Tre poesie di Dylan Thomas da “Poesie”, Einaudi – 2002, a cura di Renzo S. Crivelli, traduzione di Ariodante Marianni

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QUESTO PANE CHE SPEZZO

Questo pane che spezzo un tempo era frumento,
Questo vino su un albero straniero
Nei suoi frutti era immerso;
L’uomo di giorno o il vento nella notte
Piegò a terra le messi, spezzò la gioia dell’uva.

In questo vino, un tempo, il sangue dell’estate
Batteva nella carne che vestiva la vite;
Un tempo, in questo pane,
Il frumento era allegro in mezzo al vento.

Questa carne che spezzi, questo sangue a cui lasci
Devastare le vene, erano un tempo
Frumento ed uva, nati
Da radice e da linfa sensuali.
E’ il mio vino che bevi, è il mio pane che addenti.

 

THIS BREAD I BREAK

This bread I break was once the oat,
This wine upon a foreign tree
Plunged in its fruit;
Man in the day or wine at night
Laid the crops low, broke the grape’s joy.

Once in this time wine the summer blood
Knocked in the flesh that decked the vine,
Once in this bread
The oat was merry in the wind;
Man broke the sun, pulled the wind down.

This flesh you break, this blood you let
Make desolation in the vein,
Were oat and grape
Born of the sensual root and sap;
My wine you drink, my bread you snap.

 

AD ALTRI DA TE

Amico da nemico io ti sfido.

Tu con monete false nelle borse degli occhi,
Tu amico mio dall’aria accattivante
Che mi appioppasti la menzogna
Mentre spiavi bronzeo i miei più gelosi pensieri,
Che mi allettasti con luccicanti pezzi d’occhio
Finché il dente goloso del mio affetto trovò il duro
E scricchiolò, e io inciampai e ciucciai,
Tu che evoco a stare come un ladro
Nella memoria, moltiplicato da specchi,
In sorridente inobliabile atto,
Mano lesta nel guanto di velluto
E un martello sopra il mio cuore,
Eri una volta una tale creatura, un così allegro,
Schietto, spassionato compagno,
Che non avrei mai detto né creduto
Mentre una verità spostavi nell’aria,

Che sebbene li ammassi per i loro difetti
Quanto per i loro pregi,
I miei amici non erano che nemici su trampoli
Con teste in una nuvola d’astuzia.

 

TO OTHERS THAN YOU

Friend by enemy I call you out.

You with a bad coin in your socket,
You my friend there with a winning air
Who palmed the lie on me when you looked
Brassily at my shyest secret,
Enticed with twinkling bits of the eye
Till the sweet tooth of my love bit dry,
Rasped at last, and I stumbled and sucked,
Whom now I conjure to stand as thief
In the memory worked by mirrors,
With unforgettably smiling act,
Quickness of hand in the velvet glove
And my whole heart under your hammer,
Were once such a creature, so gay and frank
A desireless familiar
I never thought to utter or think
While you displaced a truth in the air,

That though I loved them for their faults
As much as for their good,
My friends were enemies on stilts
With their heads in a cunning cloud.

 

SONO VENUTO A CATTURARE LA TUA VOCE

Sono venuto a catturare la tua voce,
Le tue note costruite che escono dalla gola
Con aridi, meccanici gesti,
A catturare il raggio,
Anche se è così dritto e inflessibile;
Quando aprirò la bocca
La luce vi entrerà senza ondeggiate.
Sono venuto a prendere la notte,
Che avanza con ali spietate nella nera sua caverna.
Oh, bocca d’aquila,
Sono venuto a spennarti,
A strapparti l’esotico piumaggio,
Anche se è forte la tua collera:
A portarti da me,
Dove la brina non potrà mai scendere
Né i petali di alcun fiore cadere.

 

I HAVE COME TO CATCH YOUR VOICE

I have come to catch your voice
Your constructed notes going out of the throat
With dry, mechanical gestures,
To catch the ahaft
Although it is so straight and unbending;
Then, when I open my mouth,
The light will come in an unwavering line.
Then to catch night
Wading through her dark cave on ferocius wings.
Oh, eagle-mouthed,
I have come to pluck you,
And take away your exotic plumage,
Although your anger is not a slight thing,
Take you into my own place
Where the frost can never fall,
Nor the petals of any flower drop.

Dylan Thomas (Traduzione di Ariodante Marianni)

thomas dylanDylan Thomas nasce a Swansea, Galles nel 1914. Esordisce giovanissimo con Eighteen Poems (Diciotto poesie, 1934) e Twenty-Five Poems (Venticinque poesie, 1936), richiamando l’attenzione della critica sulla sua poesia originale e complessa, difficile nella fusione di elementi popolari con allucinate immagini bibliche e freudiane, ma basata su temi universali quali amore, nascita e morte, e sul mondo della natura. Profeta di  un nuovo scatenato romanticismo, le sue prime raccolte di versi contribuirono allo sviluppo di quei poeti che per l’intensità della loro visione si denominarono “nuovi apocalittici”. Ricordiamo ancora le raccolte poetiche Deaths and Entrances (Morti ed entrate, 1946) e Collected Poems, 1934-1952 ( Poesie). Muore a New York nel 1953.  Un anno dopo la sua morte Stravinsky compose il pezzo In memoriam Dylan Thomas per quartetto d’archi, quattro tromboni e voce maschile.

 

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