Raffaello e la Sistina, di Stefania Severi

Sistina_con_arazziUn moto di soprassalto è quasi scontato all’annuncio del binomio Raffaello e Cappella Sistina, troppo adusi come siamo ad abbinare la Cappella al nome di Michelangelo. Ma il grande urbinate ha assunto un ruolo determinante in relazione alla Cappella quando papa Leone X de’ Medici gli commissionò i cartoni preparatori per una serie di arazzi che avrebbero ornato la parte inferiore delle pareti laterali, posizionati esattamente ognuno sotto un affresco quattrocentesco della splendida serie della vita di Mosè e di Cristo realizzata all’epoca di Sisto IV della Rovere. Quando, attorno al 1515, Raffaello ricevette l’incarico, si trovò a lavorare in un ambiente in cui avevano operato i suoi stessi maestri e i più grandi pittori della generazione che lo aveva preceduto, da Perugino a Botticelli, da Domenico Ghirlandaio a Cosimo Rosselli; ma doveva anche relazionarsi con Michelangelo che, su incarico di Giulio II della Rovere, aveva affrescato la volta. Il confronto dovette essere arduo, e fu certamente molto stimolante, come ancor oggi testimoniano gli splendidi cartoni da lui disegnati, dai quali la bottega di Pieter van Aelst, a Bruxelles, ricavò altrettanti splendidi arazzi con ordito in lana e trama in lana, seta e argento dorato. Soggetto dell’opera è la storia dei Principi degli Apostoli, Pietro e Paolo. Ogni arazzo, grande esattamente come l’affresco superiore e ornato ai lati da una decorazione che riprende quella delle pareti, presenta inferiormente un bordo, con scene a finto rilievo realizzate a monocromo. Sul lato destro, guardando l’altare, e quindi in corrispondenza con gli affreschi sulla vita di Cristo, era la vita di San Paolo. Sul lato sinistro, sotto la vita di Mosè, era quella di Pietro. Tale ricostruzione si deve alla presenza di un arazzo molto più stretto degli altri, a coprire lo spazio destro presso la cantoria, con la scena di San Paolo nel carcere. V&A_-_Raphael,_Christ's_Charge_to_Peter_(1515)Sappiamo dai documenti che Raffaello ricevette, per i cartoni, 1000 ducati, e che la tessitura di ogni arazzo costò 1500 ducati. La cifra era per l’epoca esorbitante, se si pensa che la volta della Sistina era costata la quinta parte. Ma è anche vero che i costi per la materia prima e per le ore di lavorazione necessarie a realizzare un arazzo sono altissimi. Il grande amore di Leone X per gli arazzi si deve forse anche alla circostanza che, essendo un appassionato di musica, la presenza degli arazzi nella Sistina giovava acusticamente all’ambiente. I cartoni furono commissionati nel 1515 (i primi pagamenti a Raffaello sono del 5 giugno di quell’anno), e nel 1517 il Cardinale Luigi d’Aragona, a Bruxelles, vide finito l’arazzo “Pasce oves meas”. Leone X, impaziente di vedere in loco gli arazzi, si fece inviare i primi sette, che furono collocati in situ per la Messa di Santo Stefano del 1519. Giunsero in seguito altri tre arazzi. Raffaello moriva il 6 aprile del 1520, a soli 37 anni, e di lì a poco moriva, il 1 dicembre del 1521, Leone X. Gli arazzi rimasero dieci, ma certamente dovevano essere previste le scene della Liberazione di San Pietro dal carcere e della morte dei due Apostoli. Il ciclo non fu portato a termine sia per motivi finanziari, sia per la morte dei protagonisti.

