Antonio Maria Pecchini letto da Giorgio Linguaglossa


Antonio Maria Pecchini Immutati giorni Nomos, Busto Arsizio, 2013 pp. 80 € 14
Iniziamo dalla «interrogazione». Che cos’è l’«interrogazione nel discorso poetico»?. Il modo di presentare una «interrogazione» al lettore da parte di un poeta giapponese o cinese di oggi è molto diverso da quello invalso in Occidente (nella versione sperimentale o antisperimentale) in specie nella tradizione italiana della seconda metà del Novecento. Antonio Maria Pecchini è un poeta che fa, contemporaneamente, un discorso «aperto» (come discorso su ciò che sta fuori) e un discorso «chiuso», («chiuso» come sinonimo di ciò che sta «dentro»). È una poesia che si fa attraverso il discorso-ragionamento: Pecchini non parla di ciò che è custodito nelle segrete profondità dell’«anima» (quale miniera di metalli preziosi) ma parla di ciò che è accaduto al di fuori dell’asfittica clausura dell’io.
Non siamo proprio nei pressi della teatralizzazione o della oralità come in altre forme di poesia italiana in specie delle ultime generazioni, siamo nel sottogenere di una narratività che si svolge in narrazione poetica. Si va verso una esplicita forma dialogica con il lettore «implicito», una specie di «doppio» della coscienza civile del poeta. Antonio Maria Pecchini non racconta mai un evento preciso, racconta il racconto della sconfitta di un intellettuale di una generazione, quella del 1968 (che sottintende una sconfitta della democrazia italiana); ci sono dei riferimenti ad eventi precisi che si sono succeduti dagli anni Ottanta alla fine della prima decade del nuovo secolo, ma inseriti nel racconto di una disillusione, in un ragionamento che si snoda attraverso XLV riflessioni posizionate in un traliccio stilistico sostanzialmente tridecasillabico dall’andamento narrativo; non c’è un racconto dello sviluppo dell’evento-azione ma solo un resoconto narrativo della riflessione.
Il lettore non viene messo davanti ad un evento da cui trarre una riflessione di vita o una indicazione di rotta, ma l’evento è sotteso dalla e nella riflessione. È una particolare modalizzazione del genere poesia tipica di una impostazione neoverista del messaggio poetico. In questo tipo di poesia non è il gradiente stilistico che è prioritario quanto la testimonianza, l’itinerario di un intellettuale che ha attraversato una lunga fetta di storia nazionale. Dunque, non lo stile ma la testimonianza è significativa. Non si tratta soltanto di un metodo di composizione ma anche e soprattutto un metodo di applicazione della riflessione alla storia nazionale.

XLIV

persa la memoria il passato
è solo un’ombra, anche i volti
degli amici sfumano via, nella penombra
degli anni, e la nebulosità che accompagna
i giorni continua imperterrita a negare
ulteriori presenze, né libera alcun presente
così stentiamo a risvegliarci dall’inclusiva
chiusura osta in essere alla vita
da un ventennale potere organizzato, giorno
dopo giorno, a nostro totale danno,
attraverso le molteplici seduzioni
veicolate dentro l’esistenza resa perciò
un non luogo amaro frutto di una debole
se pur privata resistenza.

XLV

la storia non è soltanto un succedersi
d’eventi, è fatta anche di tante umane
attese, ad ogni sipario aperto
si affacciano molteplici situazioni,
conflitti posti in essere dai troppi egoismi
delle più antiche nazioni, contese spesso aperte
dai chiusi ideologismi delle religioni.
Se poi, al peggio dei governi
non è messa in atto alcuna azione
di resistenza, l’esistenza si fa da sé semplice
atteggiamento di resa. A volte però, la vita
sorprende, basta il niente di un sogno
a rafforzare miraggi e nell’improvviso
svelamento del mistero restiamo sommersi
dalla concretezza del mondo: anche da lì
passa il confine dell’esistenza,
tra il fluttuare leggero del sogno
e il trovarsi piedi a terra tra i vivi.

Direi che per questa poesia è prioritario l’atto della narratività. La poesia si costruisce come una riflessione sul passato della storia italiana dove il momento dell’analisi precede appena d’un soffio il momento della sintesi. L’analisi è, insieme, retrospezione e prospezione, osservazione del dettaglio e visione dell’insieme.
Una procedura rigidamente sottoposta alla struttura della sintassi. Un metodo che consente lo scorrimento (a secondo della necessità della composizione) della narratività è una procedura che rimanda ai rapporti di inferenza e inerenza tra gli oggetti e le loro qualità, ovvero, un strada duale, sostantivale e relazionale, tra le parole e, quindi, tra i significati delle parole e gli oggetti relazionati dalle parole.
Questo tipo di procedura stilistica ricade nel demanio della narratività. Anche nella scrittura di Pecchini si può scorgere questa oscillazione tra neoverismo e iperrealismo. L’iperrealismo predilige l’ingrandimento progressivo delle unità verbali prese ognuna per sé e le collega con elementi asintattici, come congiunzioni o particelle avversative, ricostituendo un periodare primitivo (nel senso dell’immediatezza del linguaggio quotidiano) al fine di rafforzare gli elementi significanti del linguaggio, oppure attraverso l’isolamento e l’ingrandimento di singole parole-immagini. Procedura già anticipata da un quarantennio da un film come Blow up di Antonioni, dove un fotografo, che ha scattato numerose fotografie in un parco, rientra nel proprio studio, e qui viviseziona le immagini attraverso ingrandimenti successivi e arriva ad identificare, stesa dietro un albero, una forma supina: un uomo ucciso da una mano armata di rivoltella che, in altra parte dell’ingrandimento, appare tra il fogliame di una siepe.

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