Renato Fiorito legge “Come dentro un sogno”. La narrativa di Dante Maffia tra realtà e surrealismo mediterraneo, di Marco Onofrio

dentro_un_sognoIl saggio Come dentro  un sogno. La narrativa di Dante Maffìa tra realtà e surrealismo mediterraneo, di Marco Onofrio (Città del Sole Edizioni, 2014, pp. 240, Euro 15), è in primo luogo un atto d’amore, esercitato con un argomentare incisivo e brillante; ma è anche un’opera a sé, con una propria autonoma poetica che, affrontando la vasta produzione letteraria di Dante Maffìa, finisce col parlare a tutto tondo della vita stessa, dei suoi valori etici, sociali, politici, umani, poiché in Maffìa vita e letteratura sono una cosa sola. Mettendo a frutto la sua consolidata amicizia con l’autore, Marco Onofrio ci aiuta a capire uno scrittore orgogliosamente autonomo, estraneo alle caste dell’ufficialità e, tuttavia, al centro del dibattito culturale contemporaneo; un personaggio inaspettato, sanguigno, che ha fame di vita, curioso e coinvolgente, bisognoso di complicità e di amicizia, che non si contenta di un lettore estraneo e distratto ma vuole renderlo partecipe di questa fame, e lo fa seducendolo con la sincerità scabra della sua scrittura, confessandogli errori e debolezze e chiedendogli infine complicità e condivisione. Onofrio risponde da par suo a questo invito, entrando in perfetta simbiosi con lo scrittore, analizzando e ordinando con precisione scientifica la sua immensa produzione letteraria e le innumerevoli sfaccettature della sua opera.

La vita e la scrittura

Onofrio osserva correttamente che la scrittura di Dante Maffìa non è prigioniera delle forme, rompe schemi ed equilibri per aderire alla realtà mutevole e inafferrabile che lo circonda. Essa si realizza in forma dialogica tra opposti: luce e ombra, vita e morte, quotidianità e oltranza, razionale e irrazionale, che si intrecciano in un dialogo fitto e proficuo, laddove la realtà è solo«capolinea di un tracciato di approfondimento che porta a sfiorare la dimensione metafisica, nella consapevolezza che “c’è un oltre in tutto”, anche se non vogliamo o non sappiamo vederlo». In questo percorso duale Maffìa non ricerca la coerenza a tutti i costi, poiché non vuole sovrapporre la letteratura alla realtà, quanto piuttosto adattarsi ad essa, prendendo atto della umana carenza di conoscenza e verità. Per questo rifugge da eccessive limature, per non recidere i tralci che legano la scrittura alla vita. «Da qui quel senso consapevole di “non finito” che aleggia felicemente su molti tratti della sua opera». Maffìa ha infatti «dell’essere umano una visione totale, realistica, vera: non lo descrive come vorrebbe che fosse, ma come è nella realtà, con le sue contraddizioni e crudeltà, senza posizioni aprioristiche o aggiustature di ripiego. Per questo egli destruttura i luoghi comuni, come serrature inceppate che non servono più ad aprire le porte della conoscenza e, attraverso una procedura impietosa di demistificazione, tenta sempre di dire la verità come a lui appare, anche quando è scomoda e sgradevole».

La morte e la vita

Maffìa nutre nei confronti della vita un’inesauribile curiosità, un sentimento profondo e pieno. Ma l’adesione totale alla vita presuppone anche l’accettazione della morte, una sua presa in carico, indispensabile perché tutto rientri nel ciclico mutare della materia. L’esistenza, come lui la percepisce, oscilla così tra speranza della conservazione e disperazione per la dissolvenza: «Occorre morire per vivere: accordarsi alla dinamica globale della dissolvenza (…) Che cosa diventano le forme delle cose, dei corpi, degli abbracci? Dove va ciò che non c’è più? (…) Essere morti significa entrare in una dimensione aperta, fluida, confusa, indefinibile. Non bisogna odiarla la morte, giacché è innocente: necessaria e ineluttabile come il silenzio degli spazi siderali».

