Rispolverare i classici: due poesie di Matteo Maria Boiardo

Matteo_Maria_BoiardoMatteo Maria Boiardo nacque a Scandiano nel 1441. Appartenne alla nobile famiglia dei conti di Scandiano, dalla quale giovanissimo ereditò il vasto feudo e la contea. La sua educazione umanistica e l’influsso dell’opera dello zio, il poeta Tito Vespasiano Strozzi, gli dettarono i celebrativi Carmina de laudibus Estensium e i Pastoralia, dieci egloghe. Suoi sono anche gli Epigrammi e i Capitoli del giuoco dei Tarocchi. Ma la fama di Boiardo è affidata al suo Canzoniere in volgare, ispirato all’amore per Antonia Caprara, cui egli diede il titolo ovidiano di Amorum libri tres, e soprattutto al poema cavalleresco Orlando innamorato. Questo è costruito su una trama che mescola liberamente la materia epica del ciclo carolingio con quella amoroso-romanzesca del ciclo bretone. Scrittore per un pubblico cortigiano, Boiardo dà ai suoi personaggi (la bella Angelica, l’impetuoso Ferraguto, il burlesco Astolfo, e Rinaldo, Rodamonte, Brunello, ecc…, sui quali fa spicco per complessità di sentimenti solo Orlando nell’episodio del duello con Agricane) un rilievo sommario, insieme iperbolico e ingenuo e privo di ironia. Morì a Reggio Emilia nel 1494.

Datime a piena mano e rose e zigli,
spargete intorno a me viole e fiori;
ciascun che meco pianse e mei dolori,
de mia leticia meco il frutto pigli.

Datime e fiori e candidi e vermigli:
confáno a questo giorno e bei colori;
spargeti intorno d’amorosi odori,
ché il loco a la mia voglia se assumigli.

Perdón m’ha dato et hami dato pace
la dolce mia nemica, e vuol ch’io campi
lei, che sol di pietà se pregia e vanta.

Non vi maravigliati per ch’io avampi,
ché maraviglia è piú che non se sface
il cor in tutto d’alegreza tanta.

*

Ligiadro veroncello, ove è colei
che de sua luce aluminar te sòle?
Ben vedo che il tuo damno a te non dole;
ma quanto meco lamentar te dêi!

Ché, sanza sua vagheza, nulla sei;
deserti e fiori e seche le viole:
al veder nostro il giorno non ha sole,
la notte non ha stelle senza lei.

Pur me rimembra che io te vidi adorno,
tra’ bianchi marmi e il colorito fiore,
de una fiorita e candida persona.

A’ toi balconi allor se stava Amore,
che or te soletto e misero abandona,
perché a quella gentil dimora intorno.

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