Arazzi_di_raffaello,_pesca_miracolosaLa storia di questi arazzi, nei secoli successivi, è particolarmente travagliata. Intanto già alla morte di Leone X, mancando i soldi per il conclave, gli arazzi furono impegnati e riscattati poi dal nuovo papa Adriano VI. Nel 1527 furono presi, nel corso del Sacco di Roma, dai Lanzichenecchi di Carlo V, e giunsero a Napoli (nella circostanza si perse la parte inferiore dell’arazzo con il Console Sergio Paolo). Rientrati poi in Vaticano, furono sottratti da Napoleone e recuperati a Livorno da Pio VII. Questa è, in sintesi, la vicenda di molti di questi arazzi, per alcuni dei quali le vicende sono ancora più rocambolesche. Parecchi sovrani vollero farsi eseguire arazzi tratti dagli stessi cartoni, considerando i due cicli esemplari. Enrico VIII d’Inghilterra ne fece eseguire una serie completa (che, giunta a Berlino, fu distrutta nell’ultimo conflitto mondiale). Ne fecero fare copie Filippo II di Spagna e i Gonzaga di Mantova. Carlo I d’Inghilterra acquistò sette cartoni di Raffaello per farne eseguire arazzi dalle manifatture londinesi, e Oliver Cromwell, avversario di Carlo I, li salvò, ritenendoli preziosissimi. I cartoni utilizzati per l’esecuzione degli arazzi erano stati tagliati a strisce e furono ricomposti solo nel 1690: incollati su tela, sortivano l’effetto di quadri. I cartoni sono stati in seguito definitivamente collocati a Londra, nel Victoria and Albert Museum.

Arazzo: Consegna delle chiavi - Serie Scuola Vecchia. Manifattura: FIAMMINGA, BRUXELLES; soggetto e cartone: RAFFAELLO  Inv. 43868

Arazzo: Consegna delle chiavi – Serie Scuola Vecchia.
Manifattura: FIAMMINGA, BRUXELLES; soggetto e cartone: RAFFAELLO
Inv. 43868

«Quasi tutti i regnanti europei, a prescindere dalla loro concezione del potere e della responsabilità nei confronti dei loro sudditi o dalla confessione a cui appartenessero, hanno considerato le “Storie degli Apostoli” di Raffaello come un fiore all’occhiello. Con i suoi cartoni per gli arazzi destinati al centro spirituale della residenza pontificia, la Cappella Sistina, Raffaello ha quindi creato uno stile o – forse sarebbe più giusto dire – una lingua franca della rappresentazione religiosa, nella quale ciò che era stato diviso dalle parole, dai dogmi o dalla politica poteva vedersi unito»: così ha scritto acutamente il prof. Arnold Nesselrath, in qualità di delegato per i Dipartimenti scientifici e i Laboratori dei Musei Vaticani. La “lingua franca” di Raffaello è la sua inarrivabile capacità di parlare un linguaggio comprensibile a tutti, e tale che tutti, a seconda del proprio piano di lettura o del livello di conoscenza, possano trovare una risposta. In “Pasce oves meas” o ne “La consegna delle chiavi a San Pietro”, il Cristo, splendente e contornato di bellissime pecore dal soffice vello e dallo sguardo quasi umano, è figura dolce e grandiosa alla quale ci sentiamo di tendere la mano, proprio come la tendono gli Apostoli.

Petri_Fischzug_RaffaelAlcuni di questi arazzi, conservati nei Musei Vaticani, nel 2010 sono tornati, per un breve periodo, nella Sistina, posizionati lì dove dovevano essere in origine. L’eccezionale circostanza è avvenuta in occasione del loro viaggio in Inghilterra, al Victoria and Albert Museum, dove sono stati esposti accanto ai cartoni originali. Questi cartoni, messi a confronto con gli arazzi, mostrano un tratto tipico della lavorazione dell’arazzo stesso, che risulta scambiato nel verso: di ciò ovviamente ha tenuto conto l’artista al momento della loro realizzazione. L’evento è avvenuto in occasione della visita di papa Benedetto XVI nel Regno Unito (16-19 settembre 2010). Ancora una volta l’arte ha svolto il suo ruolo di ambasciatrice di bellezza, e in particolare questi arazzi che, ideati in Italia ed eseguiti a Bruxelles, rappresentano in modo esemplare l’unità culturale europea.

Stefania Severi

Annunci
Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...