“Trittico del mare” di Graziella Rizzi, nota di Roberto Taioli

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I

Sarà la mente di una canzone
che mi manda indietro
“L’amico è …” e sono più giovane
attorniata da ragazzini che all’alba della vita
si preparano alla danza di uno spettacolo
che parla di amicizia e d’amore

Gira la mia testa insieme
alla musica
e perdo la dimensione del tempo
e dello spazio.
La finestra illuminata
da girandole di fuochi artificiali e
coriandoli di stelle dorate
che scendono dall’alto folgorando
la vita

Mi sembra ancora di aver accanto mio padre
In altre calde estati
ormai perdute.

Gli altri che assistono
allo spettacolo ammassati
sulle scale della mia casa
non sanno che cosa vedo io
oltre lo scintillio di luci

La sabbia calda e il posto di sempre di un’amica che sta lottando
contro il Male occupato da persone diverse.
qualcuno chiede notizie
ma poi viene inghiottito nel vortice delle vacanze
Si chiudono sotto le vampe
di un sole infernale

 

II

Ho sempre sentito il respiro
del mare
e il richiamo a perdermi
nell’oblio delle acque
lontana dalla riva

liquido amniotico primordiale
dove rinnovo
la linfa vitale

Spariscono le disarmonie
e le cure che
assillano la mente
Il mio corpo
si muove senza fatica
si insinua leggero
e veloce
a pelo dell’acqua

senza far rumore
senza lasciare traccia

Nella solitudine
dell’azzurro
riscopro la serenità
di bambina
e il mio essere
più profondo

 

III

Il borgo è protetto
In una bolla
scalfito appena dalla tempesta
dell’estate annunciata

Qualche tuono
dietro le colline e nel primo mattino
saette dorate
all’orizzonte sulla distesa
dell’acqua

Solo poche gocce
di pioggia e poi un
sole velato
tenui bagliori su un mare che si è messo
un vestito argenteo

dopo giorni di accecati colori
oggi sono colorate
solo le case

La sera ha portato nuvole
e vento
ma la feria d’agosto
qui non si è interrotta
la festa continuerà nella notte
con canti e balli
senza stelle.

Protetti nella bolla
In attesa

Gabriella Rizzi

Queste tre poesie di Graziella Rizzi potrebbero essere lette come in un certo senso la continuazione della sua autobiografia Fin dentro l’anima (www.riflessioni.it/esperienze) o ancor di più l’approfondimento del capitolo Il mio mare, ove l’autrice tratteggia il suo rapporto  privilegiato e simbolico con l’elemento acqueo, nel quale si riconosce e si ritrova e che non è solo un rito estivo, stagionale, ma un radicarsi più profondo, un ancoraggio ai primi passi e palpiti della vita. Le liriche, scritte in un tempo cronologico ravvicinato, invocano tuttavia un tempo antico più lontano, attraverso l’affiorare di occasioni (nel senso montaliano del termine) che lo  determinano in un passaggio labile e struggente. Le liriche si affollano perciò di figure e personaggi evanescenti, comparse nel tempo della vita, maschere di un antico teatro, richiami sonori o silenzi che scandiscono l’immersione dell’autrice in una sospensione, in un intervallo dell’essere, ove ciò che è stratificato, inespresso, latente, irrompe per un attimo al primo posto, per poi ritornare nel lascito memoriale. Il materiale si plasma nello spirituale, si metamorfizza nelle  tracce, negli indizi che le presenze lasciano di sé, nella scia del loro ritirarsi. In questo paradosso del svuotarsi ma  per restare in altre forme e profili, c’è il tradere della poesia, che non è mai riproduzione o copia della realtà, non è mimesis. La mens momentanea  (Leibinz, Omne corpus et mens momentanea, seu carens recordatione) se ne fa permeare senza restarne irretita, la mens trattiene e rimodula l’essenziale, ciò che è fondativo e ancora generativo , oltre la cortina del tempo: “Mi sembra ancora di aver accanto mio padre / in altre calde estati / ormai perdute”. E’ qui ripreso e risentito il tema rilkiano dell’immer wieder, del “sempre di nuovo”, che tuttavia non è la ripetizione temporalmente interdetta e negata. La complessità di queste due parole è tale che esse non reggono ad un discorso logico entro il quale si negano, trovando senso nella dimensione poetica, ove l’io temporale arretra in una sorta di rifondazione.  Siamo così ri-presi e dominati da forze ed energie che urgono e che talora  in ritardo la lingua riesce a portare a parola.

Roberto Taioli

Nota:  il mare di cui l’autrice scrive è senza dubbio il mare inteso come vastità indivisa; nello specifico di una ricognizione geografica, essa ha davanti il mare ligure a lei familiare.

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