Veniero Scarselli, “L’Universo Parallelo degli Acquatici”, Genesi editore, letto da Narda Fattori

luniverso-parallelo-degli-acquatici-148041Ho sempre apprezzato la poesia di Scarselli che non fa conto di nessuna moda e di nessun reading; anche nel suo procedere è poematica, forma appena ora tornata di moda ma che questo poeta ha praticato fin dal primo libro ed è giunto ormai al quindicesimo. Vive appartato fra i boschi dell’aretino, ma non pensatelo come homeless: Veniero Scarselli è stato docente di Fisiologia, ha una cultura vastissima che copre svariati argomenti e da questa trae suggestioni per la sua scrittura . L’esistenza di mondi paralleli, trova origine e giustificazione dalla meccanica quantistica che presuppone un numero infinito di mondi paralleli, destinati a non incontrarsi. Da buon toscano Scarselli inizia la sua commedia dall’interno del corpo di Dio , ma qui è trattenuto e salvato dal precipizio del male da una creatura “acquatica” che , così come un nuovo Virgilio gli farà da guida nel percorso che non ha Destinazione. Basta lasciarsi andare verso la Grande Madre Acqua , dove armonicamente molecola si accosta a molecola. Nel verseggiare apprezziamo l’abilità di Scarselli che si districa fra fisica, fisiologia e metafisica, senza farsi mancare un pizzico di teologia. Qualcuno potrebbe trovare in questa moltitudine di argomenti, la messa a punto di un raffinato gioco intelletuale, al contrario la sua poesia si connota come riflessione e non è scevra di emozioni benché saldamente trattenuta alla cognizione. Dal suo romitorio, ogni tanto lancia dei messaggi che vorrebbero essere comunicazioni in forme di versi, nuove forme di preghiera, seme sparso con quel bel gesto dal contadino prima delle seminatrici. Il suo linguaggio, non d’accatto , ma preciso, esatto, non mira all’oscuro, al contrario cerca la chiarità per giungere dallo sguardo del lettore alla sua mente e scuotere la polvere accumulata e rimettere in bella le forme. Il suo viaggio nel mondo degli Acquatici rafforza le sue energie spirituali perché l’acqua è rigenerante, non è solo Amnio, ma aggregazione senza fine di molecole e generatrice di altre forme. Come nella dantesca Commedia si sale in conoscenza e al viaggiatore viene spiegato come l’acqua ricordi ogni forma e la porti impressa ( medicina omeopatica? ) e come essa sappia ridere della sapienza aristotelica perché intoccata dai problemi che arruffano l’uomo e lo costringono a tante crudeltà e a tante miserie. Difficile dar conto in una nota di lettura del contenuto di un’opera; spero di aver colto lo spirito che la anima : la verità sta nel punto di vista che si sceglie come punto di osservazione; dunque la verità non è una, bella e solitaria, al contrario è sfaccettata e brilla come la faccia di un diamante. Occorre che la mente resti aperta, disposta ad accogliere quanto le si suggerisce.

Narda Fattori

1

Alla fine di un erto canale
che qualcuno m’aveva indicato
fosse il cordone ombelicale di Dio
e che io avevo asceso arrancando
senza perdere mai la speranza
di vedere l’Altissima Luce,
mi colse invece grande ripugnanza
quando fui mio malgrado carnalmente
congiunto con la grassa mucosa
dell’utero di Dio e trattenuto
con caparbietà inaspettata
mentre mi succhiava dalle vene
sangue e anima come fa un grosso ragno
sulla preda imprigionata nella tela.
Credetti allora, forse ingenuamente,
con una brusca fuga di staccare
la mia carne dall’orribile Carne
per tornare libero e vergine
alla tenera luce del sole
fra i colori del caro vecchio mondo
portando con me la salvezza
dell’anima e del corpo; così
mi lasciai rotolare a perdifiato
giù a ritroso nel canale ombelicale
da cui ero salito, ma mi accorsi
che stavo sempre più precipitando
in oscuri gironi infernali
dov’era orrendamente cocente
l’assenza del Bene e già s’aprivano
i paurosi recessi del Male.

 

2

Non so se nondimeno dall’Alto
mi fu benevolmente concesso
di vedere ancora una volta
almeno con l’immaginazione
le irresistibili delizie del mondo;
con la mente obnubilata infatti
udivo solo un brusio a malapena
percettibile, un vago miscuglio
di cose lontanissime, forse
campane, forse fiochi belati
di pecorelle, forse anche voci;
o erano lamenti appena udibili
di umani che s’erano smarriti,
incautamente allontanandosi dal Vero?
E io, che altro così disperatamente
andavo cercando di rivivere,
se non la mia nascita primigenia,
l’origine di ogni beatitudine,
le acque tranquille dell’amnio,
e almeno per un po’ la pelle calda
della poppa della mamma, ch’era stata
l’unico Tutto, l’unico mio Vero?

