Una poesia inedita di Luigi Paraboschi

210px-Head_Odysseus_MAR_Sperlonga

Ulisse ha letto Ginsberg

Conto tutti i sentieri che ho navigato,
il lago di molti cuori dove ho distillato
e sorseggiato acque amare, canto
la purezza di una pennellata surreale
che s’immergeva dentro una fuga
di accenti monchi e con radici anchilosate

e so di avere lasciato persone come ombrelli
dimenticati sopra qualche tram al capolinea
assieme a cani che poetavano gesta antiche d’amore
e di lussuria, mentre asciugavo lacrime stese
sopra cuscini di piume strappate dall’orgoglio.

In vena mi resta il dolore di un ago appassionato
di perdono, ed ho invocato misericordia per
questa mente strizzata dentro la disperazione
intanto che desideravo la cantilena
d’una Circe lontana intenta a distillare versi,
ma la risposta è giunta sempre tardi, talvolta mai,

ho mancato le antiche promesse di ritorno
sapendo che Itaca era il miraggio da fuggire
e mi domando se resta qualcosa di quel tempo
in questo viaggio in cima al quale m’attende
una risposta inseguita da troppo a lungo

e chino la testa dentro la piega del mio braccio
smarrito, senza sostegni, allucinato, in cerca di una pace
simile a quella libertà che c’era sempre dopo l’amore
quando il corpo s’abbatteva nell’ultimo sussulto.

Luigi Paraboschi

Annunci
4 commenti
  1. Intrigante ed interessante questo riflessione poetica metaforica , solida e affilata, sincera fino al disincanto, sul viaggio, sulla solitudine, sul senso del ritorno, sull’amore e la nostalgia … sull’esistenza del novello Ulisse, uomo contemporaneo come lo è sempre a suo modo ogni personaggio mitico, cui l’autore presta una sensibilità acuta, moderna, disperante di mancanze affettive -sognate, immaginate e mai raggiunte veramente-
    “questa mente strizzata dentro la disperazione/intanto che desideravo la cantilena/d’una Circe”
    Poesia ampia, fortemente introspettiva, sapiente nella coscienza dello scacco di risposte che non giungono mai…,vibrante e dolorante nella sua lucida autocoscienza:
    “ho mancato le antiche promesse di ritorno/sapendo che Itaca era il miraggio da fuggire…e mi domando se resta qualcosa di quel tempo/in questo viaggio in cima al quale m’attende/una risposta inseguita da troppo a lungo”. Una confessione lucida e spietata, senza giustificazioni.
    La memoria non assolve e non perdona: “Conto tutti i sentieri che ho navigato,/il lago di molti cuori dove ho distillato… / e so di avere lasciato persone come ombrelli/ dimenticati…mentre asciugavo lacrime stese/sopra cuscini di piume strappate dall’orgoglio..”: grazie per questo canto che commuove e fa pensare.

  2. Il canto dell’afflizione che vibra nelle note dell’uomo che conosce la sua imperfezione e poco sa di come rimediarvi. E’ un lamento storico, anima dei miti, dove ciò che ci appare grande e perfino sacro s’abbruttisce all’affacciarsi nella mente.
    Sempre più grande, Luigi.
    Narda

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...