Marziale, DE SPECTACULIS, X Epigramma tradotto da Luciano Nota

marziale

Laeserat ingrato leo perfidus ore magistrum,
ausus tam notas contemerare manus,
sed dignas tanto persolvit crimine poenas,
et qui non tulerat verbera, tela tulit.
Quo decet esse hominum tali sub principe mores,
qui iubet ingenium mitius esse feris.

 

Un leone infedele e ingrato, aveva azzannato il suo guardiano;
bagnò di sangue quelle mani a lui familiari.
Giustamente pagò la pena per quel delitto.
La belva che non aveva voluto tollerare la sferza,
tollerò la lancia. Come devono essere gli usi degli umani sotto un tale
imperatore, se costui vuole che l’animo delle bestie sia più docile?

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2 commenti
  1. Come nel noto epigramma dove un ex medico divenuto becchino, pur svolgendo una diversa professione continuava a dare gli stessi crudeli risultati, al centro resta sempre il rapporto con il potere: chi comanda e subisce, il perseguitato che diviene a sua volta persecutore nell’affresco di qualsiasi forma governativa o società che non conosce repliche se non la violenza di un’imposizione, supplizio corporale o psicologico che denuda e svela il male in ciascun essere.

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