Tre poesie di Mariella Mehr da “Ognuno incatenato alla sua ora”, Einaudi – 2014

mehrMariella Mehr – coniugando Celan, Nelly Sachs e Artaud in una prospettiva di riscatto (Notizie dall’esilio), di laica redenzione (La costellazione del lupo) o di lucido delirio (San Colombano e attesa) – rimane strettamente legata, soprattutto nella produzione più recente, al cortocircuito verbale, alla “Wortbildung” (la parola tedesca composta che diventa trampolino di lancio per l’invenzione) cui segue la concatenazione sghemba dei versi, sempre inaspettata, provocatoria, materica e mai astratta o fine a sé stessa. Mariella Mehr arreda il suo universo linguistico come fosse un parco selvatico. Così la sua ricerca poetica approda a volte a una magia crudele (“ Uno sguardo modesto/ pieno di magia rumorosa, più terribile di qualunque ira”), altre volte a un meticoloso esercizio speleologico tra le “ caverne dove, vivono gli uomini di ghiaccio”, altre ancora in formule alchemiche rivolte alla carne e alle sue pause di gelo (“ nell’amore/ togliamoci/ esausti il gelo/ dai capelli”) il tutto avvolto da una notte che inghiotte, restituisce e sottrae: s’insinua ovunque.

dalla prefazione di Anna Ruchat

Dove non c’è luogo
si nutre la parola della montagna non rimossa.
Disperata frase per frase,
la mia Babilonia.
Solo la ferita da aculeo tace.

Se ci siano nuovi luoghi
chiedo, amico, e se
verrà una nuova primavera;
le ore non consumate
il mazzo di rose sprofondato
nel suo risveglio.

All’ultima tempesta di neve, amico,
prendimi il ramo di vischio, e
un’ultima presa di inverno
spargimela sulla fronte.

Poi, amico, chiedere
alla montagna aperta
il mio sangue vagabondo.

Che mi possa
scusare
ancora prima dell’alba.

*

Riportami la notte,
l’occhio del giorno
mi strappa la ragione.

Di giorno cade un fulmine
sulla parola che dorme,
arricchisce l’inferno
di una fiamma.

Cedutami al giorno
mi vien freddo.
Agile muore,
parola per parola una reciprocità:

l’ora vespertina dell’errore.

La follia rumorosa diventa domestica,
leviga la mia pelle la riduce in polvere,
mendica indulgenza,
vuol trovare casa nell’orecchio del silenzio.

*

Verso la cappa magica
si è raccolto dello spirito
nella putrida Sodoma.

niente mitiga la luce
isolata tra
i pensieri e la morte
una parte di me stessa
si dichiara un vegetale
nel fango
e aspetta paziente.

La cappa magica nel frattempo
protegge il mio dolore
senza il quale non ci sarebbe vita.

352_im01_fiMariella Mehr è nata a Zurigo nel 1947. Di etnia Jenisch, ha subito persecuzioni in nome del programma eugenetico promosso dal governo svizzero nei confronti dei figli appartenenti a famiglie nomadi. Da bambina piccolissima fu sottratta alla madre e assegnata in periodi diversi a varie famiglie e a tre istituzioni educative. Lo stesso accadde quando fu lei a diciotto anni ad avere un figlio, che le fu tolto. La rabbia contro le istituzioni sviluppò in lei uno spirito ribelle che la condusse a subire quattro ricoveri in ospedali psichiatrici e quasi due anni di carcere femminile. Dal 1975, come giornalista, ha scritto molti articoli di denuncia. Negli ultimi vent’anni ha vissuto prevalentemente in Toscana. Ha pubblicato diversi romanzi e quattro libri di poesia.

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