La Poesia di Ryszard Krynicki poeta della “Nowa Fala” tradotta da Paolo Statuti

Ryszard  Krynicki
Ryszard Krynicki (Sankt Valentin, 28 giugno 1943) è un poeta, editore e traduttore polacco, uno dei più importanti intellettuali della Polonia contemporanea. Nato nel 1943 nel campo di concentramento di Sankt Valentin, in Austria, i suoi esordi sono legati al movimento Nowa Fala (Nuova Ondata), di cui fecero parte autori accomunati da uno sguardo critico e lucido sul regime, tanto che negli anni 1976-1981 la pubblicazione delle sue opere fu vietata dalla censura del regime. Nel 1988 ha fondato la casa editrice a5, che pubblica poesia contemporanea e il premio Nobel Wisława Szymborska. Ha tradotto, tra gli altri, Bertold Brecht, Nelly Sachs e Paul Celan ed è stato tradotto in tedesco, inglese, ceco, slovacco, bulgaro, ebraico, svedese. Nel 2012 gli è stata dedicata in Italia la raccolta Abitiamo attraverso la pelle edita da Interlinea edizioni, a cura di Francesca Fornari, in occasione del premio alla carriera conferito dal Festival internazionale di Poesia Civile di Vercelli.

La lingua, questa escrescenza carnosa

Al Signor Zbigniew Herbert
e al signor Cogito

la lingua, questa escrescenza carnosa che cresce nella ferita,
nell’aperta ferita della bocca, della bocca che si ciba di falsa verità,
la lingua, questo cuore scoperto che batte sull’esterno, questa nuda lama,
che è un’arma indifesa, questo bavaglio che soffoca
le fallite rivolte delle parole, questa bestia che ogni giorno familiarizza
con i denti umani, questa cosa disumana, che cresce in noi e ci
sormonta, questa bestia nutrita con la carne avvelenata del corpo,
questa bandiera rossa, che ingoiamo e sputiamo col sangue, questo
bìfido che ci accerchia, questa verace menzogna che abbaglia,
questo fanciullo, che imparando il vero, veracemente mentisce

1975 da: “Organismo collettivo”

Il nuovo foraggio

Il problema di cosa fare con i vecchi
giornali – sembra risolto. Uno scienziato
americano, il dr. David Dinius ha sperimentato che
i giornali mischiati a soia, vitamine ecc., diventano
un ottimo foraggio
per le vacche. Come sostiene lo scienziato, una sola
vacca americana
può consumare più di 80 pagine al giorno
di giornali tagliati a strisce, prescindendo dalla lingua
in cui il giornale è scritto. Il nuovo metodo di alimentazione
riduce il costo di mantenimento degli animali, e al tempo stesso – dice il dr. Dinius –
rappresenta un contributo alla soluzione del problema
dell’inquinamento delle città, a tale riguardo scienziati di tutto il mondo
meditano sulla possibilità di nutrire gli animali anche
con televisori, automobili e acciaierie.

Marzo 1971 da: “Organismo collettivo”

La nostra vita cresce

La nostra vita cresce come lo stupore e la paura
dimenticati per un attimo nell’amplesso amoroso,
la nostra vita cresce come la fila per il pane;
la nostra vita cresce come l’erba, come polvere e muschio
come ragnatela, come brina e coltura di muffa,
la nostra vita cresce implacabile come tosse e riso;
a prescindere da guerre, tregue, negoziati,
distensione, cortina di ferro, Lega delle Nazioni,
guerra fredda, variazioni di clima, ONU,
sfruttamento segreto e palese tirannia,
spocchia di nere limousine e di gelidi giudici,
accecamento della gente, cecità della natura,
corsa al popolamento e agli armamenti, rivaleggianti chimere,
servitori della bruttura, sudditi della nullità,
oggetti smarriti e sogni plastici,
giornali asfissianti e trapianti di cuore,
trattati segreti e palese menzogna,
dileggio delle nostre reliquie,
inquinamento dell’atmosfera e terremoto;

la nostra vita cresce irresistibile, nelle ceneri
e attraverso il sonno più profondo,
al di sopra di noi, intorno a noi e attraverso noi, che siamo
i suoi figli prodigio,
la nostra vita cresce come il celato aumento dei prezzi, la science fiction,
la palese inflazione e speculazione,
come la pressione sanguigna, lo specchio, la tirannia della finzione, la speranza,

la nostra vita cresce come il feto e come la fame,
la nostra vita cresce come la flora e la fauna
però la nostra vita non cresce come l’odio, la smania di rivincita
o la sete di vendetta
e anche quando non sa cosa vuole
la nostra vita vuole vivere

da uomo

Dicendo

Dicendo: – Come posso lottare
per i diritti umani,
se ho moglie e figlio? –
tu stesso li condanni a una pena,
la cui misura non conoscono

neppure i carnefici.

