L’amore omosessuale: Lettera di Oscar Wilde all’amato lord Alfred Douglas, “Ohi, Ninarieddo, ti ricordi di quel sogno…” di Pier Paolo Pasolini

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Mio carissimo ragazzo,

questo è per assicurarti del mio amore immortale, eterno per te. Domani sarà tutto finito. Se la prigione e il disonore saranno il mio destino, pensa che il mio amore per te e questa idea, questa convinzione ancora più divina, che tu a tua volta mi ami, mi sosterranno nella mia infelicità e mi renderanno capace, spero, di sopportare il mio dolore con ogni pazienza. Poiché la speranza, anzi, la certezza, di incontrarti di nuovo in un altro mondo è la meta e l’ incoraggiamento della mia vita attuale, ah! debbo continuare a vivere in questo mondo, per questa ragione. Il caro *** mi è venuto a trovare oggi. Gli ho dato parecchi messaggi per te. Mi ha detto una cosa che mi ha rassicurato: che a mia madre non mancherà mia niente. Ho sempre provveduto io al suo mantenimento, e il pensiero che avrebbe potuto soffrire delle privazioni mi rendeva infelice. Quanto a te (grazioso ragazzo dal cuore degno di un Cristo), quanto a te, ti prego, non appena avrai fatto tutto quello che puoi fare, parti per l’Italia e riconquista la tua calma, e componi quelle belle poesie che sai fare tu, con quella grazia così strana. Non esporti all’ Inghilterra per nessuna ragione al mondo. Se un giorno, a Corfù o in qualche isola incantata, ci fosse una casetta dove potessimo vivere insieme, oh! la vita sarebbe più dolce di quanto sia stata mai. Il tuo amore ha ali larghe ed è forte, il tuo amore mi giunge attraverso le sbarre della mia prigione e mi conforta, il tuo amore è la luce di tutte le mie ore. Se il fato ci sarà avverso, coloro che non sanno cos’è l’amore scriveranno, lo so, che ho avuto una cattiva influenza sulla tua vita. Se ciò avverrà, tu scriverai, tu dirai a tua volta che non è vero. Il nostro amore è sempre stato bello e nobile, e se io sono stato il bersaglio di una terribile tragedia, è perchè la natura di quell’ amore non è stata compresa. Nella tua lettera di stamattina tu dici una cosa che mi dà coraggio. Debbo ricordarla. Scrivi che è mio dovere verso di te e verso me stesso vivere, malgrado tutto. Credo sia vero. Ci proverò e lo farò. Voglio che tu tenga informato Mr Humphreys dei tuoi spostamenti così che quando viene mi possa dire cosa fai. Credo che gli avvocati possano vedere i detenuti con una certa frequenza. Così potrò comunicare con te. Sono così felice che tu sia partito! So cosa deve esserti costato. Per me sarebbe stato un tormento pensarti in Inghilterra mentre il tuo nome veniva fatto in tribunale. Spero tu abbia copie di tutti i miei libri. I miei sono stati tutti venduti. Tendo le mani verso di te. Oh! possa io vivere per toccare i tuoi capelli e le tue mani. Credo che il tuo amore veglierà sulla mia vita. Se dovessi morire, voglio che tu viva una vita dolce e pacifica in qualche luogo fra fiori, quadri, libri, e moltissimo lavoro. Cerca di farmi avere tue notizie. Ti scrivo questa lettera in mezzo a grandi sofferenze ; la lunga giornata in tribunale mi ha spossato. Carissimo ragazzo, dolcissimo fra tutti i giovani, amatissimo e più amabile. Oh! aspettami! aspetta mi! io sono ora, come sempre dal giorno in cui ci siamo conosciuti, devotamente il tuo, con un amore immortale.

Oscar

(Lettera d’amore di Oscar Wilde all’amato lord Alfred Douglas)

 

Pierpaolo_Pasolini

 

 

 

 

 

 

 

 

Ohi, Ninarieddo, ti ricordi di quel sogno…
di cui abbiamo parlato tante volte…
Io ero in macchina, e partivo solo, col sedile
vuoto accanto a me, e tu mi correvi dietro;
all’altezza dello sportello ancora semiaperto,
correndo ansioso e ostinato, mi gridavi
con un po’ di pianto infantile nella voce:
«A Pa’, mi porti con te? Me lo paghi il viaggio?».
Era il viaggio della vita: e solo in sogno
hai dunque osato scoprirti e chiedermi qualcosa.
Tu sai benissimo che quel sogno fa parte della realtà;
e non è un Ninetto sognato quello che ha detto quelle parole.
Tanto è vero che quando ne parliamo arrossisci.
Ieri sera, a Arezzo, nel silenzio della notte,
mentre il piantone rinchiudeva con la catena il cancello
alle tue spalle, e tu stavi per sparire,
col tuo sorriso, fulmineo e buffo, mi hai detto… «Grazie!».
«Grazie», Ninè? È la prima volta che me lo dici.
E infatti te ne accorgi, e ti correggi, senza perdere la faccia
(cosa in cui sei maestro) scherzando:
«Grazie per il passaggio». Il viaggio che tu volevi
ch’io ti pagassi era, ripeto, il viaggio della vita:
è in quel sogno di tre quattro anni fa che ho deciso
ciò a cui il mio equivoco amore per la libertà era contrario.
Se ora mi ringrazi per il passaggio… Dio mio,
mentre tu sei in gattabuia, prendo con paura
l’aereo per un luogo lontano. Della nostra vita sono insaziabile,
perché una cosa unica al mondo non può essere mai esaurita.

Pier Paolo Pasolini

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