Settenari sparsi di Anna Maria Curci

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Settenari sparsi

 

I

La semina continua
di grani raccattati.
È mansueto l’appretto.
Sotto, collera bolle.

 

II

Schivo, umbratile, serio.
Efficace e solerte
l’estensor di profili
ti grattugia l’idioma.

 

III

Nella torre a Tubinga
scriveva Scardanelli
quel bagliore di alture
che cerco di tradurre.

 

IV

Non stracciarsi le vesti
e neppur strepitare
non preclude lo sguardo
non attenua la pena.

 

V

Il ripescaggio funge
solo con canzonette.
Non arrischia lo sguardo
chi è pago di orecchiare.

 

VI

A seminar qualcosa
troppo presto si arriva
oppure troppo tardi.
Altri colgono i fiori.

 

VII

Zattera, un giorno voglio
farmi nave ammiraglia
tronfia galea bastarda
per poi tornare chiatta.

 

VIII

Gavroche, m’incanti ancora
e il bello della storia
è che non m’incateni
a sdegno non dai freni.
       

IX

Vagano congetture
tra le gole e i tasselli.
Pazienti, come sempre,
attendono smentite.
   

 X

Tutto quello che è inciso
mente con eleganza
dissimula il dolore
o ne crea l’esistenza.
              

XI

Apro lo scrigno rosso,
pare, la prima volta.
È già fitta di segni
quella pagina bianca.
  

 XII

Ad aggiustare ormeggi
provvedono maestranze
fedeli e sovversive.
Rammendano l’attesa.

 

XIII

Scrutare tra le piaghe
non conforta, viandante.
Forse solo additarle
e tendere la mano.
  

XIV

Infanzia inerpicata
insegna, invereconda
in tempi invero ingrati,
insistente intuizione.

 

XV

S’approssima la resa
(normale sfondamento?).
Sul tuo cavallo bianco
sei spettro, Schimmelreiter.
 

XVI

Accorri al capezzale.
Della prosa, mi chiedi.
Distinguer non è facile
gemere ed ansimare.

 

XVII

Scartabello la mente
(coppa gettata a terra
il gesto del teatrante):
la nota non appare.
         

XVIII

La memoria a soffietto
cigola stenta arranca.
Arretra, fa una stecca,
ma la voce non esce.

 

XIX

Nei giorni del vorrei
è più acuto lo strazio.
La briglia abbandonata
volge lo sguardo altrove.

 

XX

Quando ti gira bene
fai la mia imitazione.
Ti pieghi in due dal ridere
e il pubblico trascini.

 

Anna Maria Curci

Giugno 2013- giugno 2014

 

Anna Maria Curci è nata a Roma, dove vive e insegna tedesco in un liceo statale. Scrive sul blog Cronache di Mutter Courage, su Unterwegs/In cammino, su Lettere migranti ed è redattore di Poetarum Silva. Suoi testi sono apparsi in riviste (“Journal of Italian Translation”; “Traduttologia; “Chichibìo”; “Il 996″), nelle antologie La notte (Roma 2008), Oltre le nazioni (CFR 2011),  Cuore di preda (CFR 2012), Nuovi Salmi (Quaderni di CNTN, n. 28, Palermo 2012), Cronache da Rapa Nui (CFR 2013), nei blog La dimora del tempo sospeso,  CartesensibiliNeobar,  La poesia e lo spirito e sul sito Poeti del parco. Nel 2011 ha pubblicato la raccolta Inciampi e marcapiano; dal 2012 è nella redazione della rivista trimestrale  Periferie, diretta da Vincenzo Luciani. Ha tradotto testi di Rose Ausländer, Ingeborg Bachmann, Gottfried Benn, Thomas Bernhard, Horst Bienek, Marica Bodrožić, Dietrich Bonhoeffer, Thomas Brasch, Volker Braun, Bertolt Brecht, Christine Busta, Paul Celan, Hilde Domin, Seamus Heaney, Heinrich Heine, Felicitas Hoppe, Peter Huchel, Ernst Jandl, Marie Luise Kaschnitz, Sarah Kirsch, Ursula Krechel, Michael Krüger,  Reiner Kunze, Else Lasker-Schüler, Christine Lavant, Rainer Malkowski, Peretz Markish, Monika Minder, Christian Morgenstern, Irmtraud Morgner, Novalis, Oskar Pastior, Christa Reinig, Lutz Seiler, Alev Tekinay, Dylan Thomas, Georg Trakl, Wilhelm Willms, Christa Wolf, Peter-Paul Zahl. Traduzioni in volume: alcune poesie da: Lutz Seiler, La domenica pensavo a Dio / Sonntags dachte ich an Gott (Del Vecchio editore, 2012) e il romanzo Johanna di Felicitas Hoppe (Del Vecchio editore, 2014).

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7 commenti
  1. Colpisce l’utilizzo moderno della tradizione con la scelta del verso settenario. Scelta azzeccatissima per la grande varietà ritmica che offre questa struttura metrica. Moderno il linguaggio, “svelto” in certi casi, di resa immediata come nei versi “scartabello la mente” o “la memoria a soffietto”. Ogni quartina è uno scatto, un fermo immagine del pensiero, colto ora assorto ora disilluso ora, e qui una perla che sento tanto mia, dolente:
    “Scrutare tra le piaghe/non conforta, viandante.
    Forse solo additarle/e tendere la mano.

  2. Quasi epigrammatica; fortemente civile nel messaggio; acuta osservatrice del (mal)costume quotidiano e ascoltatrice di ogni sussulto sia dell’animo sia del pensiero; Anna Maria con questi “Settenari” fonde le sue molte letture con un dettato che è solo suo, e per questo le sono grato.

  3. Il mio ringraziamento va a Luciano Nota per l’ospitalità su “La presenza di Èrato” e, ancoa, a lui, a Narda Fattori, Maria Grazia Di Biagio, Fabio Michieli, per i loro commenti, che mi giungono come occasione di riflessione e incoraggiamento.

  4. Anna Maria fa esperienza del Mondo e la descrive , sentendosene compartecipe e al contempo interprete responsabile ; meritoria operazione sempre più rara tra le autrici della sua generazione . Certamente notevoli le sue risorse linguistiche , valorizzate/accentuate dalla gabbia metrica di questi versi .
    leopoldo attolico –

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