LA SETTIMANA DELL’AMORE (quinto giorno): poesie di Giosuè Carducci, Cristina Polli, Paolo Polvani, Giovanna Olivari, Patrizia Sardisco

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Ambrogio Antonio Alciati, Il convegno, 1918

 

Ricordi d’amore

Quanto amata e adorata, e come sempre
Ricontemplata poi, di che tenace
Amplesso stretta al viver mio si tenne
L’alta imagine tua! Come, sgombrato
Via d’ogni intorno ogni altro affetto, sola,
Onnipotente, di sereno lume
Su ‘1 deserto de l’alma ella ridea!
Tale, se d’Apennin sorge la luna
E su ‘1 toscano pelago viaggia
Solitaria, rifulgono al chiarore
Bianco le nude arene, e lo sfrondato
Bosco porge i suoi rami e si rallegra:
Guata le scintillanti onde il nocchiere,
Guata l’aerea quiete, e canta.

Giosuè Carducci

 

Come una bianca offerta

Come una bianca offerta
Dischiusa allo sguardo
Rinuncia all’avvenenza
Il fiore d’orchidea
E dona una fragranza arcana
Per il tempo che dal respiro
S’adagia nei ricordi la traccia
D’una bellezza che trascende il fato.

Così, se vuoi, è il nastro dispiegato
Dei nostri incontri allacciati
Nello slancio dei giorni trascorsi
Sui quali ora si sparge essenza
D’idromele in pieghe d’ore
Declinata al viverci
Increspature di luce attraversate
Da hybris di amanti ritrovati.

Cristina Polli

 

Paradisiamoci qua

Io non lo so e non lo sai tu come sarà, ma il tuo invito
di rivederci in paradiso cara io lo declino, bada non è
un rifiuto, semmai un rinvio. Certo è una bella favola ma più
che le favole mi piace la tua voce, più che l’aldilà mi piace
guardarti nella gonna di Siviglia, mi piace la tensione
dei polpacci, il rilievo dei ginocchi, la magrezza, la sporgenza degli ossi,
quel vago d’incertezza dentro gli occhi, in definitiva ho necessità
di monitorare la tua fisicità, un controllo costante,
scrutare la volatilità degli sguardi, i toni, i volumi, i gesti.
Ti ricordi che abbiamo mangiato un gelato al mascarpone ?
pensi che potremo rifarlo in paradiso ? che potrò comprarti
quelle sciarpette colorate ? questione di fede ? o accesa fantasia ?
nel dubbio allora lascia che ti preceda io, ti relaziono, ti
documento, t’informo nel dettaglio e t’aspetto, ma nell’attesa
vorrei consumare molte sedie, seduto sulla porta a cercare nel flusso
degli ingressi una ballerina di flamenco con l’accento di Bologna,
la gonna di Siviglia, gli occhiali, l’ansia di cielo brandita come un lusso,
una timidezza di fondo, un assaggino delizioso di vergogna.

Paolo Polvani

 

Vorrei essere le tue mani

Vorrei essere le tue mani
delicate e forti
appassionate e dolci.

Vorrei essere le tue mani
quando cercano
odori nascosti
s’insinuano tra consistenze
già note.

Vorrei essere le tue mani
insaziabili
generose
sapienti.

Allungarmi
nelle tue dita
quando afferri
stringi
premi.

Soffermarmi
nei tuoi polpastrelli
quando sfiori
ascolti
soffi via

quando danzi
il mio girotondo.

Vorrei essere le tue mani
instancabili
intelligenti
che sognano
di dare la vita.

Giovanna Olivari

 

Dentro l’eco di un bacio

mi cabotavi i fianchi
lungo i lati riconvertiti in luce
mi intuivi la foce
dentro l’eco di un bacio
dato senza guardare
l’ora legale. e il faro?
_ c’era, dimenticato acceso
labbra scarne di appigli
non sapere maree
e il perché dell’acqua sulla luna
dei fuochi fatui
l’ansa che torse il collo al fiume
la neve che ha coperto la gola
_ scusa, non te l’avevo vista prima
sudare tra le mani

Patrizia Sardisco

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