Flavio Pagano, “Perdutamente”, Giunti Editore – 2013, letto da Dante Maffia

60019z-ETSBNVYNTerribilmente amaro, terribilmente divertente, terribilmente vero questo romanzo di Flavio Pagano che affronta un argomento scottante e delicato, una delle piaghe del nostro tempo: l’alzheimer. Lo fa senza sovrappesi, senza aggiunte, senza  colorare di angoscia quel che di per sé è già angosciante fino all’inverosimile. E’ la storia di una vecchia signora che si ammala e, come scopriremo alla fine del libro, ne ha coscienza, e infatti vorrebbe suicidarsi sotto un treno. Non ce la fa. Tornata a casa rientra nelle consuetudini familiari attorniata da figli, nipoti, nuora e servi che si rendono conto del suo stato e la assecondano, con un fare che è tutto napoletano, felicemente napoletano. Flavio Pagano ha il dono dell’affabulazione e trascina e ci immette nella quotidianità di una città fotografata con quella verve bonaria che tanto ricorda Giuseppe Marotta. Ma il “colore” non è mai accentuato, Pagano non si compiace delle trovate e in prima persona narra di ciò che la malattia compie, di ciò che la famiglia fa nella sua quotidianità con accenti che si imprimono nel lettore e gli fanno amare uomini e cose. Tutto si svolge nella Napoli di sempre e non mancano scene a cui abbiamo assistito in continuazione (le strade affollate, i semafori non rispettati, la confusione della gente negli uffici, l’inerzia, l’inedia, l’incuria) ma Pagano non ne fa delle sceneggiate o delle farse, gli servono a fare comprendere la vitalità di un popolo con le sue manie e le sue esagerazioni per contrapporla all’inesorabilità della malattia che procede senza tregua. Ognuno dei protagonisti ha il suo bel carattere e viene descritto con partecipata ironia. Insomma, il romanzo direi che è divertente e anche dinanzi al dolore continua la sua corsa senza piegarsi alle brutture e alle malinconie. Nella passeggiata in carrozzella lo scrittore sembra scatenarsi in una apoteosi al limite del surreale, ma anche in questo caso, nello scambio di domande tra marito e moglie tutto diventa leggero, facile, come se (ed è il messaggio umano che Pagano vuole fare filtrare) l’alzheimer fosse una delle tante cose della vita da affrontate col medesimo spirito con cui si affronta qualsiasi altro malessere. La perdita di identità della madre del narrante non è disperata e nullificante, ma ha qualcosa di dolce e tenero, tanto che alla fine chi legge si sente parte della strampalata famiglia veneto-napoletana, con annesso indiano. Perdutamente è un libro da leggere e da proporre agli amici perché prendano atto di una realtà che sta in agguato e che soltanto con l’amore si può superare, purtroppo senza sconfiggerla. A Flavio Pagano il merito di una scrittura scintillante, frizzante, densa di fatti, con pagine in cui a trionfare è la tenerezza e dunque la vita.

Dante Maffia

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