Tre poesie inedite di Paolo Ruffilli

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DIVISIONISMO

Turbinano fitti, i fiocchi,
che nel posarsi a terra
sembra vogliano
coprire tutto il mondo.
Sto fermo lì a studiare
con sorpresa
la scena polverosa,
come fosse il vento
a sollevare
la quantità di particelle
appese a galleggiare.
Nel suo disordine apparente,
il pulviscolo di neve
rende in modo più emotivo
il disegno alla realtà
che va mutando
stato, luce e ora.
E, in quel continuo
trasformarsi
che non lascia niente
a una durata più di tanto
distesa dentro
il tempo della vita,
ogni cosa
nel suo stesso principiare
e starsene sospesa
mentre si colora
appare,
appena cominciata, già finita.

 

ALLA FINESTRA

Alla finestra in bilico,
scostate le tendine,
per esplorare il tempo.
L’aria è calma e là,
tra un tetto e l’altro,
si apre un lembo
di azzurro luminoso
dove la luna
campeggia col suo globo.
Pochi momenti prima
le vivide colline
erano tutte illuminate
dal lucido riverbero
e sciolte ancora
nel tremito di luce
dentro un velo.
Poi eccole già scure
stagliate in modo netto
a disegnare i dossi,
gli alberi, i cespugli,
come nere grotte
contro il cielo
che conserva
un minimo di azzurro,
ma che in gran parte
è già tuffato
nel turchino della notte.

 

RECLUSO

Chiuso tra i muri
del casolare bianco
che sta piantato
con il suo corpo
di sasso nella roccia
ancorato al vento
tra cielo e mare
al passo uguale
di tutte le stagioni…
può darsi sia soltanto
un altro modo, il mio,
per reggere da solo e stanco
l’urto violento della vita,
io pure, come i monaci
chiusi nel distacco
delle loro celle certe
nella coercizione
ma senza l’obbligo
dell’atto volontario
senza scegliere con intenzione
la scelta loro di esclusiva,
da escluso intanto
in reclusione
contro il proprio desiderio
ma libero infine
dal suo imperio.

Paolo Ruffilli

 

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2 commenti
  1. Ancora continua la lotta acre nel tentativo di superare limine e limiti a fronte di qualche rebus di troppo. La struttura ritmica, d’altra parte a semantica costante, si ripresenta sul filo funambolico e reticolare per una visione profonda a scavalcare vedute e panorami familiari, fermati e ben saldi in mente qual archivio d’un onirico , remoto trapassato. E ancora presente quel torrente omerico il cui rumore di fondo si allontana inesorabilmente, lasciando orfani angosciati, per l’ossessivo. richiamo di nuovi lidi incogniti e misteriosi.
    Ben netto inciso il semplice sigillo dell’infinito.

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