecipa a vari reading leggendo proprie poesie. Nel 2014 è finalista al XXVI Premio Gioachino Belli. Sue poesie appaiono sulle riviste Il Babau, Vibrisse, La Masnada, Poliscritture (a cura di E. Abate) e nelle antologie “Tra i vuoti delle costole” e “Come acqua grigia sulle pietre” de La presenza di Èrato. Dal 2010 lavora a un progetto di poesia dal titolo “Peripli. Topografia di uno smarrimento” che nel 2013, in collaborazione con l’amico fotografo Daniele D’Antoni, si trasforma in una mostra itinerante di poesia e fotografia tuttora in evoluzione, della quale fonda e cura anche il sito e il blog (http://peripli.altervista.org). È tra i curatori di Congiunzioni Festival internazionale di poesia e videoarte, in preparazione per l’autunno 2015.

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6 commenti
  1. Ancora una volta, grazie di cuore a tutti voi redattori per la generosa ospitalità, sia per queste righe che per la giornata di Matera, per l’attesa della quale, ammetto, non sto nella pelle.
    Giovanni

  2. Giovanni è sempre piacere dell’ incontro, in parola e in spirito, in presenza, in indagine. Le sue, tra il naturale e il trascendente sono esperienze importanti e gradite! Grazie

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