Rileggendo alcune poesie di Marcel Proust, di Maria Grazia Ferraris

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Marcel Proust, Parigi, 10 luglio 1871 – Parigi, 18 novembre 1922

A Parigi nel maggio 2019, da Sotheby’s, è andata all’asta la collezione di Marie-Claude Mante, bisnipote di Marcel Proust, che getta nuova luce sulle opere e la vita dello scrittore francese. Della collezione fanno parte anche lettere personali, inviate ad amici e amanti. Ad esempio le dieci scritte da Proust al suo primo grande amore, Reynaldo Hahn, compositore famoso nei salotti parigini del tempo. ( “Voglio che tu sia qui tutto il tempo – si legge in una lettera autografa ad Hahn datata marzo 1896 – ma come un Dio sotto mentite spoglie, che nessun mortale può riconoscere”), insieme a manoscritti e altre pagine dell’autore della Recherche. E questo avvenimento ha fatto rinascere l’interesse per la scrittura di Proust prima che divenisse l’immortale autore de La ricerca del tempo perduto, l’opera per cui è universalmente conosciuto. Poco altro si conosce infatti, presso il grande pubblico, di lui scrittore, e del resto, a chi lo legge davvero sembra enorme già la sua impegnativa opera principe (circa 2400 pagine, 7 volumi) anche se certamente è un Autore che ha lasciato e lascia il segno indelebile nel lettore. A mala pena si sa che ha anche scritto Les Plaisirs et les Jours, una raccolta di poesie (otto) e prose pubblicata nel 1896 presso Calmann-Lévy, con introduzione di Anatole France. Ogni parte del libro può essere letta come a sé stante, ma la lettura completa rende coerente e unitario il mondo dei salotti di Parigi che Proust frequentava abitualmente, quasi si trattasse di un’anticipazione del suo romanzo monumentale. Si trovano anche, negli scritti del giovanissimo scrittore, ora presentati in un volume, i Racconti, editi da Edizioni Clichy (Firenze) nella collana Père Lachaise. È un importante benemerito lavoro di traduzione dal francese.
I sei Racconti sono una anticipazione del capolavoro di Proust, ma hanno valore per sé, come La morte di Baldassare Silvane, il racconto più tolstojano. Il giovane Proust, infatti, era stato un buon lettore dello scrittore russo che in quegli anni andava di moda a Parigi. Tra gli altri racconti: Violante o la mondanità, un apologo sulla vanità delle cose del mondo, lineare, e dalla movenze fiabesche (una fiaba decadente, malinconica, un po’ wildiana). Ed inoltre: Malinconica villeggiatura di Madame de Breyves, che esprime la gioia paradossale del dolore, irrazionale, e primigenia, del desiderio non esaudito, e L’indifferente, tema ripreso nella Recherche, la cristallizzazione impotente dell’amore non corrisposto, La confessione di una ragazza, un testo molto maturo, per la scelta del punto di vista e dei temi che vi si trovano intrecciati: eros, colpa, vizio, madre, morte, confessione… Forse è il racconto in cui più si ritrova il Proust condizionato dalle ossessioni e dai tormenti della sua vita. La fine della gelosia è un tema principe, un tema ben padroneggiato in Proust, si trasforma dall’iniziale leggerezza di un amore tenero e giocoso in dramma della gelosia, come la psicologia della protagonista, fiduciosa e lineare, si complica in modo strano e affascinante.
La Recherche resta certo l’opera insostituibile, ma i racconti giovanili sono un’occasione per iniziare a leggere Proust. Nei Racconti Proust racconta la sua brama di vita e le feste, e si dà coraggiosamente ai suoi futuri lettori. Accanto a queste opere, a lungo inedite, il romanzo giovanile Jean Santeuil, il più autobiografico, che nondimeno ci offre anche un quadro della Francia politica del tempo, (la Francia dell’affaire Dreyfus, scossa dallo scandalo di Panama, con un romanzo nel romanzo-Lo scandalo Marie- ) tema che sarà del tutto assente nell’opera successiva e nondimeno vasta prova anticipatoria della Recherche. Ma esiste anche un poco conosciuto Proust poeta. Franco Fortini ne ha tradotto già le poesie nel 1983, per Einaudi. Proust scrisse versi da studente, intorno ai vent’anni, e ne lesse alcune nei salotti che frequentava, per puro svago, consapevole nondimeno che l’unico vero mondo che frequenta è solo quello della sua mente. Certamente il Proust poetico è un Proust minore; non tanto per la qualità di alcuni dei componimenti, ma per il ruolo volutamente più dimesso che l’autore stesso attribuisce a questa sua arte, facendo emergere piuttosto humour, ironia e gusto introspettivo, motivi contingenti, occasionali rispetto alla prosa principe. Ci propone poesie intimiste (“le intermittenze del cuore”, il recupero memoriale dei sensi, il titolo futuro di una delle sezioni de La ricerca del tempo perduto), come quella di apertura, Guardo spesso il cielo della memoria, il tema d’amore, una serie di ritratti di pittori e musicisti come per Van Dych, Mozart e Chopin, ritratti di amici, come per Madeleine Lemaire, la pittrice famosa per i suoi quadri floreali, Reynaldo Hahn, compositore che diresse il festival Mozart e direttore della filarmonica di Vienna, e inoltre pastiches, mélanges, atmosfere del suo tempo… Proust poeta d’amore è un tema piuttosto difficile da illustrare per un lettore della Recherche, che si è abituato allo stile, alle descrizioni, alla logica, alla profondità emotiva del suo autore, per molti aspetti contrarie alla stessa idea estetica che si attaglia al genere poetico. Eppure di tali poesie se ne possono ritrovare più d’una. Una è dedicata a Reynaldo Hahn. (Lasciate piangere il mio cuore…). È una poesia importante, una poesia dedicata al suo primo grande amore. La storia rimase nascosta, non poteva essere di pubblico dominio negli ultimi anni dell’Ottocento. Entrambi erano personaggi di spicco del mondo della cultura. E quelli erano i tempi in cui Oscar Wilde veniva condannato per la sua omosessualità in Gran Bretagna. Solo chi era loro vicino nei circoli intellettuali sapeva della relazione.

