Tre poesie di Raffaela Fazio da “Midbar”, Raffaelli Editore, nota di Claudio Damiani

midbarIn “Midbar” di Raffaela Fazio (Raffaelli Editore, 2019) c’è pensiero, ascolto. I versi brevi suoi usuali trovano qui una necessità semplice, naturale, sono “versetti”, circondati di silenzio. In quanto poesia di pensiero non è di facile lettura, c’è una inevitabile secchezza e aulicità, purtuttavia i versetti scorrono poeticamente, come acqua che fluisce secondo natura, e apporta salute.  Il tema della parola, del verbo che vivifica e crea, attraversa questo libro dall’inizio alla fine, e da lui scaturiscono altri temi, altri sensi. C’è compattezza non perché la Bibbia sia il sottotesto comune, ma perché c’è coesione, un solo corpo. I temi, le parole, i personaggi e gli eventi biblici non sono esterni, ma totalmente interiorizzati in Raffaela, sono dentro il suo corpo.

Claudio Damiani

 

Dabar

Ogni parola è un passo.
Cambia nel dirsi e nell’ascolto
come una distanza
raggiunta con il corpo
e superata.

Fonda flessuosa luce le cresce dentro
se in alto
o nella misura dell’appoggio
più spazio riesce a separare
l’immagine dal nome.

E il nome pronunciato
è già percorso.
Non c’è certezza di un inizio
sul cammino.
L’origine ci sfugge
come l’istante
in cui tutta la lingua si dispiega
e il bambino
di colpo sa parlare.

Ogni parola è un balbettare
forte dell’inciampo
con cui il suono
l’invera mano a mano.
Nasce dal deserto e non lo lascia:
mentre lo attraversa
ne spinge il confine più lontano.
E nel silenzio si vede
riflessa, incinta di echi
come il profeta
che muore
carico di futuro
sulla soglia
della terra promessa.

 

Babele

Cercammo un nome
per paura della morte
squadrammo la parola.
E la parola-argilla
scordò che era terra
reclamò l’altezza di una torre
divenne più preziosa della vita.
Per lei
rinunciammo al tempo del riposo
alla carezza, allo spazio
che differenzia il senso.
Finché
fu il mondo un’evidenza
senza volto
– rumore
di fondo
che nessuno ascolta.

Ma nella dispersione
capimmo
che il nome dura solo
se dalla voce affiora
l’uomo.

 

Pe-sach

Passa la morte
oltre il rosso
degli stipiti

lungo i fianchi fasciati
l’ignoto

passa un soffio tra i giunchi
del mare
bifronte

la memoria sulle dune
che modella

passa l’arca
con stanghe mai tolte
sempre pronta

e di bocca in bocca
la domanda che incalza

rinnova il racconto
la vita oltre la morte

passa l’ala
tra il lutto e la salvezza
sulla porta.

Raffaela Fazio

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