 

3

Mi destò dal nostalgico dormiveglia
una strana Presenza Femminile
che mi parve al primo acchito extraterrestre
poiché nel mondo non l’avevo mai vista;
ella infatti si disse appartenente
al Regno Acquatico d’un altro universo,
e mi spiegò gentilmente trattarsi
d’uno dei tanti universi paralleli
che possono capricciosamente
saltar fuori dal Buco metafisico
della burlona Meccanica Quantistica.
I Gran Dottori assicurano anche
che sono uguali a quello vero in cui viviamo
con i nostri importantissimi affari,
se non per qualche irrisorio particolare;
un universo ad esempio può esser fatto
di buona Acqua ed un altro di Aria
forse inquinata come quella che respirano
i poveri mammiferi cittadini,
ma di solito scorrono impassibilmente
paralleli senza mai incrociarsi
col nostro, e forse è per questo
ch’io non mi sono mai imbattuto in alcuno
di quegli strani universi, anzi nemmeno
ne ho mai avuto il minimo sentore
(ammetto pure per mia colpa o distrazione).

 

5

Così dunque parlò la Donna Acquatica
forse obbedendo alla parola che il suo Dio
le aveva infuso: <Caro amico titubante
forse ancora un po’ timoroso,
è naturale che avendo tu durante
la virtuosa seppure temeraria
ascesa del Cordone Ombelicale
bene appreso la dottrina teologale,
abbia creduto d’esser giunto finalmente
a contemplare una parte così intima
di Dio, l’Utero, il Grembo Ancestrale
che pensavi t’avesse plasmato
a Sua esatta immagine e somiglianza
con la sua propria medesima carne.
(…)
Tuttavia avevi anche temuto
che una Mente grandemente superiore
volesse forzatamente annidare
il tuo piccolo e timido feto
nel suo cupido Utero possessivo
per fargli succhiare per sempre
non i fluidi d’una vita ultraterrena
ma il succo dolcemente velenoso
della sua prosperosa placenta;
e tu sapevi che un tale connubio
significava diventare un incestuoso
orrendo figlio di Dio concresciuto
nella Carne del proprio Dio Padre.

 

10

…Invece ora ti dico
che il passo successivo da intraprendere
impegnando ogni forza cognitiva
della tua debilitata intelligenza,
è scordare la mitica placenta
dei tuoi infranti sogni giovanili
e lasciarti annegare nell’Amnio
sconfinatamente accogliente
della nostra Santa Madre Acqua,
creatrice di questo straordinario
incantevole universo acquatico
da cui Ella può seguire con lo sguardo
ogni piccola creatura del suo grembo,
essendo Ella l’unico Dio,
la Somma di ogni perfezione
che a noi Acquatici sia dato immaginare.
Qui anche tu col tuo grumo di cellule
non più dolorosamente bisognose
potrai nuotare senza più desideri,
saziato da quella felicità
che soltanto la vita nell’Acqua
è capace di donare; sappi anche
che i tuoi piccoli inutili cromosomi
sono stati già battezzati
e le cellule così benedette
son già accolte nel consorzio acquatico
ed intente ad una nuova rigogliosa
ricostruzione, immerse nel silenzio
del Liquido Amniotico e attorniate
da infinite molecole acquatiche.

 

36

<Ma ascolta dunque ciò che ancora oggi
esito a rivelarti riguardante
il tuo penoso caso personale,
seppure mi conforti la speranza
che in questa fase della tua convalescenza
sia meno duro incassare un nuovo colpo.
Ebbene sappi, mio povero amico,
che per un raro fenomeno biologico
che accade ogni milione di anni
per qualcuna delle cause suddette
la tua pur degnissima madre
purtroppo non ha generato
un pesce sanamente dotato
d’un corpo e d’una mente normali
ma a quel tempo ha partorito un Mutante,
che per un lungo periodo addirittura
è rimasto sfornito di branchie.
(…)
Tutti i medici che t’hanno studiato
han potuto accertare la realtà,
che in un gene dei tuoi cromosomi
quando tu eri ancora soltanto
un ignaro innocente spermatozoo
avvenne l’infelice mutazione
che covando nel buio amorevole
dell’utero inconsapevole di tua madre
è cresciuta smisuratamente
sbocciando nell’enorme corpo
che ora purtroppo ti ritrovi
d’un verace gigantesco Scarafaggio.
Coi tuoi moncherini di branchie
riesci a malapena a respirare,
ma sei anche purtroppo fornito
d’una mente totalmente contorta
com’è usuale tra gli scarafaggi,
e ciò per conseguenza ha capovolto
il modo naturale di vedere
il nostro ordinatissimo mondo,
ragion per cui ciò che senza dubbio
è sempre stata la nostra normalissima
acquatica realtà, a te appariva
come un mondo al di fuori dell’acqua,
ovvero un mondo fatto d’aria ossigenata
da respirare coi sacchi mezzo vuoti
di strani organi detti “polmoni”
anziché con le solide branchie
approvate dall’Amministrazione;
tu insomma per l’effetto stravolgente
di quel morbo vivevi davvero
un’altra secondaria realtà
chiaramente appartenente a un universo
parallelo, che non stento a credere
fosse senza dubbio più che onesto,
ma purtroppo totalmente diverso
da quello che viviamo nella semplice
ma operosa quotidianità
noi Acquatici più fortunati
perché felici portatori di branchie
di provate prestazioni fisiologiche.

 

 

 

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