Il Sud

Un altro aspetto essenziale dell’opera di Maffìa è il legame forte con la terra. Nella sua narrazione il sud è una dimensione dello spirito: un modo di vedere la realtà. La Calabria, in specie, è rappresentata come terra densa di contraddizioni, maschilista, violenta, martoriata dalla malavita, che però porta nel cuore la profondità dei legami familiari, la sua forza aspra, la radice della civiltà ellenica e il mito della sacralità dell’accoglienza. In questo “amarcord” la presenza del mare contribuisce a scavare una divisione nettissima, manichea e un po’ ingenua tra la luce delle terre del sud e il grigio del nord Italia; punto di vista che tuttavia Maffìa assume per dare voce alla frustrazione del calabrese che in tal modo vuole reagire alla sua decennale emarginazione.

Il lavoro

La condizione di sfruttamento scandalizza Maffìa e rende tagliente la sua prosa. La grande tragedia dellaThyssen Krupp (dicembre 2007), ad esempio, lo spinge a vedere il Moloch della Produzione come un crudele dio selvaggio che esige in pasto un quantitativo di vittime innocenti, e a denunciare le aberrazioni cui conduce l’incontrastato dominio del profitto in nome del quale l’uomo viene ridotto a cieco fattore di produzione, privo di idealità e di bisogni. Situazione tragica, e tuttavia superatadalla realtà odierna nella quale lo stesso lavoro, per quanto faticoso, è diventato un privilegio. L’emigrazione descritta in “Milano non esiste” ha trovato oggi approdi peggiori e inimmaginabili: la crisi è diventata globale, la condivisione dei valori un’utopia, la ferocia e la mancanza di pietà la regola diffusa. La convivenza forzata di popoli e tradizioni, anziché arricchire pacificamente il confronto, ha fatto lievitare la tensione e l’aggressività territoriale. Le metropoli sono diventate una jungla dove scatta la logica del “tutti contro tutti”. L’Italia si scopre così un paese razzista, dove «l’odio sta prendendo proporzioni gigantesche e non ha riguardi per nessuno».

La Donna

Altro punto fondamentale della narrativa maffiana è il rapporto con la donna e il sesso. La donna in Maffìa ha una bellezza carnale, profana. C’è spesso nei suoi scritti un guizzo, un ammiccamento, una sfida. Le tattiche d’amore, osserva Onofrio, sono descritte a volte con crudezza, sulla base di parametri che appaiono maschilisti, perché vedono la donna come oggetto di desiderio, terreno di caccia, concedendole al massimo una iniziativa di rimando, una sponda docile alle avances dell’uomo. Tuttavia Maffìa le attribuisce un ruolo centrale nella vita di ogni uomo poiché la bellezza femminile rappresenta l’unico, potente antidodo alla morte, e quando si abbraccia una donna la morte «fugge lontano infastidita e ferita».

Cultura e natura

Nel mondo contadino, costretto alla durezza del lavoro e alla subalternità,cultura e natura sono spesso in conflitto. I libri sono ritenuti dalle persone umili uno strumento odioso del potere; chi scrive libri è considerato uno che vuole sottrarsi alle fatiche del lavoro per vivere alle spalle degli altri. Da qui l’avversione di Maffìa per l’erudizione da sbandierare come strumento elitario di dominio e, per contro, il suo tentativo di emancipare il popolo da un sonno di secoli, diffondendo l’idea della cultura «come strumento di libertà».

La televisione

Maffìa percepisce con chiarezza la deriva antidemocratica verso cui spinge la televisione.Il tempo televisivo produce una realtà parallela e inconsistente che, agli occhi assuefatti dei telespettatori, finisce per risultare più vera della realtà. È il trionfo dei dis-valori dell’effimero: la esaltazione della corsa spasmodica al potere, al denaro, al consumo dei beni materiali.L’obiettivo di questo progetto di omologazione, attraverso il plagio e il dominio delle coscienze, è trasformare l’uomo in consumatore, invogliandolo a riempire il vuoto cui è stato condannato con una infinità di beni superflui.

Sono questi alcuni dei numerosi spunti che Marco Onofrio sviluppa nel suo pregevole saggio critico. Egli, utilizzando una scrittura di grande suggestione e piacevolezza, individua efficacemente le problematiche centrali dell’opera di Dante Maffìa, il suo rapporto con la letteratura, la sua concezione dell’esistenza e del vivere civile, sicché alla fine si ha la sensazione non solo di avere incontrato e compreso meglio un sorprendente scrittore, ma di avere capito qualcosa di più anche della società contemporanea e, in fondo, di noi stessi.

 

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