Sei poesie di Kikuo Takano

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Kikuo Takano nasce a Niibo, nell’isola di Sado, nel 1927.Dopo la maturità si iscrive alla facoltà di Ingegneria civile di Utsonomiya. Poco dopo l’inizio dei corsi, la sconfitta del Giappone nella Seconda guerra mondiale e la devastazione della città colpiscono tanto il poeta da indurlo ad abbandonare gli studi. Consegue la laurea nel 1948. Nel 1950 fa parte del gruppo VOU del poeta Katsue Kitasono. Nel 1957 pubblica La trottola (Koma), nel 1961 L’ìesistenza (Sonzai), nel 1964 Tenebre come tenebre (Yami o yami to shite), nel 1995 Per incontrare (Deau tame). Muore il primo maggio del 2006. Paolo Lagazzi scrive: “Benché affascinato dalla libertà del distacco, il poeta sa che non è possibile evitare di desiderare le cose; benché assetato di luce (Naturalmente) egli non può non parlarci della parte d’ombra assegnata al suo cammino (Ombra),  e addirittura della bestia ostinata e affamata che dimora nel buio della sua anima”.

 

SULLA CIMA DEGLI ALBERI

Come gli alberi che chiedono
sulla cima la luce
e la negano alla radice,
perché vivo anch’io
cercando Dio con le parole
respingendolo nell’anima?

 

AMORE SIGNIFICA

Amore significa essere
distrutto fino in fondo.
Senza lasciare traccia
viene distrutto tutto quanto sia
vaso, ghiacciolo, ponte sospeso,
lampada
che ho dentro di me.

Ma non m’importa.
Continuerò ad amare
me stesso, miserabile oltre cui
non ho chi amare,
me solo,
come una crepa indicibile.

 

DEI GIORNI

Plasmato dal tuo scalpello invisibile
vado trasmutando la mia forma
forzato e raschiato, e infine
ridotto a poco, ormai quasi a nulla.
Ma quando potrò diventare,
da creatura strisciante, essere immobile,
come d’un tratto si muta
in crisalide il baco,
la crisalide in farfalla?
Quando mai potrò diventare,
da essere immobile, quello che sa volare
dritto al cuore del fiore?

Nella mia gola è già
migrato il lucherino –
e sta facendo,
sta facendo il suo nido.

 

CICALA

Per quanto abbia tanto frinito,
le formiche la trascinano ormai.

 

LA MIA PAROLA

La mia parola è
la spiga di grano tenuta
a rovescio in bocca:
più mi contorco
più scende giù in gola,
per colpa dell’arista,
senza un perché.

La mia parola è
la fiamma di candela
che indicando il cielo si propaga
verso il basso, pian piano,
rendendomi al nulla, severa.

 

NON SO

Cosa aspetto
non so
ma ad ogni mio risveglio
a poco a poco
mi trasformo
in un nido d’uccello.
Quale specie verrà?

Da quali lontananze
verrà l’uccello
non lo so immaginare.
Senza motivo,
chissà perché,
mi balza il cuore
per la gioia d’attendere.
Forse l’uccello invisibile
alla fine non verrà?

E’ mai esistito
l’uccello incorporeo?
eppure, certo
stringerò tra le braccia
quell’uovo
che dovrebbe appartenergli.

Kikuo Takano

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