“Non vorrei crepare” di Boris Vian

vian-borisBoris Vian – Ville d’Avray , 1920 – Parigi, 1959

Laureato in ingegneria decide presto di seguire il suo istinto artistico, avviando la sua carriera come musicista jazz nei fumosi locali della Parigi anni ’40. La sua vena artistica, però non si esaurisce con la musica, e infatti inizia a scrivere. La stesura dei primi romanzi a metà degli anni ’40. Successivamente inizia a lavorare come autore teatrale, passando poi alla poesia, fino al suo impegno come traduttore (sarà lui a portare la letteratura hardboiled in Francia con la traduzione dei libri di Raymond Chandler). Vian ha scritto 10 romanzi, tra cui 4 thriller del genere hard boiled piuttosto famosi, pubblicati sotto il nome di Vernon Sullivan. La scelta di questo pseudonimo fu dettata dal tentativo di aggirare la censura francese, visto il carattere “forte” di questi scritti; ciò nonostante, più d’un suo libro venne censurato. Con il suo vero nome, Vian ha pubblicato L’Arrache Coeur, L’Herbe Rouge, L’automne a Pekin e L’Ecume des Jours. Postumo. Nel 1959 esce la raccolta di poesie “Je voudrais pas crever” “Non vorrei crepare”. Vian muore la mattina del 23 giugno 1959, nel cinema che proiettava in anteprima il film tratto dal suo romanzo Sputerò sulle vostre tombe. Aveva solo 39 anni e mantenne la promessa fatta da giovane di non vedere i 40. Amico di Raymond Queneau, Jeanne Moreau, Sartre e Simone De Beauvoir divenne simbolo di quell’epoca e anticipò i movimenti culturali degli anni ‘60 e ‘70. Così scriveva di se stesso: “ho avuto una vita movimentata ma sono pronto a ricominciare”. “…Sono un metro e ottantasei a piedi nudi e peso molto e metto al primo posto le opere di Alfred Jarry, la fornicazione, Un Rude Hiver e la mia beneamata sposa.”

 Je voudrais pas crever
Avant d’avoir connu
Les chiens noirs du Mexique
Qui dorment sans rêver
Les singes à cul nu
Dévoreurs de tropiques
Les araignées d’argent
Au nid truffé de bulles
Je voudrais pas crever
Sans savoir si la lune
Sous son faux air de thune
A un coté pointu
Si le soleil est froid
Si les quatre saisons
Ne sont vraiment que quatre
Sans avoir essayé
De porter une robe
Sur les grands boulevards
Sans avoir regardé
Dans un regard d’égout
Sans avoir mis mon zobe
Dans des coinstots bizarres
Je voudrais pas finir
Sans connaître la lèpre
Ou les sept maladies
Qu’on attrape là-bas
Le bon ni le mauvais
Ne me feraient de peine
Si si si je savais
Que j’en aurai l’étrenne
Et il y a z aussi
Tout ce que je connais
Tout ce que j’apprécie
Que je sais qui me plaît
Le fond vert de la mer
Où valsent les brins d’algues
Sur le sable ondulé
L’herbe grillée de juin
La terre qui craquelle
L’odeur des conifères
Et les baisers de celle
Que ceci que cela
La belle que voilà
Mon Ourson, l’Ursula
Je voudrais pas crever
Avant d’avoir usé
Sa bouche avec ma bouche
Son corps avec mes mains
Le reste avec mes yeux
J’en dis pas plus faut bien
Rester révérencieux
Je voudrais pas mourir
Sans qu’on ait inventé
Les roses éternelles
La journée de deux heures
La mer à la montagne
La montagne à la mer
La fin de la douleur
Les journaux en couleur
Tous les enfants contents
Et tant de trucs encore
Qui dorment dans les crânes
Des géniaux ingénieurs
Des jardiniers joviaux
Des soucieux socialistes
Des urbains urbanistes
Et des pensifs penseurs
Tant de choses à voir
A voir et à z-entendre
Tant de temps à attendre
A chercher dans le noir
Et moi je vois la fin
Qui grouille et qui s’amène
Avec sa gueule moche
Et qui m’ouvre ses bras
De grenouille bancroche
Je voudrais pas crever
Non monsieur non madame
Avant d’avoir tâté
Le goût qui me tourmente
Le goût qu’est le plus fort
Je voudrais pas crever
Avant d’avoir goûté
La saveur de la mort…

 

*

Non vorrei crepare
Prima d’aver conosciuto
I cani neri del Messico
Che dormono senza sognare
Le scimmie dal culo pelato
Divoratrici di fiori tropicali
I ragni d’argento
Dal nido pieno di bolle
Non vorrei crepare
Senza sapere se la luna
Dentro la faccia di vecchia moneta
Abbia una parte appuntita
Se il sole è freddo
Se le quattro stagioni
Siano poi veramente quattro
Senza aver tentato
Di sfoggiare un vestito
Lungo i grandi viali alberati
Senza aver contemplato
La bocca delle fogne
Senza aver ficcato il cazzo
In certi angoli bizzarri
Non vorrei crepare
Senza conoscere la lebbra
O le sette malattie
Che si prendono laggiù
Il buono e il cattivo
Non mi tormenterebbero
Se sapessi
Che ci sarà una prima volta
E troverò pure
Tutto ciò che conosco
Tutto ciò che apprezzo
E sono sicuro mi piace
Il fondo verde del mare
Dove ballano i filamenti delle alghe
Sulla sabbia ondulata
La terra bruciata di giugno
La terra che si screpola
L’odore delle conifere
E i baci di colei
Che mi fa stravedere
La bella per essenza
Il mio Orsacchiotto, Orsola
Non vorrei crepare
Prima d’aver consumato
La sua bocca con la mia bocca
Il suo corpo con le mie mani
Il resto coi miei occhi
Non dico altro bisogna
Restare umili
Non vorrei crepare
Prima che abbiano inventato
Le rose eterne
La giornata di due ore
Il mare in montagna
La montagna al mare
La fine del dolore
I giornali a colori
La felicità dei ragazzi
E tante cose ancora
Che dormono nei crani
Degli ingegneri geniali
Dei giardinieri allegri
Di socievoli socialisti
Di urbani urbanisti
E di pensatori pensierosi
Tante cose da vedere
Da vedere e da sentire
Tanto tempo da aspettare
Da cercare nel nero
E io vedo la fine
Che brulica e che arriva
Con la sua gola schifosa
E che m’apre le braccia
Da rana storpia
Non vorrei crepare
Nossignore nossignora
Prima d’aver assaporato
Il piacere che tormenta
Il gusto più intenso
Non vorrei crepare
Prima di aver gustato
Il sapore della morte…

traduzione di G.A. Cibotto

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4 commenti
  1. ma si può commentare? a me è davvero impossibile prendere tanta distanza da veramente vedere cosa è scritto – come è scritto.
    Però potrei bruciare qualsiasi cosa sembri a Vian una meta, potrei dire: valeva la pena vivere, per leggere.
    Grazie Luciano Nota

  2. Gentile Chiara, Vian è un mito. Pensa, concentrò tutti i sui sforzi per definire (da ingegnere) il numero di Dio. Partendo dall’assioma “Dieu est Dieu”, giunse alla conclusione che “deux et deux” potrebbero anche fare quattro Dieux…

  3. Lirica impulsiva di temperamento passionale e insofferente dell’autorità. insoddisfatta di sé e sempre in contrasto con la società: il variare da toni buffoneschi a commossi passando dalla frase quasi ingiuriosa al delicato snocciolamento che echeggia il Francois Villon e il ritmo de “La Ballata degli impiccati”.

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