Maria Grazia Ferraris

 

Lasciate piangere il mio cuore tra le vostre mani refrattarie

Lasciate piangere il mio cuore tra le vostre mani refrattarie,
il cielo scolorito fa appassire lentamente
il fiore dei vostri occhi chiari che quietamente
abbassa sul mio cuore le sue corolle affascinate.

Che le vostre ginocchia mi siano pacifico giaciglio,
vestito dei vostri sguardi avrò caldo per la notte
e, sorvegliante magico, il vostro afflato terrà lontano
tutto ciò che insudicia e ciò che schernisce e ciò che nuoce.

Il porto e i campi sono neri; dopo il giorno beffardo
la consolante notte viene intrisa di lacrime
e permeando di dolcezza la nebbia dispersa
i fuochi del desiderio di te si accendono nel mio cuore

 

Può essere che io dimentichi, Signora

Può essere che io dimentichi, Signora,
il vostro divino profilo di uccello
e che io stronchi la mia follia
come si salta in un cerchio
ma i vostri occhi al soffitto della mia testa
brilleranno come lampadari chiari.

 

Se la nobiltà azzurra dei vostri occhi

Dunque se lo volete, senza essere troppo loquace
farò la suddetta dedica.

Se il nobile azzurro dei vostri occhi l’ordinò,
signora, i vostri occhi squisiti di Madonna
così blu che si direbbero – dovette fare arrabbiare più di una –
due petali di iris o due raggi di luna,
o due farfalle blu prese nelle maglie delle ciglia
e ancora palpitanti nelle loro reti sottili,
ubbidisco ai vostri occhi delicatamente pallidi
così come un riflesso di pervinca o come opali
e di cui – simile a questi pezzi di cielo nell’acqua
contornati dall’ombra del tiglio o della betulla
che trema a lungo se sopraggiunge lo zefiro –
il tremante azzurro muove in un sorriso!

 

Lunedì all’una

L’insensibilità della natura intera
sembra così colmare il vuoto dei nostri cuori.
E’ un gioco deludente della cieca materia
nell’opale e nel cielo e negli occhi dove l’amore,
vincente e successivamente ferito, sembrava sognare.
La forma dei cristalli, il pigmento delle pupille
e lo spessore dell’aria tradiscono uno dopo l’altro,
provando ad ingannare i nostri dolori eterni
attraverso la natura, e la donna, e gli occhi;
e la tenerezza del blu pallido
è una menzogna nell’opale
e nel cielo e nei vostri occhi.

 

Guardo spesso il cielo della memoria

Scancella tutto, il tempo, come le onde fanno
con le imprese infantili sulla sabbia eguagliata.
Queste parole così esatte ed incerte,dove ognuno
ebbe a sentire, un tempo, l’infinito, noi le dimenticheremo.

Tutto scancella il tempo, ma gli occhi non li spegne,
siano essi di opale, d’astro o d’acquamarina;
come sul cielo o sui cristalli di orafo, belli
e ardenti per noi di un fuoco triste o gaio.

Queste gioie rapite al loro vivo scrigno,
mi passeranno il cuore, come quando, acri lampi
di pietra nel suggello della palpebra,
brillavano di luce preziosa e delusiva.

Altri soavi fuochi che ancora Prometeo invola,
– amorosa scintilla che ardeva in quegli sguardi-
Caro tormento nostro, noi li abbiamo rapiti,
troppo limpide luci, troppo rari gioielli.

