Angelo Colangelo: Versi persi? di Giovanni Caserta

145264Angelo Colangelo è un lucano emigrato. Come tanti, si dirà. Ma è un emigrato diverso. Professore, per tutta una vita, attraverso l’insegnamento e attraverso una costante azione di promozione culturale, ha cercato di frenare il graduale scivolamento dei paesi lucani, e della Lucania Basilicata in genere, verso il degrado, se non, in alcuni casi, verso la scomparsa. E’ interessante il fatto che la sua azione egli abbia svolto proprio nel paese in cui fu confinato Carlo Levi, attraverso il quale si piegò a guardare con malinconia quanto succedeva, o non succedeva. Per ironia beffarda del caso, tra gli emigrati costretti ad organizzare la loro esistenza in altra città, sono stati spinti anche i suoi figli. Perciò, giunto all’età della pensione, il professor Colangelo, che al paese ha sacrificato carriera e meritati successi, ha fatto anche lui la valigia, per ricongiungersi ai figli e riformare altrove la famiglia. Si è trattato di uno strappo doloroso, che ora cerca di ricucire […]La ricucitura avviene disperatamente, affrontando faticosi viaggi verso la lontana Stigliano, in provincia di Matera, e ancora continuando a mantenere rapporti umani e culturali col paese; l’altra via è quella della rievocazione, che è sempre più sicura e destinata a resistere, sia pur sempre velata di compresa malinconia. Ogni discesa materiale, per Colangelo, è, oggi, qual era quando, da studente, all’avvicinarsi delle feste di Natale, prendeva treno e pullman per casa: ”Spariva appariva il paese montano / dapprima vicino poi sempre lontano, / quando giungevo da esili collegiali / a viver l’incanto dei dolci Natali”. Ma il rientro successivo, allora come ora,  era ed è sempre una lacerazione. […] La lontananza dal paese è la ragione per cui Angelo Colangelo, che in passato poco si era cimentato con la poesia, e molto si era impegnato con indagini critiche e con la prosa, la scopre o riscopre, a distanza di tempo, improvvisamente, pubblicando Versi persi (alianoparcolevi, 2014) […]  Si va con la memoria verso uomini, cose ed eventi che lasciarono sperare in un futuro migliore. In primo luogo c’è Carlo Levi, confinato ad Aliano. [… ] Ma da lontano – basta abbandonarsi al cuore -, il paese lucano si allarga al mondo. Da Stigliano, come da gran parte dei paesi lucani, nonostante le grandi speranze del secondo dopoguerra, si è continuato a fuggire. Il pensiero e il cuore, così segnati da “esili forzati”, non possono non correre verso i migranti in genere, cioè verso quanti, oggi, come gli stiglianesi e gli alianesi, arrivano dal resto del mondo depresso, soprattutto dall’Africa, in cerca di una esistenza diversa. Si chiamano comunemente extracomunitari; ma per Angelo Colangelo sono fratelli. […] A tutto questo mondo di sofferenza, bisogna dirlo, Angelo Colangelo non si accosta mai con rabbia, ma con la compostezza e il senso della  pietas che gli deriva dalla sua formazione culturale e religiosa. Credente, gli è di sostegno la fede, ma anche la salda cultura classica che gli insegnò l’equilibrio degli antichi. Platone e Cristo, umanesimo e cristianesimo, tanto da lui ammirati nei suoi maestri, gli dicono che forse la pietas può dare e restituire più della rabbia. Così credeva anche Giovanni Pascoli.  Anche Colangelo, infatti, ha conosciuto uomini che seppero coniugare Levi ed il Vangelo, “i frutti  della grecità “ e “i segni  della cristianità”. […] Di qui anche …la scelta di una lingua comunicativa, che, rifuggendo da astruserie e ricercatezze, vuole dialogare. Trova perciò modo di esprimersi, a volte, attraverso forme metriche classiche, tra quartine, endecasillabi, settenari, assonanze e consonanze. L’intento colloquiale si dà anche quando, indulgendo a forme innovative, scrive versi brevissimi, che, se letti di seguito, danno la prosa. Colangelo, in fondo, non vuol rinunziare a dire e trasmettere valori. Insegnante, e anzi educatore per quarant’anni ed oltre, vuole, d’intesa con i suoi grandi maestri di vita e di scuola, fare poesia “utile”. Spesso pare di sentire Umberto Saba; ancora più spesso si sentono i crepuscolari, che di Saba furono affini, come lo fu il Pascoli.

Giovanni Caserta

SULLA TOMBA DI CARLO LEVI

Fra i calanchi,
il tuo volto
d’amico
alle donne
ai bimbi
ai villani
mostrò,
chiara,
la fratellanza
Ora, dal poggio
aereo,
affranchi
coloro che,
pazienti,
inseguono
il vero.

 

UMANESIMO CRISTIANO
(per il barnabita stiglianese Vincenzo Cilento )

Dimorasti fra Delfi e il Partenone
degli Elleni accogliendo la lezione.

Dialogasti con Plato e con Plotino
cercando ogn’ora il senso del divino.

Con i frutti dolci della grecità
spargesti segni della cristianità.

 

MIGRANTI IN VIA CHIAVARI
– Vi Chiavari, Ufficio di immigrazione, Parma –

Un fiume di persone,
giunte da ogni angolo del mondo,
scorre rapido e incessante per la via.

Dal primo albor,
via Chiavari è
un variegato palcoscenico
con tante storie assurde:

uomini, donne
con bimbi
sospesi sulle spalle,
o stretti forte al cuore,
marciano trepidanti
-acrobati
dell’esistenza umana –
in una terra
mutata di colore,
verso un futuro
che vogliono migliore.

Annunci
Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...