Annalisa Cima, “Di canto in canto”, Ravenna, Longo Editore, letto da Dante Maffia

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PER UN MOMENTO RITROVATO

Per un momento ritrovato
ricomincia il sussulto della vita
e ritorno a chiare immagini
nell’inalbare lieve del giorno.
Ieri era sepolta ogni allegrezza
ma suggelli d’amicizia
hanno risvegliato l’ardire
in un oggi che preme.
Colmeremo il vuoto lasciato
dove il pensiero si perde
camminando nell’angolo di luce
dove scolora l’inverno
dove mutano i calici in corolle.
Vivi e privi d’ansietà
ritroveremo il porto del ristoro.
Verrai con me verso lidi
riposati, uguali, verso futuri
di generose intensità.
Pellegrini di terre sconosciute
scopriremo il paesaggio smarrito
rincorrendo insiemi di parole.
Il vero è promessa di volo:
è perdere se stessi e ritrovarsi
mutati d’intensità, d’aspetto
sino a divenire indistinti.
Il canto, il dolore, il dopo
i quaderni del divenire
la sabbia che misura il tempo
tutto vorremmo possedere.
Ma dietro il muro della fine
c’è un destino antico,
flebile come canto.
Ho amato ogni granello,
vivo e spento, del vivere.
Soffro di non essere vento.
Ma il respiro non è soffiare d’aliseo,
gli occhi non son pianeti del vedere
e le orecchie conchiglie dell’ascolto?
Creatori ignari dell’intorno,
siamo monade e frammento
pensiero vagante degli iddii
desiderio di vegetazioni nuove.

I

All’insegna del pesce d’oro
era il tuo motto
e con ironia hai sigillato
un mondo che solo pochi
hanno toccato con mano.

II

Colmerò il vuoto lasciato
là dove il pensiero si perde
camminando nell’angolo di luce
dove scolora l’inverno
dove i calici mutano
in corolle.

III

Il dolore è un tesoro
che difendo dai dilapidatori
di finte gioie.
L’amicizia è un valore
perenne
non conosce
né tempo
né morte.

Una parola sulla raffinatezza delle edizioni Longo di Ravenna, sempre impeccabili, oggetti con un loro fascino ancora “umano”, con una loro grazia essenziale e ammiccante. Ha fatto bene quindi Annalisa Cima a raccogliere le poesie finora edite in questo bellissimo volume accompagnato da una dotta prefazione di Paolo Cherchi. La prefazione di Cherchi analizza i momenti salienti di un percorso a mio parere straordinario e ne delinea i punti cruciali e di eccellenza rapportandoli ai momenti storici. La poesia va letta come ha fatto lo studioso, senza le inutili teorizzazioni che a un certo punto della sua carriera vennero a noia perfino ad Anceschi. Credo che la poesia di Annalisa Cima vada letta e riletta (non vi sembri una maniera sciocca e consueta di dire) per penetrarne tutte le essenze, tutta la sottile cultura che vi è sparsa come un miele o come spine irte e pungenti. La Cima è un poeta non disposto a venire a patti con niente, segue la sua strada convinta che prima o poi troverà lo sbocco giusto. Da dove le viene questa convinzione che ad alcuni è parsa superbia? Dalla consapevolezza di essere dentro il corpo della parola, dalla certezza di trovarsi nell’occhio del ciclone poetico da cui trae le sue indimenticabili farfalle dorate. Mi si passi la metafora! Farfalle dorate perché ella riesce a rendere lieve anche i drammi, anche le tristezze, perfino le angosce e ne fa ragionamenti dettagliati che sciolgono i nodi intricati della presenza dell’uomo su questo nostro pianeta.
Naturalmente in una breve nota è impossibile discutere dell’ampiezza di un libro come questo che è summa di un lungo percorso. La mia è soltanto una nota che mi auguro possa preludere a una attenzione maggiore. Del resto credo che Longo abbia dato alle stampe questa “opera omnia” , omnia fino a che Annalisa non ci darà altro, per invitare i lettori e gli studiosi a prendere atto di una personalità tra le più ricche e interessanti degli ultimi decenni. Il fatto stesso che personaggi come Ungaretti, Guillén, Montale, Cesare Segre, Maria Corti, Macrì, Spagnoletti, Murilo Mendes, Carlo Bo, Marisa Bulgheroni, Andrea Zanzotto, eccetera si siano occupati di lei sta a significare che non si può prescindere da una presenza che deve essere riconosciuta nella sua piena importanza. Le camarille del potere però restano sorde e dimenticano che la poesia, quella vera, comunque conosce la strada per proseguire il suo cammino eterno a dispetto degli sciocchi e dei facinorosi.

Dante Maffia

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