Pupille inestinguibili degli sguardi che ho amati,
costellate per sempre il cielo della memoria.
Sognanti come i morti, lucenti come aureole,
ne splenderà il mio cuore come notte di maggio.

Come bruma l’oblio scancella i volti,
i gesti che furono adorati nel divino ,
da cui venne follia, da cui venne saggezza,
incanti per gli errori, simboli per la fede.

Tutto scancella il tempo: la sera intima è nostra,
al suo vergine collo di neve le mie mani,
i suoi sguardi ai miei nervi,come un arpeggio,
blandi, sui noi la primavera agitando i suoi incensi.

Altri, eppure occhi di una ilare donna,
erano ampi e neri come la sofferenza.
spavento delle notti, mistero delle sere,
l’anima sua era tutta fra quelle ciglia magiche.

E il cuore suo era vano come un ilare sguardo.
Altri, cangiante mare e dolce,
ci portavano verso l’anima nascosta in fondo agli occhi
come in sere marine cui ci incalza l’ignoto.

Sulle tue chiare onde abbiamo navigato, mare degli occhi
Il desiderio gonfiava le nostre vele tanto lacere.
Si partiva, dimentichi delle antiche tempeste,
lungo gli sguardi alla scoperta delle anime.

Tanti sguardi diversi, anime tanto simili,
vecchi schiavi degli occhi siamo troppo delusi.
Avremmo dovuto rimanere a dormire sotto la pegola.
Ma saresti partito anche se avessi saputo tutto.

Per avere sul cuore quegli occhi pieni di promesse,
come un mare serale e pensoso del sole,
gesta inutili avete compiute
per approdare al paese sognato, che, vermiglio,

gemeva di estasi al di là delle vere acque,
sotto l’arca santa di una nube che credevamo profetica.
Ma è dolce avere, per un sogno, queste piaghe,
e quel vostro ricordo splende come una festa.

 

Anton Van Dick

Fierezza dolce dei cuori, nobile grazia delle cose scintillanti,
gli occhi, nei velluti, nei boschi;
bello eletto linguaggio di portamenti e pose,
orgoglio ereditario delle donne e dei re!

Tu trionfi, Van Dick, principe dai gesti calmi,
in tutte le belle creature che presto moriranno,
in ogni bella mano che ancora sappia aprirsi;
non se ne rende conto, che importa ti tende le palme!

Sosta dei cavalieri sotto i pini, presso acque com’essi calme,
com’essi ormai prossime al pianto; figli regali già grandiosi e gravi,
indumenti umilianti, cappelli di alte piume e gioielli ove piange,
onda che varca il fuoco, l’amarezza dei pianti che colmano le anime,
troppo altere per lasciare che salgano agli occhi. E tu soprattutto,
delicato viandante, in camicia celeste, una mano sul fianco,
nell’altra un frutto, spiccato dal ramo con le sue foglie.
Penso senza comprendere quel gesto, ai tuoi occhi.
In piedi ma in riposo in quel ricetto oscuro, duca di Richmond,
o savio giovane- o squisito demente?-
sempre ritorno a te. Lo zaffiro che porti al collo arde
di dolce fuoco come il tuo sguardo calmo.

 

Chopin

Chopin, mare di lacrime, di sospiri e singhiozzi
che una nube di farfalle traversa senza posarsi,
giuoco sulla tristezza o danza sulle onde.
Che tu sogni, ami, soffra, grida, calmi, incanti
o consoli vuoi sempre che fra ogni dolore scorra
la dolce vertigine di oblio del tuo capriccio,
come di fiore in fiore volano le farfalle.
Allora la gioia è complice delle tue pene.
Arde il vortice e accresce la sete delle lacrime.
Dolce compagno pallido della luna e delle acque,
principe di sconforto, gran signore tradito,
più bello di pallore, tu anche più ti esalti nel sole
che inonda la tua stanza da malato, che piange
se gli sorride e patisce di vederlo…
sorriso del rimpianto, lacrime della speranza!

(Chopin, mer de soupirs, de larmes, de sanglots
Qu’n vol de papillons sans se poser traverse
Jouant sur la tristesse ou dansant sur les flots.
Rêve, aime, souffre, crie, apaise, charme ou berce,
Toujours tu fais courir entre chaque douleur
L’oubli vertigineux et doux de ton caprice
Comme les papillons volent de fleur en fleur;
De ton chagrin alors ta joie est la complice:
L’ardeur du tourbillon accroît la soif des pleurs.
De la lune et des eaux pâle et doux camarade,
Prince du désespoir ou grand seigneur trahi,
Tu t’exalte encore, plus beau d’être pâli,
Du soleil inondant la chambre de malade
Qui pleure à lui sourire et souffre de le voir…
Sourire du regret et larmes de l’Espoir!)

Marcel Proust

 

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