Cinque poesie di Antonio Vittorio Guarino da “La costellazione dell’assenza”, Fara Editore -2016

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Pensa ai quadri, un perimetro di rifugio
dove l’immagine è riassunto del tutto
e miliardi di piccoli segni vanno a comporsi,
solidificarsi nella scalarità del dettaglio,
dall’infimo all’enorme, l’insignificante macchia
che si fa forma del reale. Gli oggetti, specie
nella solitudine, privati di relazione,
mostrano il loro significato, o meglio sono
mostrati come del tutto vuoti, inutili, quasi
senza materia. Questa povertà manifesta,
non compresa, è il limite di ogni discorso
sul mondo, la negazione di una ragione
intrinseca alle cose. Tutto qui muore,
tutto qui è fermo anche se mima
il movimento. In definitiva i corpi sono
sempre e solo carcasse inermi, ossa
ottuse senza spiragli, senza profondità
in cui si possa discendere come in un
pozzo artesiano: qui
Alfredino non è caduto, qui nessuno si
è calato per salvarlo: il contenuto è
inesistente e la scatola è spianata
in modo da non poter ricevere nient’altro
che la luce. Del resto, in principio,
lo Spirito aleggiava sulla superficie.

*

Quando tutte le nostre parole
saranno deportate in terra straniera
prelevate a forza dalle case, dai libri,
dalle nostre lingue porose,
una ad una e una dietro l’altra, come
un filo da tirare fino a che disfatta la
trama non si riveli inutile l’ordito
intessuto ad arte
di segni, fonemi, concetti alternati
nella serie, pensieri…,
ci sveglieremo nell’indicibilità
del mattino lasciandoci abbagliare
dal sole senza nome, ed ogni cosa
liberata verrà a noi nel proprio
mistero.

*

Riposa sulle incertezze, questa fretta d’attendere
che ti consuma il corpo, ti rosicchia la mente
come una febbre. Paziente, nel letto in rivolta,
nel tiepido insulso pomeriggio, ad agitarti,
a smuovere l’acqua sporca delle pozze,
la coperta corta dei tuoi “perché?”.
Ascolta com’è lieve il traffico oggi,
sull’asfalto una carezza di gomma e plastica:
questo è il suono dell’indifferenza, ed è dolce:
rasenta la lingua degli angeli, il passo invisibile
di Dio.

*

Conserva nella casa una
stanza per la neve e
l’attende lì dove siede
senza alcuna attesa.
L’ospite sacro arriva in quiete.
Nessuno ne sente
il piede o la voce.
Nessuno lo vede
prima del suo arrivo,
né lo desidera.
Viene e siede
dove egli stesso
è atteso – ma come
una cosa sconosciuta–,
da chi seduto siede
senza attese
nella stanza
della neve.

*

Sottrarsi alla catena –
l’anello che affligge l’anello
con la sua presa.
Basterebbe essere
un poco incrinati
e la forza che ci offende e
costringe all’offesa,
esercitandosi sulla
ferita, spezzerebbe
da sola, senza il nostro aiuto,
la stretta reciproca
di vita
contro vita.

vittorioAntonio Vittorio Guarino (Napoli, 1985) vive ad Avellino. Laureato in Filosofia e comunicazione presso l’Università degli studi di Napoli “l’Orientale”. Ha pubblicato: La Vita Beota (Ed. Il Foglio Letterario, 2009), La caduta dalla giovinezza (Onirica edizioni, 2011) e La costellazione dell’assenza (Fara 2016), opera vincitrice del VI concorso nazionale Faraexcelsior . Alcune sue poesie sono presenti su antologie, riviste e siti web.

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9 commenti
  1. Trovo in queste poesie la serenità del pensiero nichilista che spero si espanderà sempre più modificando quello attuale, immaturo e devastante, fatto solo di vuoto tecnicismo e insano individualismo. Complimenti.

  2. “Pensa ai quadri” cioè alla spiritualità e alla tecnica prodotta dall’uomo affinché “disfatta la trama non si riveli inutile l’ordito intessuto ad arte”… “lo Spirito aleggiava sulla superficie”… “Ascolta com’è lieve il traffico oggi, sull’asfalto una carezza di gomma e plastica: questo è il suono dell’indifferenza, ed è dolce: rasenta la lingua degli angeli, il passo invisibile di Dio”… una poesia di straordinaria trasparenza e pacatezza che nasce dalla consapevole e tumultuosa assunzione della totalità dell’essere vissuto nel suo complesso, enigmatico intreccio materico e spirituale… altro che nichilismo! Complimenti vivissimi al giovane autore!

  3. Giovane poeta molto, molto interessante. Senso e pensiero si compenetrano in modo eccellente. Poesia lontanissima dai versi minimali che pervadono la coeva composizione. Un raggio pungente il suo, sì, un vero messaggio poetico, leggiadro, vitreo, vitale, sofferente come una piuma.

  4. Bravo Luciano! Condivido totalmente le tue sagge, sensibilissime parole – penetranti parole di poeta – sui bei versi di Antonio Vittorio Guarino al quale mi permetto di dare un fraterno consiglio: curi ancora di più la forma e lo stile… potrebbe diventare un classico…

    Rimane invece un bel rompicapo mandare arbitrariamente “d’accordo” nichilismo e spiritualità senza avvertire neppure il soffio della “contraddizion che nol consente” (se si evoca lo spirito infatti si evoca anche la sua esistenza, cosa non così scontata se si evoca il nulla). D’altra parte se non si dichiarano con chiarezza e lealtà coloro che, a proprio giudizio, vedrebbero e coloro che invece, loro malgrado, crederebbero solo di vedere e si rimane nel generico anonimato dei “chi”, si è tristemente destinati a brancolare nel buio.

  5. Caro Paolo Ottaviani,

    “spiritualità” è un termine troppo generico perché lo si possa contrapporre a nichilismo; il quale a sua volta sta a indicare quel processo di trasformazione, dall’esito purtroppo ancora incerto, iniziato con la morte di Dio di nicciana memoria.
    Comunque queste poesie di A.V. Guarino sono piaciute a entrambi, direi quindi che non è il caso di fare polemica.

  6. Conosco la dicotomia tra nichilismo e spiritualità, non è il caso che tu, caro amico Paolo, o tu, caro amico Lucio, ne facciate un dissidio. Lucio è capace (avendolo conosciuto e parlato e osservato: è una gran bella persona) di unire tutto, perché tutto è in lui: bene, male, merda e salute, Dio e il dito. Conosco te, mio grande amico Paolo, conosco la tua sensibilità e la tua mano…Ma a che serve darsi in scavi architettonici e di tetto. ‘Sto ragazzo come poeta è molto bravo, va seguito attentamente. Deve crescere certo, ma ha. HA. Un caro saluto ad entrambi.

  7. Ringrazio tutti per i commenti favorevoli e penetranti.
    Per quel che concerne la questione di un possibile connubio tra nichilismo e spiritualità, vorrei dire che la raccolta, nel suo complesso, si muove proprio tra queste due apparenti posizioni contrastanti. Dico “apparenti” perché ritengo che l’una non possa sussistere senza l’altra, senza essere attraversata dalla domanda che l’altra pone. Lo stesso sforzo filosofico di Nietzsche, come dice bene la Arendt, non esce dallo schema delle teodicee, e si pone quindi come tentativo teorico-esistenziale di giustificazione e redenzione della realtà dall’inevitabile passare-divenire, imprimendole con la Volontà di potenza il marchio del senso, del significato, e, in definitiva, citando Heidegger, dell’ Essere.

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