Cosa vai sognando

Poveretta, cosa vai sognando,
quale forza?
Son forse la sua prova le prigioni?
Nella più grande di esse non sfuggirai
al più piccolo pericolo.
Possono forse dartela la polizia e le forze armate?
Contro chi le manderai,
se non contro te stessa?

Anche

Le nuvole liberamente varcano i confini
e violano lo spazio aereo del paese vicino,
le onde marine scorrono
oltre i limiti delle acque territoriali,
la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo
non si può paragonare alle singole costituzioni,
le costituzioni sono meno pratiche
dei codici penali:

da quando negli stati,
ove solo sottoterra
si va senza passaporto,
si è decretata la tutela dell’ambiente naturale
anche il destino della natura

sembra essere pregiudicato

1972/75

Libri, quadri

Libri, quadri, una collana di ambra,
l’alloggio, se vivremo tanto,
la pupilla del cielo e una goccia di rugiada,
una conchiglia tigrata, il passaporto, la memoria,
una patria umana senza esercito e frontiere,
anelli nuziali, il divorzio, fotografie, manoscritti,
cinque litri di sangue (insieme: dieci), la fame,
la civetta di Minerva
tutto possiamo perdere,
tutto è possibile toglierci

tranne le indipendenti,
anonime parole,
anche se ci hanno solo attraversato,
tranne le parole, che benché
messe nel ghiaccio delle lingue morte
riusciranno un giorno a risuscitare

Non serve

Non serve cercare,
da soli si ritrovano, gli schiavi,
inclini a esercitare quel potere
che su di noi

può averlo soltanto l’amore
e una malattia mortale

1977

1 commento
  1. La poesia di risposta di Krynicki a al Signor Cogito di Herbert parte da una premessa: che la «lingua» che noi tutti usiamo, che il poeta usa «cresce nell’aperta ferita della bocca» e «si ciba di false verità». Ergo, ne consegue che ogni parola della «lingua» è attechita dal disordine della «falsa verità». Di qui l’impossibilità del poeta, la sua cattiva coscienza (la coscienza peccaminosa del primo Lukacs), il quale non può adoperare una «lingua» così inquinata. Tuttavia Krynicki parla con la «lingua» che non può più pronunciare che «false verità», questa «bestia», questa «ferita», questa «bandiera rossa» (con allusione alle false verità della rivoluzione comunista) «che ingoiamo e sputiamo col sangue», «questa cosa disumana, che cresce in noi e ci sormonta, questa bestia nutrita con la carne avvelenata del corpo» etc. etc. – La poesia procede per accumulo di immagini legate tra di loro dalla sottostante catena di affinità paradigmatica della lingua-bocca-ferita-falsa verità-bandiera rossa-menzogna etc. in un crescendo di timpani e ottoni davvero formidabile, fino al diapason finale. La poesia è un crescendo, va in crescendo e in intensificazione. Fino al finale: l’imputato «lingua» «che imparando il vero, veracemente mentisce», suona come una sentenza di condanna inappellabile contro la poesia e la lingua degli uomini.
    Krynicki vuole così rispondere alla filosofia stoica di Herbert (il quale ammoniva gli uomini ad andare avanti nonostante tutto e tutti, nonostante tutte le resistenze e i pericoli), con una filosofia ancora più radicale che non fa più riferimento alla posizione stoica dell’uomo singolo ma che prende la sua forza dalla debolezza della «lingua», dalla consapevolezza che la «lingua» non può pronunciare che «menzogna e false verità». Ma Krynicki non può che usare quella «lingua», veicolo di menzogna e di false verità perché non ha altra scelta. L’ultima scelta è obbligata.

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