“La scala”, poesia inedita di Luciano Nota

scaletta

Non sono fatto d’azzurro
neppure di rosa.
Sono ancora legato a una scala
fatta di pioli e di vuoti
un insieme di solchi
che cremano l’atrio
il puntello.
Di continuo sento
il crepitio stordito del legno
del cibo ammassato
sul terreno.
Mi chiedo quale vento
possa io inalare
nel lanciare la spalla
il corpo intero
sotto l’oro del vuoto
lasciandomi stendere
nel gorgo dell’inerte.

 

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15 commenti
  1. Tornando ai primi due versi, sui quali volevo ribattere ieri ma fui inghiottita dal gorgo del vivere quotidiano: volevo dire, e arrivo seconda, che a mio avviso sono fondamentali, cioè sono “le fondamenta” su cui poggia tutto il pensiero che segue. Io so di cosa “non sono fatto”, dice il poeta, anzi l’uomo, quello che io sono è una ricerca in salita, in affanno, verso l’alto, a mezz’aria fra la concretezza del “cibo ammassato sul terreno” e l’impalpabile dell’oltre cui anelo.
    L’ho fatta mia, così l’ho sentita.

  2. Ognuno di noi ha una sua “fisiologica” modalità di rapportarsi a un testo o a parte di esso . Quindi rispetto per l’autore e per le riserve che gli si rivolgono . Questo non per imbelle disimpegno , ma ( credo ) per oggettività .
    leopoldo attolico –

  3. La discussione si è incentrata sulla coerenza tre i primi due versi e la rimanente poesia. Su questo condivido la lettura di Maria Grazia Di Biagio che trovo tra le più centrate. Mi resta invece qualche incertezza interpretativa sui rimanenti versi, o meglio sull’utilizzo specifico di alcune parole in merito alle quali sarebbe interessante conoscere dall’autore il motivo della scelta. Per esempio: in che senso i solchi “cremano l’atrio” e “il puntello” che chiude il verso da cosa è retto? Oppure come si coniuga la spinta ascensionale della spalla e del corpo con la chiusa oppositiva e contestuale “lasciandomi stendere nel gorgo dell’inerto”?

  4. Renato, non trattasi di una spinta ascensionale, ma il suo contrario, è una caduta, è una spinta discensionale. I versi precedenti ti fanno capire:il crepitio del legno o il cibo ammassato sul terreno. Sono in treno, ti risponderò meglio rientrato da lavoro.

  5. arrivo tardi – e già tanto ti hanno scritto. Mi metto in coda: la voce è profonda, la materia del verso si espone al dubbio, per ricostruire un equilibrio di forma e di conoscenza, il dialogo della poesia è questo spazio da riempire.

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